Il vino e il paradosso della sostenibilità

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Amante del vino sostenibile in un ambiente green

Dalla viticultura, alla vinificazione, alla commercializzazione, al packaging: scopriamo se e quando un vino di qualità può essere sostenibile e green (e a che prezzo)

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Negli ultimi anni si parla sempre di più dei vini sostenibili legati a una viticoltura virtuosa. Gli elementi che rendono un vino sostenibile sono numerosi e spaziano dagli aspetti legati alla viticoltura fino a quelli della commercializzazione passando da quelli legati ai metodi di vinificazione. Infatti, la sostenibilità non è tale se non si parte da una viticoltura biologica o biodinamica senza prodotti chimici o per lo meno con un basso utilizzo di fertilizzanti; prevede il riciclo dell’acqua, la gestione virtuosa dei rifiuti, l’utilizzo di materiale riciclabile per quanto riguarda la distribuzione.

Le cantine attente al legame vino e sostenibilità

Molte aziende si stanno focalizzando su quest’ultimo aspetto puntando sempre di più a sostituire il tappo di sughero e il contenitore vetro. L’argomento che viene opposto ai puristi che possono torcere il naso di fronte a queste scelte è che molti di questi vini sono prodotti per essere bevuti in un lasso di tempo molto corto – meno di un anno – e quindi è necessario utilizzare materiali, come il bag in box oppure la lattina, meno inquinanti e più economici rispetto alla bottiglia di vetro, la quale spesso non è riciclabile.

Logistica sostenibile

Per di più per quanto riguarda la logistica, il vino sfuso o in contenitore di alluminio occupa in un tir un terzo dello spazio necessario per la stessa quantità imbottigliata. Pertanto l’economia in denaro e in ambiente avviene anche durante il trasporto, perché evidentemente si consuma meno benzina e si emette meno monossido di carbonio a parità di quantità trasportata.

Il paradosso della sostenibilità nel mondo del vino

Queste considerazioni mettono però in risalto un paradosso piuttosto evidente. Infatti, è difficile immaginare un produttore di qualità che venda il suo vino in un contenitore che non sia il vetro e con un tappo diverso dal sughero; ma ugualmente: possiamo immaginare un venditore di vino sfuso occuparsi di gestire le sue vigne senza trattamenti chimici prendendo il rischio delle malattie e di una minor produttività dei vitigni? I produttori dei grandi vini del mondo sono per lo più biologici o biodinamici, utilizzano pochi prodotti chimici e non fanno uso dell’irrigazione, però i vini che producono necessitano di poter invecchiare nell’oscurità di una cantina e devono quindi essere imbottigliati in contenitori di vetro e chiusi con un tappo di sughero. Al contrario i grandi industriali del vino che puntano alla sostenibilità del packaging saranno per evidenti ragioni raramente virtuosi nelle loro pratiche vitivinicole.

Esistono diverse forme di vino sostenibile

Ci troviamo quindi nella filiera vino davanti a diverse forme di sostenibilità non sempre compatibili tra di loro. Questo perché c’è vino e vino anche se si parla di vino sostenibile e green, e un produttore di Barolo o di Montalcino ha poco in comune nel suo lavoro con un’industria vitivinicola australiana o sudamericana.

Articolo pubblicato nel numero 62 del magazine We Wealth


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di Christian Roger

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Christian Roger è precursore nel settore dell’investimento in vino, sia in bottiglie che in vigneti, avendo creato degli appositi veicoli finanziari ante litteram. Oggi, in qualità di esperto in vino riconosciuto a livello internazionale, interviene in consulenze per costituire cantine di vini pregiatissimi e per l’acquisto o vendita di aziende vitivinicole. Organizza eventi esclusivi di degustazione, con i migliori vini del mondo o con rarissime bottiglie del XIX secolo. Già in passato membro permanente del prestigioso organismo di degustazione internazionale, le Grand Jury Européen, è diventato nel 2022 “Maestro assaggiatore” dell’Onav. È membro in Europa del “Club des leaders”.

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