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Anche i cocktail russi sono finiti al centro della rivolta dei locali. Una schiera di barman americani ha deciso di chiamare Kiev Mule il Moscow Mule, per eliminare il riferimento alla capitale russa e inserire quello alla città ucraina. Il White Russian e il Black Russian, altri cocktail molto popolari nel mondo, diventano White Ukranian e Black Ukranian.
Tuttavia, si tratta di “sanzioni” simboliche più che economiche. Molte vodke in stile russo sono prodotte negli Stati Uniti o in altri paesi. Per esempio, una delle vodke di marca russa più vendute, Stolichnaya, è prodotta in Lettonia. Sul suo sito web, l’azienda ha detto che “sta per la pace in Europa e in solidarietà con il popolo ucraino”. Stando ai dati del Distilled Spirits Council del paese, la vodka proveniente da Mosca rappresenta solo circa 18,5 milioni di dollari del mercato di importazione della vodka da 1,4 miliardi di dollari negli Stati Uniti. Si tratta di poco più dell’1% del valore totale delle importazioni americane.
Ad ogni modo, seppur dall’impatto economico limitato, il boicottaggio si è diffuso anche oltreoceano e in questo caso non si è limitato ai soli negozi di spiriti. Le due principali catene di alimentari finlandesi, S Group e Kesko Oyj, hanno ritirato tutti i prodotti russi, così come le loro principali controparti baltiche, Rimi e Maxima. Diverse catene internazionali di supermercati che operano in Polonia, tra cui Carrefour e Aldi, si sono uniti al boicottaggio dei prodotti russi. In Australia due delle più grandi catene di liquori australiane, Dan Murphy’s e BWS, hanno smesso di vendere prodotti di origine russa.

