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La Borsa di Tokyo ha mostrato di gradire l’iniezione dei dollari di Warren. Le società infatti hanno mostrato un incremento del 5% circa e, in alcuni casi, superiore al 10%, contribuendo a far salire del 2% l’indice Nikkei nel corso della seduta. Le cinque aziende sono vere e proprie “società di investimento”. Tutte e cinque detengono quote in settori molteplici, tra cui quello energetico e quello minerario. Fra l’altro, Mitsubishi e Itochu controllano ciascuna un’importante catena di minimarket in Giappone. Una scelta votata alla protezione contro inflazione e volatilità.
“Sono lieto che Berkshire Hathaway partecipi al futuro del Giappone e che abbiamo scelto di investire nelle cinque aziende”, recita Buffett in un comunicato, specificando che queste “controllano joint venture in tutto il mondo e potrebbero costituirne molte altre”.
Le cinque conglomerate hanno una storia di lungo corso. Quella di Sumitomo risale al diciassettesimo secolo. Mitsubishi, Mitsui e Sumitomo si trovano al centro del sistema keiretsu. Si tratta di reti di società che investono l’una nell’altra o che collaborano a progetti comuni. Ad esempio, Mitsubishi deteneva una quota del 20% in Mitsubishi Motors al 31 marzo 2020.
Ad attrarre Buffett potrebbero essere state le basse valutazioni di mercato di queste società rispetto ai loro profitti. Durante la pandemia, Buffett ha stretto un accordo da 9,7 miliardi di dollari per l’acquisto di alcuni asset in Dominion Energy. Alla fine di giugno, la sua società disponeva di 146,6 miliardi di dollari in contanti, contro i 137,3 miliardi di dollari dei tre mesi precedenti. La Berkshire ha cercato quindi nuovi target d’investimento in mercati non molto affollati.

