S&P 500: quota 5.000 punti entro un anno? C’è chi dice di sì

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Ecco perché l’S&P 500 potrebbe raggiungere quota 5.000 punti entro la fine del 2022, accompagnato da un calo graduale dell’inflazione

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Mark Haefele: “Ci aspettiamo un calo graduale dell’inflazione nel 2022 a fronte di una crescita ancora robusta. In questo contesto, la nostra attuale attesa è di un incremento dei profitti delle aziende dell’S&P 500 del 45% nel 2021”

Gli ultimi dati della Johns Hopkins University mostrano contagi in crescita da nove settimane consecutive a livello globale. Ma, per gli esperti, la variante Delta non basterà a interrompere la ripresa

In attesa del simposio di Jackson Hole, che anche quest’anno accoglierà l’annuale riunione della Federal Reserve solo virtualmente, la volatilità dei listini continua a essere alimentata dalla diffusione della variante Delta. Ma secondo Mark Haefele, chief investment officer global wealth management di Ubs AG, non basterà a interrompere la ripresa globale. Anzi. L’S&P 500 potrebbe raggiungere quota 5.000 punti entro la fine del 2022, accompagnato da un calo graduale dell’inflazione e una crescita robusta.

Tapering? Non prima del prossimo anno

“I mercati azionari globali e statunitensi hanno reagito negativamente al verbale della riunione del Federal open market committee pubblicato la scorsa settimana, da cui è emerso che la Fed potrebbe cominciare a ridurre gli acquisti di titoli entro la fine di quest’anno anziché all’inizio dell’anno prossimo come si pensava”, osserva Haefele. “Tuttavia, dall’incontro della banca centrale americana del 27-28 luglio a oggi sono cambiate molte cose. La media mobile a sette giorni dei nuovi casi di covid-19 è più che raddoppiata negli Stati Uniti e, secondo alcuni dati ad alta frequenza, ha avuto ricadute negative sull’economia, compreso un calo della fiducia dei consumatori”, spiega. Secondo l’esperto, tra l’altro, è improbabile che i dati sull’inflazione spingano la banca centrale statunitense a intervenire in anticipo, considerando che i principali prodotti che hanno innescato l’impennata di prezzi hanno poi registrato una normalizzazione nel mese di luglio (vedi il caso delle auto usate o dei biglietti aerei). Un contesto, dunque, che nelle attese di Ubs global wealth management spingerebbe a credere che “il tapering (termine con il quale si indica il processo di rallentamento del ritmo di acquisti mensile dei titoli di Stato a opera di una banca centrale, ndr) non avrà inizio prima del 2022”.

La variante Delta non arresterà la ripresa

Quanto invece al capitolo-varianti, gli ultimi dati della Johns Hopkins University mostrano contagi in crescita da nove settimane consecutive a livello globale. Ma, secondo Haefele, il progredire delle campagne vaccinali rende lecito pensare che la diffusione della variante Delta potrebbe far rallentare la ripresa, ma non arrestarla. Solo negli Usa, la distribuzione dei vaccini ha raggiunto il ritmo più elevato da fine maggio (specie al Sud), ma fa ancor meglio l’Asia dove le dosi giornaliere somministrate sono impennate rispetto allo stesso periodo di 13 volte in Giappone, di 22 in Malesia e di 24 nelle Filippine. Una situazione che, per alcuni di essi, è valsa anche un allentamento delle misure restrittive. A eccezione della Cina che, a dispetto di un tasso di vaccinazione del 60%, ha “introdotto restrizioni ai viaggi sul territorio nazionale” e chiuso “vari siti turistici nonché un terminal del porto di Zhoushan, il terzo più grande del mondo per traffico”, racconta Haefele. Ciononostante, aggiunge, “la pronta reazione cinese alla ripresa dei contagi dovrebbe favorire una riapertura in tempi brevi, senza causare danni di lunga durata alle filiere produttive che farebbero salire l’inflazione globale”.

Calo graduale dell’inflazione nel 2022

Ed è proprio l’inflazione l’ultimo tassello del puzzle. Stando all’analisi di Ubs global wealth management, sebbene i dati su Usa e Cina sembrerebbero mostrare che l’accelerazione economica abbia raggiunto il picco nel secondo trimestre, “i fondamentali della crescita del pil e degli utili si confermano robusti”. In questo scenario, la spesa al consumo potrebbe essere dunque sostenuta dai risparmi accantonati durante i mesi più duri della crisi pandemica e dal miglioramento del mercato del lavoro. “Pertanto, anziché un atterraggio duro, ci aspettiamo un calo graduale dell’inflazione nel 2022 a fronte di una crescita ancora robusta”, osserva l’esperto. Poi conclude: “In questo contesto, la nostra attuale attesa è di un incremento dei profitti delle aziende dell’S&P 500 del 45% nel 2021 e ci sembra probabile che le previsioni di consenso per il 2022 vengano riviste al rialzo di quasi il 10%”. Uno scenario che, come anticipato in apertura e sostenuto da Haefele, starebbe spingendo l’S&P 500 a sfondare il tetto dei 5.000 punti entro la fine del prossimo anno.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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