Dalle ultime minute sulla scorsa riunione Fed emerge che il board si era diviso sulla guidance di Jackson Powell. Emerge poi dagli stessi documenti una forte attenzione agli stimoli fiscali federali, a pena di compromettere il ritmo della ripresa. Ma qualcuno alla Casa Bianca non ne vuole sapere
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I verbali dell’ultima riunione Fed (15-16 settembre 2020) rivelano alcuni mal di pancia in seno al board della banca centrale più importante del mondo, probabilmente più forti del finale 8-2. Materia del contendere, il pacchetto di stimoli da convogliare nell’economia, e in particolare l’acquisto dei titoli del Tesoro e ipotecari. Il motivo è che lo scenario stimato è migliore di quanto previsto in precedenza. I funzionari si aspettano infatti un rimbalzo economico leggermente più forte nel 2020 e un calo del tasso di disoccupazione più veloce rispetto alle stime di giugno.
Tuttavia, “se il futuro sostegno fiscale fosse sensibilmente inferiore” o fosse troppo tardo nell’arrivare, “il ritmo della ripresa potrebbe essere più lento”, si legge nei verbali. Il presidente Donald Trump ha però già fatto sapere (martedì 6/10) che sospenderà i negoziati con i democratici sugli aiuti economici fino a dopo le elezioni (3/11/2020).
La riunione di metà settembre è stata la prima dopo la svolta di Jackson Hole. Jerome Powell aveva invitato a fornire una guidance più esplicita sui tassi.
Prima che la Fed alzi i tassi, tre condizioni dovranno essere soddisfatte. Innanzitutto, le condizioni del mercato del lavoro devono essere compatibili con i livelli di massima occupazione. Poi, l’inflazione deve raggiungere il 2%. Infine, dovranno esserci segnali che l’inflazione continui a essere moderatamente superiore al 2%. Due componenti del consiglio direttivo Fed hanno dissentito con questo piano, risulta dalle minute.
Il presidente della Fed di Dallas Robert Kaplan avrebbe dato la preferenza una guidance meno forte, mentre il presidente della Fed di Minneapolis Neel Kashkari al contrario avrebbe preferito una descrizione più stringente delle condizioni di rialzo dei tassi. Kaplan in particolare nella discussione pre-meeting di settembre avrebbe dichiarato che “con i tassi di interesse a più lungo termine già molto bassi, non sembra esserci bisogno di una guidance più forte per esercitare ulteriore pressione al ribasso sui rendimenti”.
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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione
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