Sospetta evasione: controlli anche sui conti correnti dei familiari?

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A certe condizioni, l’azione di controllo può estendersi sui conti bancari del coniuge o del familiare del contribuente

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È onere del contribuente provare che si tratti di somme comprese nella determinazione del reddito o che non abbiano rilevanza reddituale

Nelle verifiche fiscali finalizzate a provare, per presunzioni, la condotta evasiva del contribuente, l’azione di controllo può anche indirizzarsi sui conti bancari intestati al coniuge o ai familiari del primo.

È questo uno dei principi ricavabili dalla recente pronuncia della Corte di Cassazione, n. 29719 del 2023.

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Rapporto di stretta familiarità

La circostanza che a partire da un rapporto di stretta familiarità si individui un’ingiustificata capacità reddituale dei prossimi congiunti nel periodo di imposta oggetto di verifica del contribuente unitamente all’infedeltà delle dichiarazioni da parte di quest’ultimo, è compatibile con la presunzione di una condotta evasiva.

Fin dove può estendersi l’azione di controllo?

In tema di accertamenti bancari, e nelle verifiche fiscali volte a provare, per presunzioni, la condotta evasiva del contribuente, l’azione di controllo può estendersi sui conti bancari del coniuge o del familiare del contribuente, quando da questi si possano desumere elementi sintomatici compatibili con una maggiore redditività non dichiarata.

La presunzione che eventuali redditi siano riferibili in concreto al contribuente e solo formalmente siano intestati a terzi può essere superata tramite la verifica della sostanziale imputabilità al contribuente medesimo delle posizioni creditorie e debitorie annotate sui conti dei terzi.

In questo senso, si può desumere che il rapporto familiare è elemento di per sé sufficiente a giustificare la riferibilità dei movimenti riscontrati sul conto corrente del familiare.

È perciò legittima l’attività accertatrice dell’Amministrazione finanziaria sul conto corrente del familiare, purché fondata su elementi gravi, precisi e concordanti che inducano a ritenere le attività sul conto corrente riferibili al soggetto accertato.

Onere a carico del contribuente

Occorre tuttavia rilevare che secondo l’orientamento della Corte di Cassazione rinvenibile nella sentenza n. 19702 del 2022, l’acquisizione può estendersi anche ai conti correnti intestati a terzi soggetti, ma a condizione che il conto sia di fatto nella disponibilità del contribuente sottoposto a verifica fiscale. Solo in presenza di tale condizione diviene operante la presunzione legale.

A quel punto, è onere del contribuente provare che si tratti di somme comprese nella determinazione del reddito o che non abbiano rilevanza reddituale.

A tal proposito, ha osservato la Corte che non è sufficiente, per il contribuente, fornire una prova generica circa ipotetiche distinte causali di somme affluite sul proprio conto corrente, ma è necessario che il contribuente fornisca la prova analitica della riferibilità di ogni singola movimentazione alle operazioni già evidenziate nelle dichiarazioni, ovvero dell’estraneità delle stesse alla sua attività.


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di Nicola Dimitri

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Redattore e coordinatore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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