Ucraina, su Borse asiatiche pesa l’ambiguità di Pechino

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Il Covid è tornato a colpire l’outlook economico della Cina, affossando le Borse; nel frattempo si paventa un supporto di Pechino a Putin

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La politica zero covid cinese, considerata una necessità date le limitate capacità delle terapie intensive nel Paese, in rapporto alla popolazione, incide negativamente sull’outlook economico in una fase particolarmente delicata per la politica internazionale del Paese

Se Pechino dovesse sostenere con alcuni equipaggiamenti le operazioni militari russe in Ucraina, come temuto dalla diplomazia Usa, le conseguenze economiche delle sanzioni si estenderebbero anche sul Dragone con gravi conseguenze finanziarie

Gli incrementi superiori alle attese della produzione industriale e delle vendite al dettaglio in Cina nel periodo gennaio-febbraio non sono riusciti a cancellare le preoccupazioni sul peggior incremento di casi covid nel Paese dai tempi della prima ondata. La politica di tolleranza zero sul virus adottata da Pechino ha già coinvolto alcune delle città industriali più importanti della Cina. Ad esempio, nella provincia nordorientale di Jilin 24 milioni di persone non possono più spostarsi da una città all’altra o abbandonare la regione. Queste notizie hanno contribuito ad affossare le Borse cinesi nella seduta del 15 marzo, con un rosso del 7,43% per Shanghai e del 5,7% per Hong Kong.

La politica zero covid cinese, considerata una necessità date le limitate capacità delle terapie intensive nel Paese, in rapporto alla popolazione, incide negativamente sull’outlook economico in una fase particolarmente delicata per la politica internazionale del Paese.

Fonti diplomatiche americane citate dal Financial Times e dalla Cnn, infatti, hanno dichiarato che la Russia avrebbe chiesto un supporto alla Cina in termini di equipaggiamenti militari, inclusi missili terra-aria, per condurre le sue operazioni di guerra in Ucraina.

Pechino, secondo le comunicazioni diplomatiche che gli Usa avrebbero inviato ai loro alleati in Europa e in Asia, si sarebbe detta disponibile a fornire gli aiuti richiesti da Mosca. In via ufficiale, sia la Russia sia la Cina hanno smentito queste indiscrezioni. Già lunedì il consigliere per la Sicurezza nazionale Usa, Jake Sullivan, aveva segnalato che anche Pechino avrebbe subito delle conseguenze qualora si fosse complice nel tentativo di aiutare la Russia ad aggirare le sanzioni. Il consigliere Sullivan e una delegazione statunitense che ha incontrato il diplomatico cinese Yang Jiechi “hanno sollevato direttamente e molto chiaramente” le proprie preoccupazioni per il “sostegno cinese alla Russia sulla scia dell’invasione, e le implicazioni che tale sostegno avrebbe per” il rapporto della Cina con gli Stati Uniti e i partner in tutto il mondo, ha scritto la Cnn citando il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price.

La consegna di materiale per uso bellico da parte di Pechino porterebbe l’ampiezza economica delle sanzioni occidentali su un nuovo livello, estendendole anche al Paese guidato da Xi Jinping. “Se la Cina sceglie di sostenere materialmente la Russia in questa guerra, ci saranno probabilmente delle conseguenze per il Paese”, ha detto un funzionario della difesa americana raggiunto dal Ft. “Se Pechino trasferisse qualcosa dalla lista”, di richieste avanzate da Mosca, “mi aspetterei una forte spinta bipartisan per sanzioni e controlli sulle esportazioni focalizzati sull’Esercito Popolare di Liberazione della Cina, ma questo sarebbe solo l’inizio”, ha aggiunto Eric Sayers, un esperto di sicurezza in Asia presso l’American Enterprise Institute.

Anche senza chiamare in causa la possibilità che il conflitto ucraino possa coinvolgere indirettamente la Cina, le prospettive economiche del Dragone sembrano essersi nettamente ridimensionate. “La recrudescenza della Covid in più province rappresenta un ulteriore freno alla crescita dell’attività”, hanno scritto gli analisti di Goldman Sachs, “nonostante l’allentamento della politica immobiliare locale, gli indicatori immobiliari, in particolare i nuovi cantieri e le vendite di terreni, si sono ulteriormente ridotti. Per raggiungere l’impegnativo obiettivo di crescita ‘intorno al 5,5%’ quest’anno, sarebbe necessario un ulteriore allentamento delle politiche”.

E’ quanto si aspettano di vedere gli analisti della Zhongyuan Bank, da parte della banca centrale cinese: “Dovremmo ancora tagliare i tassi d’interesse e i coefficienti di riserva obbligatoria il più presto possibile”, ha detto il capo economista Wang Jun, citato dalla Reuters, “Non ci dovrebbe essere alcuna esitazione in termini di sostegno delle politiche di allentamento”.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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