Ucraina, come intervenire su un portafoglio difensivo

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La crisi ucraina ha rimesso sotto stress la componente azionaria dei portafogli: come dovrebbe intervenire chi ne aveva una ristretta

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Per buona parte degli italiani la preferenza per un approccio prudente all’investimento è la norma. Quali considerazioni è opportuno fare in questa fase ribassista dei mercati azionari? Come ribilanciare, eventualmente, il portafoglio?

Ne abbiamo parlato con il consulente autonomo Luca Lixi di Aegis Scf

Da inizio anno al 14 marzo il Ftse Mib ha perso oltre il 15%, l’Euro Stoxx 600 l’11% e l’indice S&P 500 il 12%. Le incertezze sugli sviluppi del conflitto in Ucraina e le conseguenze economiche delle sanzioni alla Russia si sono aggiunte a uno scenario già complicato per il mercato azionario, dovuto all’uscita delle politiche di stimolo monetario e fiscale dell’era-covid. Questo genere di circostanze, di solito, mette alla prova i nervi degli investitori che avevano deciso di mettere a rischio una parte più considerevole del capitale. Per molti risparmiatori italiani, però, la prudenza tende a essere l’atteggiamento prevalente un po’ in tutte le stagioni – come avevamo raccontato in un precedente articolo dedicato agli investimenti a basso rischio.

Mentre la guerra in Ucraina continua a monopolizzare l’attenzione, per via delle sanzioni e per la minaccia di una possibile estensione del conflitto fuori dai confini del Paese, potrebbe essere utile fare il punto sul proprio portafoglio e, eventualmente, ricalibrare la propria allocazione. Dopo aver affrontato uno scenario di partenza “bilanciato” 50/50 fra azioni e bond, abbiamo chiesto ad un altro protagonista della consulenza finanziaria autonoma, Luca Lixi (fondatore di Aegis Scf), come si potrebbe intervenire su un portafoglio di partenza conservativo.

Dott Lixi, immaginiamo di esserci ritrovati alle porte di questa crisi in una posizione di portafoglio difensiva, con una distribuzione ricca di liquidità e titoli obbligazionari a basso rischio. Come sarebbe meglio procedere adesso?

Un risparmiatore che si fosse trovato oggi con un portafoglio aggregato particolarmente prudente (cash e obbligazioni alto rating e breve scadenza) potrebbe cogliere l’occasione per fare alcune considerazioni. Con un portafoglio di questo tipo (prudente e orientato al breve termine) non sta ovviamente scontando i ribassi del 2022, che invece caratterizzano i portafogli più azionari. Si conferma quindi un portafoglio adatto per quella porzione di capitale che non si vuole (o non si può) mettere a rischio oscillazione. Faccio l’esempio di una somma di denaro che potrebbe servire entro pochi mesi per comprare casa o un altro grande acquisto, oppure un gruzzolo per le emergenze (magari quelle non assicurabili). Al tempo stesso occorre ricordare che un portafoglio di questo tipo, che può dare sollievo nei momenti di maggiore tensione sui mercati, non è generalmente adatto per raggiungere i propri obiettivi di investimento di lungo termine, se questi passano dalla conservazione e crescita del capitale. Un portafoglio eccessivamente prudente e liquido offre una sola garanzia, nel lungo termine: quello di perdere potere d’acquisto per effetto dell’inflazione, che ne erode il suo valore reale. Basta vedere questi ultimi mesi, da quando l’inflazione è tornata a mordere. Nominalmente, un portafoglio prudente non ha perso nulla, mentre realmente ha perso quasi il 5%, ovvero il dato di inflazione media italiana a gennaio.

Al contrario, un portafoglio ben strutturato con una rilevante quota di investimenti azionari, portafoglio che oggi sicuramente soffre la volatilità di breve termine (e causa un po’ di mal di pancia agli investitori), ha un’altra probabilità di offrire interessanti rendimenti di lungo termine.

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Come si può mettere d’accordo un ragionevole bisogno di protezione con maggiori prospettive di rendimento, dunque?

Il nostro consiglio professionale, secondo la nostra strategia di pianificazione finanziaria, è quello di separare drasticamente queste due grandi esigenze che convivono, a vario titolo e con diverse priorità, in ognuno di noi. Da una parte, l’esigenza di sicurezza e di tranquillità. Per questa fetta di patrimonio, non siamo in condizioni di prendere dei rischi particolari, e di conseguenza non possiamo aspettarci particolari rendimenti. Un portafoglio come quello descritto (cash + bond short term) andrà bene, anche perché oggi è assente qualunque forma di alternativa alla liquidità. Dall’altra parte, il desiderio di far crescere il proprio capitale, anche solo per proteggersi dall’inflazione.
Per questa porzione, è consigliabile invece accettare la volatilità di breve termine (compatibilmente con la propria tolleranza al rischio, da verificare con un professionista), al fine di ottenere i buoni rendimenti che un portafoglio più azionario è solito offrire.

Questo processo di pianificazione offre il piacevole effetto collaterale di permetterci di affrontare i ribassi con maggiore serenità, consapevoli che una parte del patrimonio, quella a breve termine, non è a rischio, mentre un’altra componente, quella orientata al lungo termine, è anche grazie a queste oscillazioni che può diventare maggiormente redditizia.

Purtroppo noto che questo modo di pianificare secondo la tecnica del goals based investing, non è particolarmente diffuso e realmente applicato. Si tende infatti ancora ad aggregare tutto il patrimonio del cliente in un unico portafoglio indistinto, con un unico grado di rischio etichettato sopra, e con la convinzione di poterlo manovrare interamente sulla base degli eventi di mercato, ruotando tra le varie asset class disponibili alla ricerca del rendimento in una sorta di market timing. Questo modo di operare è, nei fatti, puramente speculativo, ed è decisamente improbabile che riesca ad offrire dei risultati consistenti nel tempo.

Noto, infatti, che sta tenendo da parte l’analisi della situazione attuale, si tratta di principi di fondo validi in un senso più generale…

Sconsiglio di effettuare dei movimenti opportunistici in momenti come questi ad alta volatilità, se non per piccole frazioni del patrimonio, già dedicate alla speculazione in fase di pianificazione, e a cogliere il momento per fare uno “stress test” del proprio patrimonio, concentrandosi sulla verifica di:

  • quanto stiamo dedicando alle esigenze più difensive e di breve termine,
  • quanto stiamo dedicando alle nostre necessità più ambiziose e di lungo termine,
  • quanto rischio azionario stiamo prendendo nel complesso e quindi, di base, quanto la proporzione tra queste due esigenze è equilibrata in base a ciò che conta per noi.

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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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