Dopo soli due anni e mezzo dal delisting, la casa d’aste che ha chiuso un 2021 da record vuole tornare a quotarsi. Il magnate proprietario, il franco-israeliano Patrick Drahi, ha dato mandato di assisterlo a Goldman Sachs e Morgan Stanley. E le altre case d’asta, sono quotate?
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Era il 17 giugno 2019 quando il magnate delle telecomunicazioni Patrick Drahi, attuale proprietario di Sotheby’s, la acquistava per 3,7 miliardi di dollari (debito incluso) tramite la sua controllata Bid Fair Usa. L’operazione prevedeva il delisting della casa d’aste dalla New York Stock Exchange, dopo 31 anni di quotazione (1988-2019). E metteva fine alla permanenza a Wall Street della più antica società colà quotata. In quell’occasione fu addotto il motivo che una forma di proprietà privata, lontana dai listini pubblici, avrebbe garantito all’antica casa d’aste (1744) una «maggiore flessibilità». Ma oggi, a soli due anni e mezzo di distanza, Sotheby’s ha deciso di tornare sulla piazza finanziaria, scegliendo come consulenti per l’ipo Goldman Sachs e Morgan Stanley (fonte Bloomberg).
Secondo rumores vicini all’ambiente, il valore di realizzo della quotazione desiderato da Sotheby’s sarebbe di 5 miliardi di dollari (debito escluso). Una decisione che arriva al termine di un anno ricchissimo: i ricavi complessivi della società hanno raggiunto i sette miliardi di dollari (+54% rispetto al 2020; +22% rispetto al 2019), superando l’eterna rivale Christie’s (per la quale pure si è chiuso un ottimo anno). La società si era fatta trovare pronta all’arrivo della pandemia, con un apparato digitale per le vendite online già rodato. Ha poi continuato ad espandere, come Christie’s, le vendite in settori del lusso diversi dal pur fiorente settore core dell’arte: sneaker, borse, gioielli. Una scelta che si è rivelata vincente.
Al momento, nessuna delle più note case d’asta internazionali è quotata. Christie’s, fondata nel 1766 a Londra, è stata quotata alla London Stock Exchange dal 1973 al 1998 (anno in cui la acquisì François Pinault tramite la holding Artemis, optando per il delisting come inizialmente Patrick Drahi). Bonhams (1793), oggi di proprietà del fondo di private equity Epiris, non è quotata, e nemmeno Phillips, di proprietà del russo Mercury Group (dal 1999 al 2003 Phillips è stata di proprietà del gruppo LVMH). Lo è invece la cinese Poly Auction, listata alla Borsa di Hong Kong dal 6 marzo 2014, come si può leggere dal sito della società. La casa d’aste cinese sta silenziosamente scalando le classifiche. Nel 2021 ha stretto un importante accordo di collaborazione con Phillips e ha piazzato al numero dieci delle opere più care vendute nell’anno un rotolo cinese dipinto nel XVII secolo dal pittore di corte Xu Yang (65 milioni di dollari il prezzo pagato).
L’ipo di Sotheby’s dovrebbe concludersi entro il 2022.
Patrick Drahi
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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione
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