Avviare un’attività? I giovani imprenditori puntano sul turismo

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Il 50% degli aspiranti imprenditori sceglierebbe il terziario per avviare la propria attività e, a dispetto della crisi, il 10% punterebbe sul turismo. Ma non mancano alcuni ostacoli

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Il 64% di chi ha già un’impresa, nonostante sia consapevole del fatto che la situazione economica sia peggiorata dopo la pandemia, avvierebbe una nuova azienda oggi. Il 56% degli aspiranti imprenditori, invece, non lo farebbe

Secondo il 48% degli intervistati le competenze per eccellenza che un imprenditore di “nuova generazione” dovrebbe possedere riguardano gli aspetti finanziari, per il 36% l’organizzazione aziendale e per il 28% la gestione del personale

Quanto sono propensi oggi i giovani a mettersi in proprio? Cos’è cambiato rispetto al periodo pre-pandemico e quali sono le difficoltà con le quali continuano a scontrarsi, quando decidono di fare impresa? A rispondere a queste e ad altre domande è un sondaggio dell’Osservatorio nuove generazioni, realizzato da OneDay per Confcommercio con il supporto di Facebook Italia su un centinaio di italiani con un’età compresa tra i 20 e i 42 anni. Un’occasione per fare il punto anche sui bisogni emergenti, in un contesto in cui le donne imprenditrici sembrerebbero essere maggiormente in grado di bilanciare lavoro e vita privata.
Secondo il 50% degli intervistati la caratteristica per eccellenza che un imprenditore di “nuova generazione” dovrebbe possedere è la capacità di leadership, accompagnata da quella organizzativa (44%) e dalla creatività (35%). Quanto alle competenze, invece, il 48% cita gli aspetti finanziari, il 36% l’organizzazione aziendale e il 28% la gestione del personale. Ma possedere queste hard e soft skill potrebbe non essere sufficiente. Aspetti finanziari, burocrazia e tasse sono considerati dei veri e propri ostacoli, sia dagli imprenditori che dai non imprenditori. Questi ultimi, però, lamentano anche una certa difficoltà nell’accesso ai finanziamenti e la scarsità di capitali disponibili sul mercato, mentre gli imprenditori temono di non possedere le competenze necessarie (gestionali, legali e finanziarie tra le altre). Gli altri temi toccati sono la difficoltà di trovare fornitori, le opportunità formative scarse o troppo costose, l’hiring di persone e di collaboratori e il costo a esso relativo.
Circa il 30% di coloro che non desiderano affatto diventare imprenditori afferma di non possedere un’idea vincente, ma anche che rischio e responsabilità siano eccessive. Chi invece vorrebbe intraprendere questa strada motiva questa decisione con la possibilità di unire la propria passione al lavoro, al fatto di poter decidere del proprio futuro o di potersi mettere in gioco. Per chi non lo è ancora, infine, si parla di una questione di budget ma soprattutto di voler accumulare maggiore esperienza prima di lanciare in una nuova attività imprenditoriale.

Allargando lo sguardo al contesto contingente, sebbene tutti gli intervistati siano concordi nell’affermare che il periodo attuale non sia favorevole per chi desideri lanciarsi in un nuovo progetto imprenditoriale, il 64% di chi ha già un’impresa avvierebbero una nuova azienda oggi. Il 56% degli aspiranti imprenditori, invece, non lo farebbe. Ma il 50% di chi è pronto a cimentarsi sceglierebbe il terziario come terreno di lancio per la propria impresa e il 10% punterebbe sul turismo.

C’è infine il tema del work-life balance (equilibrio tra lavoro e vita privata) che gioca a sua volta la propria parte. “Per gli imprenditori garantire un buon work-life balance vuol dire lasciare la libertà ai propri team member di lavorare quando, dove e come vogliono. Dove siano, non importa, ciò che è importante sono i risultati. Questo vuol dire essere flessibili e goal-oriented: su questo ben il 56% degli imprenditori è d’accordo, la flessibilità dev’essere la priorità da garantire ai team member”, si legge nel rapporto. Segue la necessità di sentirsi bene sul luogo di lavoro e avere un buon rapporto con i propri colleghi, citate dal 35%, mentre lo smart working non rappresenta una priorità né per gli imprenditori né per i team member. In questo contesto, come anticipato in apertura, il 54% delle donne dichiara di riuscire a ottenere un buon equilibrio tra lavoro e vita privata, a fronte di solo un terzo degli uomini.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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