Dal Say on pay al Say on climate per la lotta al climate change

Dopo l’introduzione del Say on pay, l’attenzione degli azionisti è ora spostata in ambito di sostenibilità ambientale. Ecco l’iniziativa del Say on climate

WW Snippets test

Dal Say on pay al Say on climate: la corporate governance si tinge sempre più di verde. Così le leggi del “Dichiara lo stipendio”, volte ad aumentare la trasparenza sulle retribuzioni e sui benefit dei manager di società pubbliche e private, potrebbero rendere più cristallino anche l’impegno delle aziende riguardo gli impegni e gli obiettivi prefissati in ambito di sostenibilità ambientale. Jeannette Andrews, Senior global Esg manager di Legal and General Investment Management, racconta l’esperienza del gestore britannico sul tema in occasione della pubblicazione del resoconto annuale 2021 sull’attività di LGIM in materia di cambiamento climatico LGIM’s climate impact pledge: the 2021 results.

Say on pay: cos’è e come funziona

È stato il Regno Unito il primo paese a livello mondiale a introdurre la pratica del Say on pay nel 2002. L’obiettivo era fornire agli azionisti delle società la possibilità di votare riguardo le pratiche di remunerazione del management, in un contesto in cui le legislazioni vigenti lasciavano alla disclosure la responsabilità di chiudere il divario tra la performance di un’azienda e la retribuzione del team di direzione (tuttavia dimostratasi insufficiente per assolvere tale compito). Per i primi anni, il voto degli azionisti non venne considerato come vincolante per le aziende, ma ebbe puramente una funzione consultiva. Dal 2013 in poi, invece, una seconda fase nell’introduzione della regolamentazione introdusse per le società un voto vincolante da parte degli azionisti (sebbene questi ultimi non possano ancora determinare l’ammontare specifico delle retribuzioni, ma solamente declinare le iniziative a loro proposte). L’esempio del Regno Unito è stato presto seguito anche da altri paesi. Negli Stati Uniti, l’adozione del Say on pay risale al 2007. In Italia, invece, questa è avvenuta nel 2012 con l’introduzione dell’obbligo per le società quotate di pubblicare e sottoporre in assemblea, con cadenza annuale, un report dedicato alla remunerazione di amministratori e key manager secondo quanto descritto nel Testo unico finanza (Tuf).

Dal Say on pay al Say on climate: l’esempio di LGIM

Archiviata la trasparenza sulla remunerazione, l’attenzione degli investitori e degli azionisti si è oggi spostata sulla sostenibilità. Secondo l’iniziativa britannica Say on climate, “il voto degli shareholder sulle tematiche ambientali promosse dalle aziende è un tema cruciale nell’azione contro il cambiamento climatico, dato che le società sono responsabili di almeno il 35% delle emissioni globali di gas serra”. Ora, anche il mondo della gestione del risparmio urge il management delle aziende a prendere in seria considerazione questa pratica. “Nel 2020 abbiamo proposto alle società nei nostri portafogli di adottare la politica del Say on climate, in quanto riteniamo che il cambiamento climatico sia un rischio finanziario fisico per gli investitori” spiega Andrews. “Questo al fine di permettere agli shareholder di dire la propria riguardo ai piani di transizione climatica proposti dal management. Inoltre, supportiamo la richiesta più generale da parte degli investitori riguardo ai piani di azzeramento delle emissioni, ad esempio con un framework di disclosure sull’allineamento net-zero. Nella stagione 2021 delle riunioni generali degli azionisti, come LGIM abbiamo votato contro alcune proposte d’alto profilo a causa di alcuni dubbi sul fatto che i piani di transizione proposti non fossero sufficientemente solidi o credibilmente allineati con il net-zero. Come società, anche LGIM si è impegnata ad azzerare la propria impronta di carbonio entro il 2050 da tutti gli asset in gestione” conclude Andrews. “Per il prossimo anno, aumenteremo le pressioni per quelle società che mancheranno di sottoporre al voto degli azionisti piani di transizione climatica credibili e sufficientemente ambiziosi. Questa azione sottolineerà gli sforzi della Climate Action 100+, una iniziativa promossa dagli investitori che mira a far agire contro il cambiamento climatico le aziende che producono le quote più ingenti di emissioni”.

di Giulia Bacelle

WW Snippets test

Laureata in Economia e Gestione dei beni culturali e dello spettacolo presso l’Università Cattolica di Milano. Per We Wealth scrive di finanza, arte e beni da collezione, e gestisce progetti ed eventi in questi settori

Domande frequenti su Dal Say on pay al Say on climate per la lotta al climate change

Cos'è il 'Say on pay' e quale era il suo obiettivo principale?

Il 'Say on pay' è una normativa che mira ad aumentare la trasparenza sulle retribuzioni e sui benefit dei manager di società pubbliche e private. Il suo scopo principale è dare agli azionisti una maggiore voce in capitolo sulle decisioni relative alla remunerazione del top management.

Come il 'Say on pay' può essere esteso per affrontare il climate change?

L'articolo suggerisce che le leggi del 'Say on pay', originariamente focalizzate sulle retribuzioni, potrebbero essere adattate per rendere più trasparente l'impegno delle aziende verso obiettivi di sostenibilità ambientale. Questo permetterebbe di valutare meglio le performance aziendali in ambito climate change.

Qual è l'esempio citato nell'articolo per illustrare il passaggio dal 'Say on pay' al 'Say on climate'?

L'esempio menzionato è quello di Legal and General Investment Management (LGIM), attraverso la voce di Jeannette Andrews, Senior global Esg manager. LGIM sembra essere un attore chiave nell'evoluzione verso una corporate governance più orientata alla sostenibilità ambientale.

Quale aspetto della corporate governance viene influenzato dall'evoluzione verso il 'Say on climate'?

L'evoluzione verso il 'Say on climate' sta tingendo la corporate governance di 'verde', indicando un crescente focus sull'integrazione di considerazioni ambientali nelle decisioni strategiche e di governance aziendale. Questo implica una maggiore attenzione agli impegni e agli obiettivi di sostenibilità.

Quali sono i benefici attesi dall'applicazione del 'Say on climate' per gli investitori?

L'applicazione del 'Say on climate' promette di rendere più cristallino l'impegno delle aziende riguardo gli obiettivi di sostenibilità ambientale. Per gli investitori, ciò si traduce in una maggiore capacità di valutare il rischio e l'opportunità legati al cambiamento climatico nelle loro decisioni di investimento.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

Fai rendere di più la tua liquidità e il tuo patrimonio. Un’opportunità unica e utile ti aspetta gratuitamente.

Compila il form ed entra in contatto gratuitamente e senza impegno con l’advisor giusto per te grazie a YourAdvisor.

Articoli più letti

Ultime pubblicazioni

Magazine
Magazine N. 67 – aprile 2024
Magazine 66 – marzo 2024
Guide
Design

Collezionare la nuova arte fra due millenni

INVESTIRE IN BOND CON GLI ETF

I bond sono tornati: per anni la generazione di income e la diversificazione del rischio erano state erose dal prolungat...

Dossier, Outlook e Speciali
Più dati (e tech) al servizio del wealth
Il Trust in Italia