Che fine ha fatto il Green New Deal americano?

Richiamando gli sforzi di Roosevelt per fronteggiare la Grande depressione, il Green new deal americano si propone di rispondere al cambiamento climatico: riuscirà ad agire in tempo?

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Il Green new deal americano sembra essere sempre più distante, rendendo quella al climate change una vera e propria corsa contro il tempo. Al di là degli sforzi economici che la prima economia mondiale potrà mettere in campo, è tuttavia “addirittura improbabile che queste iniziative saranno sufficienti per agire in tempo contro i cambiamenti climatici”, afferma Tim Drayson, Head of economics di Legal and General Investment Managers. La palla passerà quindi “ai privati, che dovranno portare avanti il grosso delle operazioni”.

Il Green new deal, in breve

Nel gennaio 2007, il premio Pulitzer Thomas Friedman coniava il termine “Green new deal”. Dopo quello che era stato l’anno più caldo di sempre fino a quel momento negli Stati Uniti, per l’editorialista un fatto era chiaro: non esisteva una soluzione semplice al cambiamento climatico così come auspicato dai politici. La transizione a un’economia sostenibile avrebbe mobilitato ingenti somme di denaro, oltre che l’impegno di molte persone. Una sorta di New deal “verde”, che avrebbe richiamato gli sforzi compiuti nel 1929 dall’allora presidente Franklin Delano Roosevelt per fronteggiare una crisi non seconda a quella oggi causata dalla pandemia.
Da quel momento, il termine entrò nel linguaggio corrente e diversi furono i politici susseguitisi nel corso degli anni che lo “scomodarono” per rispondere all’emergenza climatica. Fino al 2019, quando la Rep. Alexandria Ocasio-Cortez e il Sen. Edward Markey introdussero al Senato americano una risoluzione non vincolante di 14 pagine con l’obiettivo di creare un vero e proprio Green new deal federale. Una richiesta non accolta dall’amministrazione di allora, e proposta successivamente in maniera estensiva nella campagna elettorale del Sen. Bernie Sanders, tuttavia sconfitto alle primarie del partito democratico.

Dal piano sulle infrastrutture in poi

Ma a più di un anno dalle elezioni, che fine ha fatto il Green new deal? In parte, l’attenzione al cambiamento climatico è stato uno dei fattori a contribuire alla vittoria dell’attuale presidente degli Stati Uniti Joe Biden. Da allora, due gli eventi centrali in tal senso. Il primo, l’annuncio a marzo 2021 rispetto all’impegno degli Usa nel diminuire le emissioni di gas serra del 50-52% rispetto ai livelli del 2005 entro il 2030, un obiettivo raggiungibile attraverso un riposizionamento dell’industria americana (e dei suoi lavoratori) per affrontare la crisi climatica.
Il secondo, il piano sulle infrastrutture da 550 miliardi di dollari, varato a inizio agosto grazie a un consenso bipartisan, che “contiene alcuni elementi di sostenibilità”, spiega Drayson. Tra gli altri punti, ad esempio, “l’adozione di tecnologie a basse emissioni di anidride carbonica per i nuovi porti e aeroporti. Inoltre, altri 15 miliardi di dollari dovrebbero essere spesi in autobus elettrici e in una rete di veicoli diffusi su tutto il territorio nazionale. Infine, ci sono piani per diffondere l’uso di energie rinnovabili come parte di una spesa di 60 miliardi nella ricostruzione della rete elettrica, mentre altri 21 miliardi saranno usati per ripulire miniere e siti dismessi”.
Resta ora in attesa la seconda tranche del pacchetto di aiuti in seguito al piano sulle infrastrutture, “costituita da una spesa che potrà arrivare a 3,5 mila miliardi di dollari, di cui 1,75 finanziati da debiti a 10 anni, che richiederà il consenso unanime di tutti i senatori democratici per essere approvata. Questa spesa ancora da definire andrà probabilmente a finanziare stimoli fiscali sostenibili, ma ciò che ne risulterà sarà comunque molto lontano da quel “Green New Deal” promosso da Bernie Sanders durante la campagna elettorale”, continua Drayson.
“Queste nuove proposte andranno probabilmente a scontrarsi con la necessità del Congresso di accrescere il limite massimo dell’indebitamento e di approvare la spesa governativa regolare, dato che gli USA si stanno dirigendo verso uno scontro politico che potrebbe verificarsi alla fine di settembre”. Il tutto mentre lo stato dell’Illinois vara il primo piano sull’energia verde: un mini-New green deal, come è stato ribattezzato, che investirà nelle energie rinnovabili e nel trasporto elettrico, ponendosi inoltre l’obiettivo di compiere passi in avanti riguardo ai diritti dei lavoratori in questi settori.

di Giulia Bacelle

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Laureata in Economia e Gestione dei beni culturali e dello spettacolo presso l’Università Cattolica di Milano. Per We Wealth scrive di finanza, arte e beni da collezione, e gestisce progetti ed eventi in questi settori

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