Cashback in standby: top e flop dell’operazione

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Stop al cashback a partire dal 1° luglio. Attesi i rimborsi relativi al primo semestre entro il 30 novembre. Cosa ha funzionato e cosa no nelle parole (e nei numeri) di Ivano Asaro, direttore dell’Osservatorio innovative payments del Polimi

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Il 30% delle transazioni registrate nel 1° semestre sfiora la soglia dei 10 euro e il 60% quella dei 25 euro

Ad aderire all’iniziativa è stato il 18% della popolazione maggiorenne italiana, per un totale di oltre 740 milioni di transazioni

Ivano Asaro: “La sospensione del cashback non determinerà uno stop così brusco dei pagamenti digitali da rallentarne la crescita”

L’operazione cashback, tanto sostenuta dal secondo governo Conte, giunge al tramonto. E, con essa, anche il superpremio da 1.500 euro (oltre ai rimborsi fino al 10% della spesa sostenuta fino a un massimo di 150 euro per 50 transazioni). Come anticipato dal premier Draghi e decretato dal Consiglio dei ministri, la misura sarà sospesa per sei mesi a partire dal 1° luglio, in attesa di un suo possibile restyling. Quanto al semestre appena trascorso, i partecipanti vedranno accreditarsi direttamente sul proprio conto corrente quanto dovuto entro il 30 novembre (diversamente da fine agosto come previsto). Ma cosa ha funzionato e cosa invece andrebbe migliorato? Partiamo dai numeri, raccolti per We Wealth da Ivano Asaro, direttore dell’Osservatorio innovative payments del Politecnico di Milano.
“Ci sono ancora pochi dati per una valutazione esaustiva, ma alcune indicazioni sono abbastanza chiare. Certamente è un’iniziativa che ha avuto il merito di far parlare il popolo italiano di pagamenti digitali, un tema che è sempre stato abbastanza ostico da affrontare”, osserva Asaro. “Sebbene non siano disponibili evidenze in tal senso, sicuramente ci sarà una quota di utenti che si è avvicinata a questi strumenti grazie al cashback. Ma anche quelli che già utilizzavano la carta, lo hanno fatto con maggior frequenza e per importi più bassi: il 30% delle transazioni registrate in questo 1° semestre sono sotto la soglia dei 10 euro e il 60% sotto i 25 euro. Solitamente in Italia abbiamo scontrini medi più alti, intorno ai 51 euro (lo scontrino medio dei pagamenti con carta nel 2020 è stato di 51,7 euro)”, spiega l’esperto. Un altro aspetto (positivo) da considerare, aggiunge, è che ad aderire all’iniziativa è stato il 18% della popolazione maggiorenne italiana. Inoltre, in sei mesi sono state registrate oltre 740 milioni di transazioni in relazione all’iniziativa, su un totale di circa 5 miliardi.
Certo, risultati positivi a parte, non è mancato qualche intoppo. “Dover passare dall’App Io e possedere lo Spid ha reso meno facile l’iscrizione per alcune fasce di popolazione”, spiega Asaro. “Inoltre, la parte più critica che andrebbe ripensata o eliminata è a mio parere quella del super cashback (i 1.500 euro aggiuntivi per i primi 100mila partecipanti per numero di transazioni). Un aspetto controverso fin dall’inizio, che ha visto intaccare la bontà dell’operazione da soggetti che cercavano di raggiungere il maggior numero di transazioni possibili utilizzando metodi come lo spacchettamento del pieno di benzina in 75 movimenti differenti”, ricorda l’esperto.

Ad ogni modo, per Asaro, la sospensione dell’operazione (ritenuta troppo affrettata considerando che non sono ancora disponibili gli elementi per una valutazione di ampio respiro, anche in termini di evasione fiscale) non dovrebbe generare un dietrofront sul fronte dei pagamenti digitali. “Prima del cashback e del covid, i pagamenti digitali in Italia crescevano già nell’ordine del 10-11% annuo dal 2015. Lo scorso anno, al netto del caso dei consumi di circa il 13%, c’è stata un’ulteriore accelerazione (sono calati di appena lo 0,6%). È chiaro che la crisi ha avuto il suo impatto, probabilmente anche più dell’iniziativa del cashback: con il lockdown siamo stati costretti ad acquistare online, ma anche nel rientro in negozio la paura del contatto e il desiderio di limitare il più possibile gli scambi di contanti ha portato a un boom dei pagamenti con carta contactless o, ancor di più, di strumenti come lo smartphone”, spiega. Secondo l’esperto, dunque, non assisteremo a un loro rallentamento così brusco da bloccarne la crescita, a seguito dello standby. Anche perché, la storia lo dimostra, la maggior parte degli utenti che si avvicinano ai pagamenti più innovativi difficilmente tornano indietro.

“Il 10-11% che abbiamo registrato negli ultimi anni non ci ha consentito di scalare la classifica dei paesi europei per transazioni digitali pro capite (siamo al 24° posto su 27), ma iniziative come il cashback o la lotteria sono state pensate per accelerare proprio questo processo. E sicuramente qualsiasi incentivo, se ben studiato per consumatori ed esercenti, potrà contribuire ancora a questa accelerazione”, spiega. Senza dimenticare che il trend va di pari passo con la modernizzazione del Paese in generale. “Si parla tanto di smart city, ma se si vuole andare verso uno Stato che progredisca in termini di modernità, molti servizi richiedono alla base un pagamento elettronico. Tutte queste componenti porteranno gli strumenti digitali a crescere. Con che velocità, sarà da vedere. Così come anche gli effetti sull’evasione fiscale”.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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