Ubs: utile in calo, ma sopra le attese. A segno il miglior anno dal 2006

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Nonostante i contenziosi legali che pesano sulle ultime trimestrali, il 2021 per Ubs è stato un anno da record, con un utile netto pari di  7,5 miliardi dollari e un rendimento del capitale CET1 pari al 17,5%

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La banca svizzera ha registrato un utile netto di 1,35 miliardi di dollari per il quarto trimestre, in calo rispetto agli 1,64 miliardi di dollari di un anno prima e inferiore anche ai 2,28 miliardi di dollari del trimestre precedente

A pesare sul risultato sono stati gli accantonamenti necessari pari a 740 milioni di dollari a seguito di una causa fiscale transfrontaliera con la Francia

Trimestrale agrodolce per Ubs. Se da una parte la banca svizzera infatti ha riportato un calo degli utili nell’ultimo trimestre dell’anno – pur battendo le attese degli analisti – dall’altra l’utile netto per il 2021 è stato pari a 7,64 miliardi di euro, in crescita del 13,7% rispetto all’anno precedente, registrando il miglior risultato dal 2006. Forte di questo risultato l’istituto elvetico ha annunciato obiettivi più ambiziosi sia esg che di reddittività, un dividendo pari a 0,5 dollari ad azione per il 2021 e un piano di buyback per un massimo di 5 miliardi di euro nel 2022.

L’utile ante imposte dell’esercizio 2021 si è attestato a 9,48 miliardi di dollari (in aumento del 16% su base annua). Il rapporto costi/ricavi è stato del 73,6%, con un incremento di 0,4 punti percentuali su base annua. I proventi operativi sono aumentati del 10% su base annua e i costi operativi dell’8%, parzialmente per effetto di una crescita degli accantonamenti per contenziosi legali pari a 740 milioni di dollari. Al netto del suddetto accantonamento, i costi operativi sarebbero saliti del 4% e l’utile ante imposte sarebbe aumentato del 25%. L’utile netto attribuibile agli azionisti è stato pari a 7,45 miliardi di dollari (pari a un aumento del 14% su base annua), con un utile diluito per azione di 2,06 dollari. Il rendimento del capitale CET1 è stato del 17,5%.

Sul risultato trimestrale pesano i 740 milioni accantonati per coprire le sanzioni della controversia in Francia, secondo cui la banca avrebbe aiutato facoltosi clienti francesi ad evadere il fisco fra il 2004 e il 2012. Senza questi accantonamenti, che hanno portato l’utile ante imposte della divsione Global Wealth Management al -35% su base annua, si sarebbe registrata in quest’area una crescita a doppia cifra in tutte le regioni. Tant’è che i proventi operativi sono cresciuti del 13% su base annua e i proventi netti ricorrenti da commissioni del 17%, principalmente per effetto dell’incremento del patrimonio medio e degli afflussi netti di patrimonio che generano commissioni. Lato asset management invece, i proventi operativi sono diminuiti del 7% su base annua. L’aumento delle commissioni nette di gestione è stato più che compensato dal calo delle commissioni sulla performance a livelli più normali rispetto a quelli particolarmente elevati nel 4° trimestre 2020. L’utile ante imposte della divisione è stato pari a 334 milioni di dollari, in calo del 17%.

Resta ad ogni modo positivo Ralph Hamers, Group ceo di Ubs, che ha così commentato i risultati: “Un quarto trimestre robusto ha coronato un anno di crescita sostenuta. Abbiamo continuato a implementare la nostra strategia e a costruire il nostro ecosistema globale. Porteremo avanti con lo stesso slancio l’attuazione dei nostri piani strategici e dei nuovi obiettivi ambiziosi. Questo successo ci permette di proporre un dividendo di 0,50 dollari per azione per il 2021».

Per quanto riguarda i nuovi obiettivi che si è posto il colosso di Zurigo, dal comunicato si evince che la banca punta ad investire lato asset management 235 miliardi di dollari di patrimonio in linea con lo zero netto entro il 2030 e 400 miliardi di dollari con orientamento alla sostenibilità e all’impatto entro il 2025. A livello commerciale l’obiettivo invece è quello di superare i 6 mila miliardi di dollari investiti tra tutte le principali divisioni, mentre a livello di indicatori finanziari si punta a una crescita dell’utile tra il 10% e il 15% e un rendimento del capitale CET1 tra il 15% e il 18%.


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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