Asset manager addio? 1 su 6 sparirà entro il 2027. Ecco perché

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C’è un mix letale di fattori che di qui a quattro anni potrebbe portare alla scomparsa del 16% dei gestori patrimoniali. L’allarme lanciato da una indagine di PwC condotta su 500 società e investitori istituzionali

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Il 75% degli intervistati sente molto la pressione del contesto di mercato sui modelli di business e sta prendendo in considerazione l’acquisizione o la fusione con un concorrente

Si prevede che i maggiori 10 gestori patrimoniali tradizionali controlleranno la metà di tutte le attività destinate ai fondi comuni entro il 2027, rispetto al 42,5% del 2020

Le commissioni, già diminuite tra un quinto e un quarto per i fondi di investimento attivi e passivi tra il 2017 e il 2022, sono destinate a scendere ulteriormente

Nel settore della gestione patrimoniale è in corso un drammatico processo di consolidamento che potrebbe portare una società su sei a scomparire nei prossimi anni. Secondo un’indagine di PwC condotta su 500 gestori patrimoniali e investitori istituzionali infatti, entro il 2027 il sedici per cento degli asset manager esistenti cesserà l’attività o verrà inglobato da gruppi di maggiori dimensioni.

Asset manager spariranno? Fusione come scudo per le incertezze 

Il 75% degli intervistati sente molto la pressione del contesto di mercato sui modelli di business e sta prendendo in considerazione l’acquisizione o la fusione con un concorrente. Del resto tra il 2021 e il 2022, il patrimonio gestito dai gestori patrimoniali è sceso del 10%, passando da un massimo di 127,5 miliardi di dollari a 115,1 miliardi di dollari, a causa del calo dei mercati per tutte le classi di attività, un effetto nefasto per le commissioni di gestione e di performance. Quello in corso è il più grande calo di asset da 10 anni a questa parte. Nel rispondere all’indagine di PwC, i gestori hanno citato l’inflazione, la volatilità dei mercati e i tassi d’interesse come cause del calo; circa la meta degli intervistati vi aggiunge i rischi ambientali e geopolitici. Osserva Olwyn Alexander, responsabile globale di PwC per la gestione patrimoniale: «I grandi gestori si stanno ingrandendo. Attualmente il settore è sottoposto a una forte pressione sui costi e sui margini che li costringe a considerare la loro massa critica e, in particolare, con le pressioni esercitate dai grandi gestori del settore, a verificare se sono in grado di resistere e di mantenere i margini».

Ci sarà davvero posto solo per “10 gestori”? 

PwC prevede inoltre che i primi 10 gestori patrimoniali tradizionali controlleranno la metà di tutte le attività destinate ai fondi comuni entro il 2027, rispetto al 42,5% del 2020.
Per rispondere alle pressioni, cercando di acquisire nuovi clienti o di espandersi in nuove aree di crescita, l’industria globale dell’asset management ha dato prontamente avvio a operazioni di fusione e acquisizione di alto profilo. A giugno, la californiana Franklin Templeton ha acquisito la rivale Putnam Investments per oltre 1 miliardo di dollari; allo stesso tempo, continua la sua espansione nei prodotti alternativi e nei piani pensionistici. Ad aprile il gestore patrimoniale Rathbones (UK) ha pagato 839 milioni di sterline per la rivale Investec Wealth & Investment, dando origine a una società con oltre 100 miliardi di sterline di asset in gestione. Secondo Chris Woodhouse, amministratore delegato dell’asset manager Evelyn Partners (UK), «alla fine ci si ritroverà con una manciata di gestori patrimoniali britannici che gestiscono più di 100 miliardi di sterline». Lo stesso Evelyn Partners ha acquisito consulenti di minori dimensioni quest’anno. Una valutazione coerente con quella di Brookfield Asset Management, con sede principale a Toronto e un patrimonio in gestione di 834 miliardi di dollari. Il gestore ritiene infatti (maggio 2023) che il difficile contesto economico costringerà i gestori patrimoniali a consolidarsi fino a unirsi ai «10 principali operatori del settore».

La sfida di robo-advice e IA 

L’indagine di PwC prevede anche che gli algoritmi della robo-advice, utilizzati per fornire servizi finanziari, la faranno crescere fino a farle gestire 6 miliardi di dollari entro il 2027 offrendo consulenza personalizzata e a basso costo. I colossi non stanno a guardare: nel 2021 JPMorgan ha acquistato il robo-advisor britannico Nutmeg per 700 milioni di dollari. Il 90% dei gestori ritiene che tecnologie dirompenti come l’intelligenza artificiale generativa e la blockchain faranno aumentare i rendimenti attirando gli investitori più giovani, la cui importanza è – naturaliter – destinata a crescere ulteriormente man mano che erediteranno 68 miliardi di dollari dalla generazione precedente. Le commissioni, già diminuite tra un quinto e un quarto per i fondi di investimento attivi e passivi tra il 2017 e il 2022, sono dunque destinate a scendere ulteriormente, a vantaggio degli operatori più grandi che, grazie alle loro dimensioni, possono assorbire commissioni più basse e utilizzare la robo-advisory.


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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