Snoopy for President, star dell’arte

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Da Christo al Kaws, molti sono i protagonisti del mondo dell’arte ad aver omaggiato (e ad omaggiare) Snoopy, l’irresistibile cagnetto uscito dalla matita di Charles Schultz. Ma non chiamatelo “Peanut”

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Christo gli ha regalato una magnifica cuccia “impacchettata”, a grandezza naturale, dopo che il suo creatore, Charles Schulz, nel 1978, gli aveva dedicato una striscia in segno di ammirazione per la sua opera. L’artista Kaws utilizza la sua figura iconica in alcuni dei suoi lavori, citandone i dettagli inconfondibili. Una sua striscia del 1953-54 è stata battuta all’asta nel 2020 per $288,000.
Snoopy arte

Dal 2 ottobre 1950 fino al 3 gennaio 2000, (giorno della sua morte), Charles Schulz ha raccontato le storie di Snoopy e i suoi amici in 17.897 strisce di 4 vignette pubblicate quotidianamente (l’ultima pubblicazione è del 13 febbraio 2000). L’autore affida a Snoopy e alla sua macchina da scrivere appoggiata sulla cuccia, la commovente lettera di congedo dai suoi lettori. Da quel giorno, secondo il suo testamento, nessuno potrà continuare a disegnare la serie, che tuttavia continua ad essere ripubblicata e letta da milioni di persone in tutto il mondo, (oggi esce su circa 2300 giornali in più di 60 diversi Paesi). In California, a Santa Rosa e a Tokyo sono stati fondati musei in suo nome. Lacoste, Uniqlo, Swatch, Saint Laurent e Marc Jacobs hanno creato linee di vestiti con i suoi personaggi. Il Louvre a Parigi e la Somerset House a Londra gli hanno dedicato mostre visitate da migliaia di spettatori.

Snoopy opera arte Christo

Amo le “strisce” di Snoopy e le loro espressioni indimenticabili che mi accompagnano da sempre: “non seguitemi, mi sono perso anch’io”, “chi di smorzatine ferisce di smorzatine perisce”, “era una notte buia e tempestosa”.

Snoopy arte

 

Non mi piace chiamarli Peanuts perché so che a Schulz non piaceva per nulla quella definizione ”…Un nome totalmente ridicolo, (che) non ha significato, crea confusione e non ha dignità – e io credo che il mio umorismo abbia dignità». Dignità, ironia e intelligenza, direi io. Uno spaccato di umanità raccontato attraverso aforismi e citazioni magnificamente argute. Il disegno è essenziale, lo sfondo assente, o appena accennato, ma i personaggi hanno tratti molto precisi e ben riconoscibili, perché è su di loro che si concentra da subito l’attenzione. Un cane che dorme sopra la sua cuccia, un uccello che parla a barrette verticali, un bambino buffo con una maglia gialla e nera inconfondibile e una banda di amici, ognuno dei quali aggiunge alla storia un elemento inconfondibile e irrinunciabile.

A parte Snoopy e Woodstock, i protagonisti sono tutti bambini di circa 8 anni. Prendono il pulmino e vanno a scuola, ma la maestra parla una lingua incomprensibile che non ha nulla a che fare con loro. La sua faccia non si vede mai, come quella di nessun adulto. Sono tutti fuori campo, forse perché alla fine sono poco interessanti e hanno poco da dire.

 

La semplicità del disegno e del linguaggio non esclude una complessità di concetti che i piccoli personaggi portano con sé mentre vivono le loro disavventure. Non sono battute buffe dette così per far ridere, ma riflessioni sagaci sulla vita espresse senza mezzi termini. E così, in modo apparentemente casuale, Schulz ci parla di gioia, dolore e insicurezza, ci racconta le difficoltà della vita, le paure e le sfide. Il desiderio di essere amati, la sofferenza per un amore non corrisposto, l’amicizia e il prendersi cura degli altri. «Non si tratta di una sciocca questione di riempire dei riquadri d’inchiostro. È un’impresa terribilmente seria» sosteneva. Talmente seria che era lui stesso a curare ogni dettaglio delle strisce, disegni, testi e colorazione. Una creatività artistica e linguistica straordinaria.

Snoopy è tra tutti il personaggio più comico e surreale. Il suo ruolo diventa centrale dagli anni Settanta quando assume connotati antropomorfi, inizia a camminare su due zampe e diventa “il bambino buffo con il grande naso” (Piperita Patty). Ma il vero protagonista rimane il suo padrone, Charlie Brown, un bambino con la sofferenza e le frustrazioni di un adulto.

“Ciccio” non molla mai, anche se perde quasi sempre, anche se Lucy lo umilia sul campo da baseball e non riesce mai a rivolgere la parola alla ragazzina dei capelli rossi di cui è innamorato. Non smette mai di sperare, per questo ci piace. È una sorta di eroe coraggioso, l’amico che ti è sempre vicino e di cui ti puoi fidare. Accanto a lui, inconfondibili, Linus e la sua coperta, la piccola Sally e la magnifica Lucy, cinica e un po’ cattiva, ma non abbastanza da non abbandonarsi all’amore per Schroeder, il piccolo grande pianista innamorato della musica di Beethoven.

 

Forse non si può definire arte e non si può chiamare letteratura, ma il fumetto è l’incontro tra immagine e parola. È un linguaggio espressivo ben preciso che può contare su un seguito di fedelissimi e appassionati collezionisti. Negli anni si è ritagliato uno spazio sempre maggiore, un mercato vivace che ha aste dedicate e mostre in tutto il mondo. E se non è Snoopy, mille sono le storie da leggere e i personaggi da scoprire, senza fermarsi all’apparenza che sia un gioco da ragazzi.


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di Chiara Massimello

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L’arte è un elemento fondante della mia personalità, del mio lavoro, delle mie giornate. Sono storica dell’arte e dal 2013 lavoro come consulente per Christie’s. Ho curato e curo mostre e progetti editoriali e da anni seguo come advisor clienti privati con cui condivido il piacere per un bel dipinto, una bella mostra, o l’acquisto di un’opera importante per la loro collezione. Vivo tra Torino e Londra e viaggio molto per il mio lavoro.

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