Sostenibile, elegante, online: è il vino del 2022

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Il nuovo millennio ci ha fatto passare da vini muscolari a nettari sofisticati e territoriali. Si affermano gli “orange”. Cambia il modo in cui si acquistano le bottiglie, con il successo del canale digitale e i brindisi su Zoom. I prodotti italiani e spagnoli diventano ricercati: in Cina, Giappone e tra le nuove generazioni

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Anche il tradizionale mondo del vino è soggetto alle tendenze? Certo negli ultimi anni abbiamo assistito ad alcuni importanti cambiamenti. Dai vini muscolari, “parkeriani” degli anni ’80 e ’90 siamo passati alla ricerca di eleganza, finezza, sapidità, identità territoriale dei vini più apprezzati nel nuovo millennio. Sono sempre più numerose le aziende che fanno del rispetto dell’ambiente una bandiera con vini bio, biodinamici e naturali, seguendo, forse più che una convinzione, una richiesta del mercato. Ma certo si tratta di una tendenza inarrestabile. Abbiamo visto anche l’affermazione dei vini cosiddetti “orange”, ovvero quei vini a bacca bianca che fermentando sulle bucce, un po’ come i vini rossi, assumono quel particolare colore.
Siamo inoltre testimoni di una vera e propria affermazione dei vini rosati. Anche i canali d’acquisto hanno subito uno stravolgimento con l’affermazione dell’online e ci siamo perfino abituati alle degustazioni a casa su Zoom (salvo ritornare in presenza con la velocità di un “cin” quando questo è stato possibile). Da uno studio commissionato nel 2021 da Sopexa, agenzia internazionale specializzata nel

Food & Drink, a Wine Trade Monitor per intercettare il trend e le prospettive commerciali del vino per i prossimi due anni, condotto intervistando oltre 1000 operatori dei principali mercati mondiali, emerge che i vini di Francia, Italia e Spagna sono ancora i preferiti nel mondo. Il 90% degli intervistati ha nel proprio portafoglio vini francesi, l’82% ha vini italiani e il 76% anche spagnoli. Questi ultimi due, assieme a quelli tedeschi, che sono la vera novità, stanno diventando sempre più noti in Cina e Giappone. Per gli intervistati, tuttavia, i vini italiani e spagnoli vengono scelti dalle nuove generazioni per innovazione e ottimo rapporto qualità-prezzo. E in Italia, primo paese produttore di vino al mondo, e dove bevono vino quasi 30 milioni di persone, cosa accade? Essendo un paese produttore che tra l’altro importa poco vino dall’estero, i trend dei principali paesi importatori ci toccano sempre in modo indiretto.

In Italia sembra che i criteri di scelta siano qualità e territorialità. Secondo Censis e Federvini, oggi i parametri utilizzati dal consumatore finale italiano sono la provenienza nazionale e la certificazione Docg, Doc e Igt. In altre parole si sceglie la qualità rispetto al prezzo. La dimensione organolettica, ma anche la valenza simbolica – dunque la tradizione, la cultura, il passato – diventano elementi imprescindibili quando si ordina un calice o quando si acquista una bottiglia di vino. Valori cari anche ai Millenial, anche loro, a sorpresa, orientati a un consumo di qualità.

L’anno nuovo invita comunque a fare riflessioni sul futuro. Io non credo, almeno in Italia, che assisteremo a grandi rivoluzioni. Nel 2022 tradizionale consumatore di vino – credo di far parte di questa categoria – non cambierà granché. L’aumento dell’informazione e la possibilità offerte dal mercato digitale favoriranno le etichette con elevato rapporto qualità / prezzo.

Penso che da parte dei produttori la capacità di comunicare sarà sempre più importante, quasi come fare il vino buono. L’attenzione al rispetto dell’ambiente e alla sostenibilità è destinata ad aumentare sia da parte della domanda che da parte dell’offerta. Continueremo a bere i nostri eccellenti vini rossi e anche nel 2022 berremo tante bollicine e qualche vino rosato in più.

Penso anche che si stia facendo spazio un nuovo consumatore, giovane, che consuma il vino non solo durante i pasti – penso all’aperitivo o dopocena o altre occasioni di intrattenimento – un pubblico curioso, disponibile ad assaggiare vini da vitigni anche poco noti, ma che rispondono a precise caratteristiche: profumi intensi e caratterizzati, struttura non ridondante, bevibilità. Potrebbe essere l’anno dei vini bianchi. Non solo chardonnay ma anche sauvignon, viognier, riesling, gewürztraminer. Ma anche timorasso, pinot bianco, verdicchio, fiano, carricante, pecorino, moscato secco e vermentino. Salute, e buon 2022!


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di Orazio Vagnozzi

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Direttore della sezione vini di Passione Gourmet e angel investor, Orazio, dopo oltre vent’anni come partner di una multinazionale della consulenza direzionale decide di dedicarsi al cibo ed al vino, le sue passioni. Autodidatta, degustatore professionista, ha frequentato dal 2002, quale membro del Grand Jury Européen, alcuni dei più noti esperti di vino del pianeta ed ha allestito negli anni una cantina che ospita 15.000 bottiglie. Effettua valutazioni di bottiglie pregiate e nel tempo libero ama condividere con gli amici i vini della sua cantina.

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