La Cina delude, investitori alla ricerca di un equilibrio

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Negli ultimi mesi le percezioni sulle prospettive della Cina si sono raffreddate di pari passo con alcuni dati deludenti. Secondo PGIM Fixed Income la ripresa continuerà grazie a più stimoli ai consumi, ma gli investitori non devono cadere in facili entusiasmi

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All’inizio dell’anno, quando la Cina ha revocato le restrizioni per il Covid-19, un’ondata di ottimismo si era diffusa tra gli investitori. In effetti il Dragone ha registrato nel primo trimestre di crescita economica superiore alle attese (+4,5% il prodotto interno lordo annuo e +2,2% sul trimestre precedente), ma l’euforia è stata di breve durata. “Lo slancio di riapertura – trainato da un rimbalzo del settore dei servizi – non sarà sufficiente da solo a raggiungere l’obiettivo di crescita del 5% fissato dal nuovo governo”, spiega Gerwin Bell, Lead Economist di PGIM Fixed Income.

I primi dati relativi al secondo trimestre hanno contribuito a raffreddare gli entusiasmi. Dopo i dati deludenti di aprile, a maggio la produzione industriale è cresciuta del 3,5% rispetto all’anno passato, un dato ben lontano dal 5,6% raggiunto ad aprile e leggermente al di sotto dell’aumento del 3,6% previsto dagli analisti. La debolezza della domanda è chiara anche dalle vendite: ad aprile queste avevano raggiunto un +18,4% su base annua, a maggio sono arretrate al 12,7%, ben un punto in meno rispetto alle aspettative. Questo può essere ricondotto al fatto che i lavoratori cinesi non hanno accumulato risparmi in eccesso durante gli anni della pandemia, quindi il Dragone non ha assistito all’esplosione della domanda repressa come invece è successo in altri paesi.

In secondo luogo, l’immobiliare cinese sta andando controcorrente. A livello globale i prezzi per gli immobili sono saliti alle stelle, mentre in Cina continuano a calare, se si guarda alla compravendita di case in costruzione è chiaro che il settore si trova in un momento di forte contrazione. “Questi dati aumentano i timori che la politica cinese delle “tre linee rosse” sia stata troppo restrittiva e abbia danneggiato in modo permanente la fiducia delle famiglie nell’immobiliare in quanto bene sicuro”, rimarca Bell. Si tratta di una situazione che non lascia tranquilli gli investitori, anche considerando che il 28% del Pil del Dragone dipende proprio dal settore immobiliare.

Anche il mercato del lavoro inizia a preoccupare il nuovo governo: la disoccupazione giovanile ha raggiunto il massimo storico, balzando al 20,8% a maggio, mentre nel suo complesso rimane invariata rispetto ad aprile, attestandosi al 5,2%.

Il Dragone non è disposto a fermarsi

Se è vero che la crescita della Cina sta deludendo le aspettative, questo non significa che non continui a crescere. PGIM Fixed Income mantiene la previsione di crescita al 5,7% per l’anno in corso, grazie alla convinzione che il Dragone invertirà la rotta e adotterà una politica fiscale molto più stimolante. Infatti, se fino ad aprile le autorità hanno tenuto il pilota automatico a maggio si è optato per un cambio di marcia: la banca centrale cinese ha tagliato i tassi a medio termine a 1 anno di 10 punti base, portandoli al 2,65%. Si tratta della prima riduzione dall’agosto 2022 e sono già in programma alcuni stimoli ai consumi, come quelli per la vendita di automobili. E se questo non bastasse, le autorità sono nella posizione per varare misure ben più ampie.

Serve equilibrio

Al momento gli investitori sembrano sconfortati guardando alla Cina. Gli stimoli statali dovrebbero aumentare i prezzi degli asset, ma questo non deve portare a facili euforie. Gli esperti di PGIM Fixed Income spiegano che la chiave sta nell’equilibrio. “Nella migliore delle ipotesi, lo stimolo che ci aspettiamo sarà un altro gradino della scala che porta a carichi di debito ancora più elevati e all’assunzione di responsabilità più esplicite da parte del governo centrale”.

Per risolvere i problemi a lungo termine (scarsa produttività, debito alto e invecchiamento della popolazione) sono necessarie profonde riforme e la scarsa crescita degli ultimi mesi potrebbe spingere in questa direzione.

Immaginare un nuovo superciclo che trainerà la Cina del breve termine è irrealistico, anzi per quest’anno sembra che saranno i Paesi Asean a trascinare il Dragone e non viceversa.

Tuttavia, conclude Bell, gli investitori devono tenere gli occhi aperti e rimanere flessibili per trarre profitto da eventuali movimenti.

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di Matilde Sperlinga

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Laureata in Scienze Politiche e Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, in We Wealth si occupa di mercati, con un focus su geopolitica e venture capital

Domande frequenti su La Cina delude, investitori alla ricerca di un equilibrio

Qual è stata la reazione iniziale degli investitori alla revoca delle restrizioni Covid-19 in Cina?

All'inizio dell'anno, la revoca delle restrizioni Covid-19 in Cina ha generato un'ondata di ottimismo tra gli investitori, che si aspettavano una forte ripresa economica.

Quali sono stati i risultati economici della Cina nel primo trimestre dopo la revoca delle restrizioni?

Nel primo trimestre, la Cina ha registrato una crescita economica superiore alle attese, con un aumento del prodotto interno lordo annuo del 4,5% e del 2,2% rispetto al trimestre precedente.

Perché l'euforia iniziale degli investitori è stata di breve durata?

L'euforia è stata di breve durata perché si è capito che lo slancio di riapertura, trainato principalmente dal settore dei servizi, potrebbe non essere sufficiente a raggiungere l'obiettivo di crescita prefissato.

Quale settore ha trainato principalmente la ripresa economica iniziale in Cina?

Il settore dei servizi è stato il principale motore del rimbalzo economico iniziale in Cina dopo la revoca delle restrizioni Covid-19.

Qual è il messaggio principale dell'articolo per gli investitori?

L'articolo suggerisce che gli investitori dovrebbero cercare un 'equilibrio' nelle loro strategie, dato che la ripresa economica cinese potrebbe non essere così forte come inizialmente previsto.

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