Paperoni: niente isole per questa pandemia

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Le isole sono diventata le mete preferite dei paperoni nei primi mesi della pandemia. Il problema è che veramente in pochi sono riusciti a concretizzare l’acquisto

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Uno degli ostacoli sono stati i vari blocchi sanitari. Molte isole hanno chiuso le frontiere fino a dicembre 2020

Altre hanno imposto la quarantena di 14/15 giorni

Isole anti Covid, un miraggio. Durante la prima ondata di pandemia molti miliardari hanno iniziato a guardare al di fuori del proprio stato per mettersi in salvo. E dunque hanno iniziato a richiedere isole ai propri consulenti. Le richieste sono state molte. Il problema è che si sono concretizzate poche vendite. Ma come mai?
In primis, secondo diversi consulenti immobiliari sentiti dal NYTimes, l’affitto non basta più. Prima infatti diverse famiglie andavano a trascorrere diversi mesi su un’isola in affitto, senza averla tutta per se. Adesso però con la pandemia, una seconda ondata alle porte e l’incertezza di quando arriverà un vaccino, i miliardari puntano più sull’acquisto, in modo da restare il tempo necessario isolati e lontano da tutti. Il problema è che non è così facile.

Secondo gli esperti del settore il tutto è nato troppo in fretta e senza il tempo necessario. Se prima del virus si decideva di comprarsi un’isola per togliersi uno sfizio o per passare in pace gli anni della pensione (e dunque non c’era fretta, si faceva tutto per tempo e con calma) da marzo 2020 in poi le società di vendita sono state sommerse da richieste irrealizzabili. Molti infatti chiedevano in tempo zero la realizzazione di una casa, abitabile, indipendente per l’acqua potabile e con i pannelli solari e lontana da zone critiche a livello geopolitico. Il problema, come hanno sottolineato molti operatori dell’ambiente, è che non è facile attrezzare un’isola disabitata con tutti i confort richiesti. Ci vuole tempo. Costruire rapidamente su un’isola per renderla autosufficiente è veramente difficile. Inoltre per il tutto i tempi sono molto più lunghi rispetto alla terra ferma. Da aggiungersi che il professionista non potrà inoltre garantire che l’isola sarà un posto sicuro e che non ci saranno ingerenze esterne a causa di disordini civili nei paesi vicini.

Altra differenza rispetto al passato è la maggiore flessibilità dei clienti facoltosi. Prima questi erano molto attenti alla posizione con la pandemia questa esigenza è venuta meno. Gli acquirenti britannici, per esempio, un tempo erano fissati per le isole greche. Ora si accontentano anche delle Seychelles o del Mare d’Irlanda. Ma anche gli americani e i canadesi hanno sostituito il pacifico meridionale con le Bahamas, il Belize e Panama. Il problema, una volta trovata l’isola prescelta, è la visita. Infatti, un altro gap incontrato è stato il lockdown. Molte isole hanno infatti deciso a causa della pandemia di chiudere i confini fino a data da destinarsi. Le Isole Vergini, per esempio, hanno bloccato i turisti fino a dicembre. Per le Bahamas sono ripresi i voli ma chi va si deve impegnare a fare una quarantena di 14 giorni. Queste misure per alcuni paperoni sono troppo severe e dunque preferiscono non comprare.

E dunque le misure restrittive, il poco tempo e la non sicurezza hanno avuto come conseguenza che molti paperoni sono rimasti a bocca asciutta. Niente isole per questa pandemia.


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di Redazione We Wealth

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