Vino, come costruire la cantina perfetta*

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Essere bevitori di vino non significa esserne necessariamente appassionati. Eppure per molti questa passione germina – la molla è molto personale, come si racconta qui. Poi, dalla passione si arrivano a scoprire i segreti per costruire la cantina perfetta (ma non è necessario essere appassionati per saperlo fare)

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Non è detto che tutti quelli che bevono vino siano appassionati di vino o meglio di vini. Eppure per molti di noi in un certo momento deve essere scattato qualcosa che ha cominciato a trasformarsi in passione, in quel forte desiderio che ci spinge oltre l’inerzia del quotidiano e ci porta a occuparci con attenzione e piacere di qualcosa, in questo caso di vini. La molla è normalmente molto personale. Sarà perché i vini non sono soltanto qualcosa da bere. Possono essere piacevole argomento di conversazione e di intrattenimento, facilitatori di relazioni, portatori di gioia, status symbol, rappresentare uno stile di vita o evocare ricordi intensi, anche meglio della madeleine di Proust. Possono diventare veri e propri messaggi in bottiglia che raccontano di tecniche di produzione, di differenti tipi di uve e di vino, ma anche di territori; di differenti stili di vinificazione, ma anche di persone e tradizioni; di sapori, aromi e note gustative, ma anche di culture diverse.

Non è necessario essere appassionati di vino per sentire l’esigenza di possedere una cantina. Per chi beve vino, la cantina risponde a un’esigenza pratica. Ci sono infatti almeno due aspetti peculiari del vino che possono consigliare di costruire una cantina: la necessità di maturazione e la straordinaria varietà dei vini. Se è vero infatti che il vino è normalmente immesso sul mercato quando è in buone condizioni di bevibilità, non è detto che in quel momento sia nelle sue condizioni ottimali che spesso si raggiungono col tempo. Non è così per tutti i vini, ma vale per molti, se non per la maggior parte dei vini di pregio. Inoltre esiste un’estrema varietà di vini, molto diversi tra loro per tipologia, provenienza e stile e una grande quantità di cibi con cui accostarli (ammesso che l’unico momento in cui aprire una bottiglia di vino sia quando si è a tavola), che consigliano di avere disponibile un vino per ogni occasione.

È normale quindi avere l’esigenza di conservare adeguatamente i vini non ancora perfettamente maturi e avere nel contempo una certa varietà di vini pronti da bere per ogni occasione. Se poi il vino diventa passione, il desiderio di avere una cantina può diventare irrinunciabile. Non basta avere la disponibilità di uno spazio. Il vino, indipendentemente dal suo pregio, va conservato in un luogo fresco e protetto, privo di luce, suoni e vibrazioni. Anche se non si ha a disposizione una cantina vera e propria, ormai la tecnologia consente di ricreare le condizioni ideali per la conservazione del vino sfruttando spazi sia all’interno che all’esterno del luogo in cui si abita: si va dalle apposite celle frigorifere che possono essere di varie dimensioni ad ambienti come ripostigli, stanze, seminterrati, locali cantine o garage che con adeguati allestimenti possono diventare per- fette cantine a temperatura costante tutto l’anno (tra 12 e 16 gradi), con umidità controllata compresa tra 60 e 75% e al riparo da luce e vibrazioni.

Collezionare vini di pregio non è necessariamente un’attività collegata alla possibilità di rivenderli a un prezzo maggiore per ricavarne profitti. Anzi è possibile che molti collezionisti di vino non vedano con favore il fatto che il vino possa essere considerato un bene di investimento. Le motivazioni per collezionare vino possono essere le più diverse. Dalla necessità di far maturare i propri vini, alla vanità o al piacere di condividere i vini della propria collezione con altri appassionati. Tra l’altro non è detto che un vino da collezione sia necessariamente un vino da investimento (sul rapporto tra vino di pregio e vino da investimento si veda il paragrafo successivo). Certo chi colleziona vini da tempo si è trovato, anche se questo non era l’obiettivo iniziale, a osservare che alcune delle proprie bottiglie col tempo erano aumentate enormemente di valore. Non è infrequente sia per vecchi sia per nuovi collezionisti destinare una parte della propria collezione all’investimento.

In tal caso è bene sapere che le bottiglie destinate all’investimento hanno bisogno oltre che della perfetta conservazione – questo è in comune con tutte le bottiglie – di un’attenzione particolare a una serie di dettagli che necessitano di un approccio specialistico. Banalmente una bottiglia da bere la si apre quando si ritiene sia matura. Una bottiglia destinata all’investimento la si vende quando la sua valutazione è particolarmente attraente, e questo comporta conoscenza e monitoraggio del mercato, oltre che capacità di venderla. Vi è poi tutta una serie di attenzioni e attività che ruotano intorno a una bottiglia di investimento. L’argomento è trattato in un altro articolo.

Ma cosa si intende per vino di pregio? C’è differenza con i vini da investimento? Non è facile dare una definizione univoca di vino di pregio. Secondo il critico inglese Hugh Johnson i vini di pregio sono “quelli di cui vale la pena parlare”. I requisiti possono essere molteplici, dall’alta qualità alla grande annata, dai riconoscimenti da parte della critica alla zona di provenienza prestigiosa, dalla capacità di invecchiamento al prezzo spesso elevato, dalla notorietà dell’etichetta alla rarità della bottiglia. Tra l’altro, non è nemmeno necessario che tutti questi elementi coesistano, anzi potrebbero rientrare tra i vini di pregio anche vini poco conosciuti, di basso prezzo, magari non di grande annata e senza grande capacità di invecchiamento.

Inoltre nella definizione di vino di pregio possono rientrare valutazioni personali che attengono al proprio gusto, all’apprezzamento di una certa zona (magari non tra quelle più note), alla conoscenza diretta dei produttori di cui si apprezza filosofia di produzione o stile di vinificazione o al legame della bottiglia con ricordi personali o persone care. Insomma è una definizione ampia. Pur ammettendo che si riesca a trovare un accordo sulla definizione, è chiaro che solo una parte dei vini di pregio potrà essere adatta all’investimento. I vini adatti all’investimento, gli investment grade wine, rappresentano un sottoinsieme della categoria più ampia dei vini di pregio. Ecco di seguito le caratteristiche che un vino, o meglio, una bottiglia di vino deve avere per essere adatta all’investimento.

*Articolo tratto da Investire in vino – Un guadagno da bere


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di Orazio Vagnozzi

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Direttore della sezione vini di Passione Gourmet e angel investor, Orazio, dopo oltre vent’anni come partner di una multinazionale della consulenza direzionale decide di dedicarsi al cibo ed al vino, le sue passioni. Autodidatta, degustatore professionista, ha frequentato dal 2002, quale membro del Grand Jury Européen, alcuni dei più noti esperti di vino del pianeta ed ha allestito negli anni una cantina che ospita 15.000 bottiglie. Effettua valutazioni di bottiglie pregiate e nel tempo libero ama condividere con gli amici i vini della sua cantina.

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