Tinagli (Ue): “Per le donne servono prodotti finanziari dedicati”

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Come favorire l'empowerment delle donne

Una ricerca condotta da Research Dogma mostra come l’attività lavorativa sia solo il primo passo per una reale autonomia economica delle donne. Irene Tinagli (Parlamento europeo): “Occorre non solo portare le donne nella finanza ma anche la finanza tra le donne. Servono percorsi, progetti e prodotti mirati”

Indice

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  • Il 96% delle intervistate ritiene che l’empowerment femminile migliori la cultura e il benessere della nostra società, mentre il 93% crede che ne aumenti il valore economico
  • Pietrafesa (Allianz Bank Fa): “Oggi non ci sono prodotti dedicati alle donne, sebbene sia chiaro si tratti di investitrici che necessitano di risposte specifiche”

“Il tema dell’inclusione finanziaria delle donne e dell’empowerment femminile è un tema centrale. Non soltanto per una questione valoriale e di idee ma per il contributo fondamentale che le donne possono dare all’economia e alla crescita. Ma si fa ancora fatica. Ci si sono vari livelli su cui si può e si deve lavorare”. Con queste parole Irene Tinagli, presidente della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo apre la conferenza Indipendenza economica ed empowerment femminile: pensa positivo, organizzata nell’ambito del Salone del risparmio. “Dopo aver fatto lo sforzo di portare più donne ai vertici della finanza e dell’economia, occorrerà passare al prossimo passo. Lavorare insieme per portare non solo le donne nella finanza ma anche la finanza tra le donne”.

Oggi, ricorda Tinaglia, ancora troppe donne restano escluse dalla gestione del budget familiare. Anche quando lavorano, molte tendono a demandare le decisioni in ambito economico. Una scelta che va a sfavore del loro processo di empowerment ma anche della società nel suo complesso. “È un tema industriale, un tema di sviluppo del Paese”, incalza Fabrizio Fornezza, partner di Research Dogma, presentando i dati di una ricerca condotta da Research Dogma e promossa dalla Commissione Ocf con il contributo della Fondazione Enasarco. L’indagine ha coinvolto 877 donne, suddivise in un campione nazionale rappresentativo della popolazione femminile con un’età compresa tra 25 e 55 anni e un campione specifico di alte professionalità femminili (consulenti finanziarie, lavoratrici autonome, imprenditrici e dipendenti con ruolo di quadro, funzionario o dirigente).

Il 96% delle intervistate ritiene innanzitutto che l’empowerment femminile migliori la cultura e il benessere della nostra società, rendendola più giusta e sostenibile, mentre il 93% crede che ne aumenti il valore economico, rendendola più ricca e con minori disparità. “Per questo processo di empowerment, protagonismo e autorealizzazione, secondo le donne, serve la collaborazione di più soggetti”, spiega Fornezza. “Le istituzioni, in particolare quelle deputate all’alta formazione; il mondo del lavoro, delle professioni e dell’impresa; e solo in terza posizione le donne stesse. Non tutte le donne sembrano insomma pronte a essere protagoniste della propria autorealizzazione. Il che richiede uno sforzo ulteriore di formazione e supporto”, suggerisce Fornezza.

Come accelerare l’empowerment femminile

In questo contesto il lavoro diventa non soltanto un mezzo per fornire risorse, ma anche per favorire l’empowerment. Basti pensare che solo il 37% delle donne mostra un’autostima elevata e il 34% si ritiene soddisfatto di ciò che ha realizzato. In più, il 58% crede che per raggiungere la parità di opportunità fra donne e uomini occorrerà attendere oltre 10-15 anni. Sviluppare i talenti nelle direzioni di lavori a forte autonomia genererebbe invece persone più convinte dei propri mezzi: più le donne possono accedere a lavori qualificati, con spazi di autogestione, più sale l’autostima. In altre parole, aiutare le donne nel loro percorso di realizzazione significa accelerare il processo sociale di empowerment.

Come? “L’azione orientata all’empowerment si nutre anche di piccole storie positive: episodi nei quali le donne esercitano il loro protagonismo e ne traggono rinforzi di motivazione e autostima”, dice Fornezza. “L’autonomia economica si raggiunge con la combinazione tra risorse economiche, autoconvinzione, capacità e protagonismo. Senza l’autonomia finanziaria, si tratterebbe di un empowerment schiacciato sul presente. Dobbiamo aiutare le donne a costruirsi un’autonomia pensata per il futuro, al servizio dei progetti della famiglia, delle donne stesse ma anche della società”, conclude Fornezza.

Pietrafesa: così si avvicinano le donne alla finanza

Per Tinalli occorre pensare percorsi, progetti e prodotti mirati. Un aspetto ribadito anche da Paola Pietrafesa, amministratore delegato di Allianz Bank Financial Advisors. “Oggi non ci sono prodotti dedicati alle donne, sebbene sia chiaro si tratti di investitrici potenzialmente più evolute ma che necessitano di risposte specifiche, con bisogni diversi in termini di eticità e duration”, osserva Pietrafesa. “Per avvicinare le donne alla finanza dobbiamo agire sia lato consulenti, aiutando le professioniste che lavorano nel nostro mercato a fare un salto verso la consulenza finanziaria, sia lato clienti, avvicinandone con proposizioni più specifiche dal punto di vista dell’offerta”, suggerisce la ceo. “Il 70% delle donne che abbiamo intervistato, intorno ai 30 anni, sostiene che se avesse un consulente finanziario donna o se esistessero prodotti rivolti a loro, investirebbe molto di più”, aggiunge Stefania Paolo, country head di Bny Mellon Investment Management per l’Italia. In più, ricorda Paolo, una ricerca di McKinsey mostra che un’inclusione delle donne nei team executive porta un 25% di redditività superiore alle aziende. “Credo siano numeri importanti, di cui occorre discutere; allontanando in ultima istanza quelle associazioni mentali e quelle categorie in cui si è portate a inserirsi”.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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