In vendita la dimora del ‘500 set de La grande bellezza

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Palazzo Sacchetti fu progettato per sé da Antonio da Sangallo Il Giovane, collega di Raffaello. La via in cui sorge era la più in voga fra gli architetti del tempo (XVI secolo). 470 anni dopo, Paolo Sorrentino ne ha fatto un set del suo film premio Oscar. E oggi, questa meraviglia sta per cambiare proprietario

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Festeggiare il nuovo anno possedendo uno dei palazzi tardo rinascimentali dell’Urbe. Non uno qualunque. Uno di quelli eternati da Paolo Sorrentino ne La grande bellezza. Per qualche fortunato sarà così. Risulta infatti in vendita da Sotheby’s Realty Palazzo Sacchetti in via Giulia a Roma. Lo progettò un collega di Raffaello, Antonio da Sangallo Il Giovane, che lavorò col maestro urbinate al cantiere di San Pietro. Quasi mezzo millennio dopo, il regista napoletano vi avrebbe girato alcune fra le scene più toccanti del suo film premio Oscar.
La costruzione – 32.000 metri quadriiniziò a ergersi a partire dal 1542. Tanta precisione circa le sue origini è possibile grazie anche ad alcuni bozzetti originali conservati oggi agli Uffizi di Firenze. Ne racconta pure Giorgio Vasari, nelle sue celebri Vite. All’inizio vi abitò lo stesso Sangallo. Alla sua morte, vi subentrò la famiglia Ricci di Montepulciano. Poi fu la volta dell’arcivescovo di Napoli (1608), il quale fece realizzare ad Agostino Ciampelli la cappella affrescata interna al palazzo. Infine, nel XVII secolo, vi giunsero i Sacchetti, marchesi fiorentini. Oltre alla cappella, nella magione figurano opere di Francesco Salviati, Pietro da Cortona e Jacopino del Conte.

Il piano nobile si estende per 2025 metri quadri e può godere di un terrazzo di 275 mq. Il giardino è ampio 688 mq, più i 70 del ninfeo. 12 i saloni, tutti finemente decorati con statue, affreschi e vetrate secondo il gusto dell’epoca. Oltre alla principale, la proprietà può contare su varie costruzioni accessorie che ne moltiplicano il valore. Innanzitutto, una palazzina a tre piani con cinque appartamenti, un appartamento con ingresso indipendente su via Giulia, un altro locale di due piani con accesso da vicolo del Cefalo. Poi, magazzini, posti auto, un ufficio di tre piani più il cortile condominiale, il piccolo padiglione che affaccia sul Lungotevere.

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Il complesso della famiglia Sacchetti resta integro fino al 2015, anno in cui l’ultima erede vende una parte del palazzo al miliardario Robert De Balkany. L’imprenditore francese scompare però nello stesso anno. Si arriva così alla vendita attuale. Le trattative, ça va sans dire, sono riservate.

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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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