Uk: lo strano caso dei milionari che invocano maggiori tasse sul patrimonio

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Ad avviso di alcuni influenti Uk wealth holders il costo della ripresa non può ricadere sui giovani o sui contribuenti con reddito più basso

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Per un gruppo di 30 milionari britannici il governo Uk dovrebbe aumentare le tasse sui ricchi

La tenuta sistemica di uno Stato, dal punto di vista economico e sociale, passa per la leva fiscale

“Siamo consapevoli che per affrontare l’attuale crisi economica dovuta al Covid-19, per sostenere il servizio sanitario nazionale, per combattere le disuguaglianze e i rischi correlati al cambiamento climatico occorrono ingenti risorse economiche”.
“Sappiamo però dove è possibile reperire le entrate necessarie: tassando i nostri patrimoni. Vogliamo pagare più tasse per migliorare i servizi pubblici e costruire una società più giusta e verde. Possiamo permetterci di contribuire più degli altri contribuenti e non vogliamo che i costi per la ripartenza gravino sui giovani e sulle famiglie a basso reddito”.
È più o meno questa la traduzione dell’incipit della lettera aperta indirizzata al Cancelliere dello scacchiere del governo Uk, Rishi Sunak, – ministro responsabile della politica economica e finanziaria del Regno Unito – da parte di un nutrito gruppo di milionari inglesi.

I firmatari della missiva, tutti multimilionari britannici, si dicono profondamente convinti che introdurre un’imposta sul patrimonio più pesante per i contribuenti facoltosi possa aiutare la nazione a riprendersi dalla crisi e affrontare le future sfide che si intravedono all’orizzonte, relative alle montanti disuguaglianze sociali e al riscaldamento globale.

Il gruppo ha chiesto al governo di esaminare in via prioritaria qualsiasi politica che tassi la ricchezza, che vada dalla distribuzione dei dividendi alle imposte sui redditi, fino a quelle sul patrimonio.

La via per garantire la tenuta sistemica, dal punto di vista economico e sociale, di uno Stato, infatti, passa per la leva fiscale. È riducendo le disuguaglianze innescate dai sistemi fiscali, che spesso tendono a porre oneri e carichi meno pesanti al crescere del reddito, tra super ricchi e lavoratori a medio-basso reddito che si può aumentare il benessere collettivo.

I firmatari sostengono che riparare le fratture che attraversano in questo momento il Regno Unito sia più importante che accrescere la loro stessa ricchezza.

Le strategie di elusione fiscale poste in essere dall’élite globale, e rivelate nei Pandora Papers, dimostrano l’esistenza di un rapporto con il fisco a doppia velocità; rapporto che si fa tanto più lasco quanto più cresce il patrimonio del contribuente.

In effetti, anche durante la crisi, periodo in cui il costo della vita è aumentato considerevolmente a scapito delle famiglie più povere del Regno Unito, la fortuna dei miliardari è aumentata del 22%, raggiungendo la soglia di 597 miliardi di sterline dall’inizio della pandemia.

Secondo l’imprenditrice Gemma McGough, tra le più attive multimilionarie sostenitrici della lettera inviata al ministro del tesoro inglese, la ricchezza – in particolar modo in un momento critico come quello attuale – non può essere accumulata da un piccolo gruppo di persone molto ricche; conseguentemente, il costo della ripresa non può ricadere quasi del tutto sui soggetti a basso reddito. “Non possiamo aspettarci una ripresa forte o stabile se l’onere fiscale è posto sui nostri operatori sanitari, sugli spazzini e sugli insegnanti, in quanto si tratta di lavoratori chiave per l’intera società”.

E invero, la lettera in commento ha scatenato numerose polemiche nel Regno Unito, stante il fatto che la prospettiva di aumentare le tasse a carico dei più ricchi, rappresenta secondo alcuni recenti studi, la seconda più grande paura per le persone facoltose subito dopo il rischio di infezione dal virus.


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di Nicola Dimitri

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Redattore e coordinatore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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