La trasmissione del patrimonio digitale: il nodo delle criptovalute

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Il fenomeno delle criptovalute si sta affermando al punto da prefigurare l’acquisizione di un progressivo corso legale e divenire mezzo ufficiale di pagamento

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La necessità di attribuire disciplina definitiva al fenomeno cripto-asset è diventata cruciale per molte giurisdizioni

La successione di criptovalute apre a numerose criticità

Il presidente Usa Joe Biden, come noto e ripreso dalla maggior parte della stampa mondiale, starebbe per incaricare, attraverso un ordine esecutivo, le autorità di regolamentazione federali per considerare la possibilità di creare una valuta digitale statunitense.
L’intento è quello di dare definitiva disciplina al fenomeno dei cripto-asset, garantire gli utenti e gli investitori dai rischi connessi al mercato delle criptovalute, implementare più efficaci meccanismi di monitoraggio e, perfino, valutare se e in che misura, il sistema finanziario mondiale che ruota attorno ai bitcoin e simili possa indebolire le misure sanzionatorie adottate dagli Usa nei confronti della Russia.
In effetti, il fenomeno delle criptovalute in un tempo (relativamente) breve si è affermato al punto da diventare cruciale per la politica nazionale statunitense, in quanto idoneo ad incidere sulla stabilità finanziaria americana e sull’egemonia che gli Usa vogliono mantenere nel sistema finanziario globale.

Siffatta novità (istituire una valuta digitale statunitense) non solo rivela l’importanza riconosciuta alle criptovalute, ma ripropone l’esigenza di soffermare l’attenzione sul trattamento normativo che, anche in ambito domestico, deve essere ricondotto a questo mezzo di pagamento. In particolare per quel che concerne l’ambito successorio.

In questi termini, è opportuno comprendere in che modo la normativa vigente possa tutelare i proprietari di criptovalute nelle operazioni necessarie alla gestione di questi asset. In effetti, gli istituti vigenti non sembrano (meglio dire, non sono) pensati per seguire le dinamiche legate a questo bene che, a differenza degli asset tradizionali, si caratterizza per aspetti del tutto inediti: le criptovalute sono anonime, almeno nella provenienza; non sono traducibili in bene fisico; prescindono dal territorio; possono essere oggetto di più operazioni contemporaneamente.

Benché sia fuori di dubbio che, in termini di presupposto impositivo, il passaggio di criptovalute determini un arricchimento del beneficiario, è altrettanto evidente come, in particolare, dal punto di vista successorio, questa categoria di bene sembra sfuggire ad ogni canone. In buona sostanza, l’assenza di ogni collegamento con il territorio, l’ubiquità delle monete virtuali e il fatto che siano dematerializzate, sono fattori che sollevano interrogativi circa la possibilità di prevedere per il trasferimento generazionale di cripto-asset detenute nel portafogli virtuale (bitcoin wallet) del de cuius l’imposta di successione e donazione.

Ebbene, un orientamento dominante è quello che suggerisce di far ricadere le criptovalute all’interno della disciplina di cui all’art. 9 d.lgs. n. 346 del 1990 secondo comma, a mente del quale sono considerati compresi nell’attivo ereditario denaro, gioielli e mobilia per un importo pari al dieci per cento del valore globale netto imponibile dell’asse ereditario anche se non dichiarati o dichiarati per un importo minore, salvo che da inventario analitico redatto a norma degli articoli 769 ss. C.p.c. non ne risulti l’esistenza per un importo diverso.

Siffatta considerazione porterebbe a ritenere che nella quota forfettaria del 10% dovrebbero essere ricomprese anche le criptovalute, le quali altresì dovrebbero essere considerate escluse dall’obbligo di dichiarazione di successione e dal pagamento delle relative imposte.

Ciò considerato, in assenza di una specifica normativa in materia, l’indirizzo sembra essere quello di valutare caso per caso e, conseguentemente, appare necessario il supporto di un consulente legale esperto, per individuare i passi da compiere nella gestione di questo genere di patrimonio. Anche sotto il profilo successorio.


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di Nicola Dimitri

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Redattore e coordinatore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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