Via all’accordo post-Brexit: cosa (non) cambia per le pmi

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Via all’accordo post-Brexit sugli scambi commerciali con il Regno Unito. Ecco gli aspetti da tenere sotto osservazione secondo Ferdinando Pastore, direttore di Ice Londra

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Zacarias: “La conclusione dell’accordo garantirà certezza giuridica alle nuove relazioni tra l’Unione europea e il Regno Unito, nell’interesse dei cittadini e delle imprese su entrambi i lati della Manica”

Le imprese del comparto agroalimentare e dell’industria meccanica, della componentistica e dei beni strumentali restano quelle maggiormente colpite in questo primo periodo di attuazione del nuovo regime doganale

Pastore: “Le merci circolano in assenza di dazi sin dal 1° gennaio 2021, sempreché esse possano godere del trattamento preferenziale dell’origine. L’accordo non incide sulle procedure doganali, non esiste un’area residuale di formalità doganali”

Anche l’ultima tappa della saga-Brexit è conclusa. Dopo la green light del Parlamento europeo nella giornata del 27 aprile, il Consiglio ha adottato una decisione relativa alla conclusione dell’accordo sugli scambi commerciali e la cooperazione con il Regno Unito. Un epilogo che “garantirà certezza giuridica” alle relazioni tra le due parti in causa, secondo la sottosegretaria di Stato portoghese per gli affari europei, Ana Paula Zacarias, “nell’interesse dei cittadini e delle imprese su entrambi i lati della Manica”. E che ha accolto l’ottimismo di Ursula von der Leyen, che ha ricordato su Twitter come l’accordo segni “le fondamenta di una partnership forte con il Regno Unito” e che una sua “attuazione fedele è essenziale”. Ecco gli aspetti da tenere sotto osservazione secondo Ferdinando Pastore, direttore di Ice Londra.
Il Parlamento europeo ha dato il via libera all’accordo commerciale e di cooperazione post-Brexit con il Regno Unito: quale sarà l’impatto sulle imprese italiane?

“Le imprese italiane stanno fronteggiando gli effetti della Brexit sin da gennaio 2021. La ratifica formale del Parlamento europeo non incide su una realtà sostanziale già mutata, tantomeno modifica i termini dell’accordo commerciale firmato il 24 dicembre. Le imprese del comparto agroalimentare e dell’industria meccanica, della componentistica e dei beni strumentali sono quelle maggiormente colpite in questo primo periodo di attuazione del nuovo regime doganale e, quindi, quelle da cui proviene il maggior numero delle richieste di assistenza”.

Si parla dunque di un’area di libero scambio, all’interno della quale le merci potranno muoversi senza l’applicazione di dazi. Quali sono, invece, le formalità doganali da tenere sotto osservazione?

“Le merci circolano in assenza di dazi sin dal 1° gennaio 2021, sempreché esse possano godere del trattamento preferenziale dell’origine. L’accordo non incide sulle procedure doganali, non esiste un’area residuale di formalità doganali.

Pertanto le certificazioni da cui devono essere scortate le merci, le S&S declarations, i controlli fisici e documentali sulle merci, solo per citarne alcuni, sono già in vigore per talune categorie di prodotto. Per altre, nel Regno Unito, sono state previste scadenze diversificate: 1° ottobre, 1° gennaio 2022, 1° marzo 2022”.

In che modo l’Ice supporta le aziende tricolori su questo fronte?

“Da mesi è attivo un Desk Brexit presso l’ufficio di Londra dell’Agenzia Ice. Ad oggi l’uffico ha evaso circa 1.500 richieste di assistenza, offerto webinar formativi a cui hanno partecipato più di 2.500 imprese italiane, elaborato e diffuso circa 30 lavori editoriali (manuali, linee guida e di approfondimenti) e partecipato alla realizzazione della campagna video Brexit e le imprese, cosa cambia? lanciata dall’Ambasciata italiana a Londra. L’attività di sostegno alle imprese, infine, contempla anche la partecipazione come relatore del Desk Brexit, nella persona del suo responsabile, a 25 webinar di formazione-informazione organizzati dalle associazioni di categoria e dagli ordini professionali”.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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