Intelligenza artificiale: ancora un’esclusiva delle grandi imprese

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Sei grandi imprese su dieci hanno avviato almeno un progetto di intelligenza artificiale lo scorso anno. Per le pmi si parla di appena il 6%. Per un mercato che vale 380 milioni di euro

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Il mercato dell’intelligenza artificiale ha toccato quota 380 milioni di euro nel 2021, in crescita del +27% rispetto all’anno precedente

Gatti: “Necessaria la creazione di un piano esecutivo, che dovrà prevedere meccanismi di governance e monitoraggio”

Sempre più imprese, in Italia, puntano sull’intelligenza artificiale. Almeno le “big”. Un mercato che, nelle nuove stime dell’Osservatorio artificial intelligence della School of management del Politecnico di Milano, vale 380 milioni di euro. E che ha il potenziale di diventare un fattore centrale nella trasformazione digitale non solo del sistema imprenditoriale ma anche della pubblica amministrazione e della società nel suo complesso.
Sei grandi aziende su dieci hanno avviato almeno un progetto di intelligenza artificiale lo scorso anno, in crescita di sei punti percentuali rispetto al 2020 (dal 53 al 59%). Cala, parallelamente, la quota di quelle che non hanno avviato iniziative in tal senso (13%, 9 punti percentuali in meno rispetto al 2020) mentre crescono quelle che hanno avviato progetti pilota (18%, +5 punti percentuali). Sale leggermente anche la percentuale delle grandi imprese che contano almeno un progetto pienamente esecutivo (41% dal 40% del 2020) sulla stessa linea d’onda di quelle che dichiarano di voler avviare iniziative in futuro (27% dal 25%). Diverso è il caso delle piccole e medie imprese, con appena il 6% che ha messo in campo almeno un progetto di intelligenza artificiale lo scorso anno. Per il 4% si parla di semplici sperimentazioni mentre per il 2% di progetti pienamente esecutivi.
Un mercato dunque, come anticipato in apertura, che ha toccato quota 380 milioni di euro (in crescita del +27% rispetto al 2020) per il 76% legato proprio alle aziende tricolori (290 milioni di euro) e per il 24% all’export di progetti (90 milioni di euro). “L’artificial intelligence è oggi fortemente maturata e ha tutto il potenziale per diventare un fattore centrale nella trasformazione digitale di imprese, pubblica amministrazione e della società nel suo complesso”, osserva Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio artificial intelligence. “L’ultimo anno ha sancito un ulteriore sviluppo per l’ecosistema italiano e il mercato ha ripreso a crescere consistentemente, dopo che nel 2020 era stato condizionato dalla pandemia”.

Nel dettaglio, il 35% del mercato è relativo a progetti di intelligent data processing (algoritmi per analizzare ed estrarre informazioni dai dati), in crescita del +32% sul 2020. Il 17,5% riguarda soluzioni di natural language processing (interpretazione del linguaggio naturale) e il 16% di recommendation system (algoritmi per suggerire ai clienti contenuti in linea con le proprie preferenze). Si registra inoltre un’accelerazione per i chatbot e virtual assistant (+34% rispetto all’anno precedente) e per le iniziative di computer vision per l’analisi delle immagini in contesti come la sorveglianza in luoghi pubblici e il monitoraggio delle linee di produzione (+41%).

Ricordiamo che nell’ultimo anno la Commissione europea ha proposto una serie di azioni volte a promuovere l’eccellenza nell’intelligenza artificiale, oltre che norme volte a garantire l’affidabilità delle tecnologie, la sicurezza e i diritti fondamentali di cittadini e imprese. Inoltre, l’Italia ha adottato il Programma strategico per l’intelligenza artificiale 2022-2024. Ma “ora è necessario compiere il passo successivo”, interviene Nicola Gatti, direttore dell’Osservatorio artificial intelligence. “La creazione di un piano esecutivo, che dovrà prevedere meccanismi di governance e monitoraggio, con l’articolazione temporale degli interventi”.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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