Spumanti inglesi: le bollicine di Sua Maestà

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Nel dicembre 1662 lo scienziato inglese Christopher Merret coniò il termine “sparkling wine”. Che oggi rappresenta la maggior parte dei 5 milioni di bottiglie prodotti in Regno Unito dai 500 vignaioli locali. Ecco il parere su due millesimati di classe, il 2013 di Nyetimber e il 2011 di Hoffmann & Rathbone

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Quando si pensa alle bevande inglesi vengono in mente birra, gin, whiskey (quello scozzese) e magari il the. Pochi pensano al vino, figuriamoci le bollicine. Eppure la qualità del vino inglese, soprattutto quella dei suoi vini spumanti è sorprendente. Nel nuovo millennio si è verificata in Uk a una vera e propria “rivoluzione vinicola”: non più solo semplici vini bianchi senza pretese; oggi gli “sparkling wines” britannici, ottenuti con rifermentazione in bottiglia, hanno conquistato gli onori della cronaca. Sono ben fatti e cominciano a fare capolino con buoni risultati nei contest internazionali. Va detto che il vino inglese non è poi una novità. La viticoltura era praticata nell’antica Britannia sin dall’epoca romana.
Guglielmo il Conquistatore nel 1086 censiva nel suo Domesday Book 46 zone con vigneti. Durante il regno di Enrico VIII (XVI sec.) esistevano 139 vigneti appartenenti ai nobili ed alla Chiesa. Tuttavia, dopo la chiusura dei monasteri a causa dello scisma con la Chiesa di Roma, ed in concomitanza con la mini-glaciazione della fine del XVI secolo, gran parte dei vigneti scomparve. Ma gli inglesi hanno sempre avuto un rapporto speciale con le bollicine. Nel dicembre 1662 uno scienziato inglese, Christopher Merret, presentò alla Royal Society di Londra un proprio scritto sulla produzione del vino, nel quale coniò il termine “sparkling wine”, analizzando gli effetti dell’aggiunta di zucchero e melassa al vino – quella che oggi chiamiamo la liqueur de tirage, ovvero la miscela necessaria per la rifermentazione in bottiglia –ponendo le fondamenta per la creazione del metodo classico, alcuni anni prima di Dom Pérignon e delle tecniche spumantistiche francesi.

Ma come è stato possibile fare vini buoni nel freddo del 50° parallelo? La maggior parte dei vitigni inglesi si concentra nella zona costiera orientale ed occidentale a sud delle città di Birmingham e Norwick. In questa area piuttosto estesa, la corrente della Manica mitiga il clima rendendolo meno rigido. Inoltre il riscaldamento globale ha sicuramente contribuito a una migliore maturazione delle uve.

Ma quello che fa la differenza è che l’Inghilterra del sud gode di condizioni pedoclimatiche particolari. Se unanimemente si pensa che il terroir migliore per la nascita di un grande Champagne sia costituito dal suolo gessoso dell’omonima regione e dal clima, non certo mite, del nord della Francia, allora ritroviamo le medesime condizioni nell’Inghilterra del sud. Le celebri bianche scogliere di Dover infatti non sono altro che un agglomerato di gesso di fossili di belemnite, il noto terreno kimmeridgiano e oxfordiano che costituisce la “craie” della Champagne.

Spumanti inglesi La sorpresa degli spumanti inglesi

Le maggiori aziende produttrici di spumanti inglesi hanno sede proprio qui, sui suoli gessosi del Sussex. I vigneti, principalmente coltivati a chardonnay e pinot nero, ma anche incroci e ibridi come bacchus e seyval blanc, sono posizionati su basse colline con forte pendenza per difendere le uve dal freddo ed ottenere la migliore esposizione. Oggi in Uk ci sono circa 500 vignaioli, 2000 ettari vitati e una produzione che supera i 5 milioni di bottiglie, in piccola quantità vini rossi, ma soprattutto bianchi e sparkling wine.

La English Wine Route parte da Londra e attraversa le regione del Bedfordshire, del Cambridgeshire, del Suffolk, dell’Essex, del Sussex, dell’Hampshire, dell’Isola di Wight’, del Commerset, del Gloucestershire e delHerefordshire. Per fregiarsi del titolo “English sparkling wine” un vino deve essere prodotto con uve inglesi e con il metodo tradizionale (o metodo classico), lo stesso usato per la produzione dello Champagne. Non posso dire di essere un fan, ma devo riconoscere un ottimo livello qualitativo degli spumanti assaggiati.

Di seguito le note di degustazione di due spumanti 100% chardonnay. il primo è un blanc de blancs millesimato, dell’annata 2013 di Nyetimber (prezzo 68 euro). Il secondo è di un produttore un po’ più di nicchia, consigliatomi da un amico inglese, il blanc de blancs millesimato di Hoffmann & Rathbone dell’annata 2011 (prezzo 50 euro). Nytimber è uno dei più noti produttori inglesi specializzato nella produzione di “English Sparkling Wines”.

I 17 ettari di vigna della winery sono stati messi a dimora nel 1988 dai coniugi americani Stuart e Sandy Moss che hanno piantato chardonnay, pinot nero e pinot meunier. Il blanc de blancs 2013 ha riposato sui lieviti per 4 anni. Si presenta nel bicchiere con un colore giallo paglierino e una bollicina fine e persistente. Al naso si colgono note di granella di nocciole, panettone e croissant dietro un velo di cedro candito.

In bocca il vino ha una bella consistenza cremosa ed esprime freschezza e sapidità. Il finale è persistente con un piacevole retrogusto di sherry. Brut Blanc de Blancs Hoffmann & Rathbone 2011 è uno spumante prodotto dalla boutique winery dei coniugi Ulrich Hoffmann and Birgit Rathbone. Le uve chardonnay sostano sui lieviti ben sette anni. Il colore è giallo paglierino, attraversato da un perlage fine e delicato. Al naso il vino esprime note agrumate di scorza di lime e cedro e fruttate di pesca bianca, insieme a una sfumatura di zagara e cenni di pasticceria e pietra focaia. In bocca il vino è ricco e contrabilanciato da una vivace freschezza che insieme a una buona sapidità assicura tensione e profondità gustativa. Piacevole il retrogusto di frutta secca.


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