Smart building: qual è lo stato dell’arte in Italia?

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Il volume complessivo degli investimenti in smart building in Italia ha superato gli 8 miliardi di euro nel 2019, ma solo 2 miliardi hanno riguardato soluzioni effettivamente smart. Si tratta di un mercato, che non ne ha ancora pienamente colto il valore. Perché e quali sono le stime per i prossimi anni?

Indice

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Oltre 8 miliardi di euro è il volume complessivo di investimenti in smart building in Italia nel 2019, ma solo 2 miliardi – relativi al 25% degli interventi effettuati – hanno riguardato soluzioni effettivamente smart, capaci cioè di trasformare o dotare un edificio di “intelligenza” e autonomia di gestione. Una cifra ancora limitata dovuta alla scarsa consapevolezza dei concreti vantaggi che questo tipo di edifici può assicurare ai suoi occupanti in termini di risparmio energetico e sicurezza, salute e benessere, e tuttavia destinata a crescere significativamente nel prossimo decennio, una volta superata la crisi da covid 19.
“Non è ben chiaro a tutti cosa si intenda per edifici intelligenti e quali e quanti vantaggi possano portare a chi li occupa”, ha dichiarato Federico Frattini, vicedirettore dell’E&S Group del Politecnico di Milano e curatore dello Smart building report 2020, dal quale è emerso che lo smart building è un ecosistema in grado di offrire diversi servizi suddivisi in sei aree: energy, safety, security, comfort, health e feneral services.
Il comparto si conferma essere un mercato particolarmente complesso in cui convergono diverse aree di competenza e diversi attori, variabili che richiederanno al settore un’evoluzione sempre più spinta verso un approccio integrato e di filiera che possa abilitare un accesso sempre più semplificato alle soluzioni da parte dell’utilizzatore.
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Investimenti 2019
Fonte: Smart building report 2020

Ma cosa potrebbe succedere nei prossimi 5 anni?

“Molto dipenderà dall’andamento del mercato immobiliare: il rinnovamento del parco tecnologico e la penetrazione di tecnologie smart, oggi non ancora sufficientemente diffuse, sono strettamente correlati allo sviluppo del comparto edilizio, che in Italia è molto più vecchio rispetto alla media europea –  ha spiegato Frattini – La realizzazione di nuovi edifici e la ristrutturazione di quelli esistenti, comprese le riqualificazioni di alcune aree dismesse, sono infatti al centro delle principali modifiche urbanistiche che molte città italiane vareranno nel prossimo decennio, interventi che fungeranno da traino al mercato degli smart building”.

 

Un ruolo importante è rivestito dall’aspetto normativo

Il superbonus si presenta sicuramente come una misura interessante per il mercato, che ha portato a una domanda sempre maggior di interventi da parte di privati e amministratori condominiali. “Questa misura permetterà di stimolare la riqualificazione del parco edilizio italiano con l’implementazione di interventi che difficilmente sarebbero stati realizzati senza un supporto incentivante. Esso, tuttavia, rappresenta oggi solo l’inizio di un virtuoso percorso di riqualificazione edilizia necessario al nostro Paese”, ha precisato Frattini.

 

Il ruolo delle startup

In questi termini, è da considerare anche il ruolo che potranno giocare le startup nel medio-lungo periodo, in qualità di provider di nuove soluzioni tecnologiche che potranno avere un impatto su questo settore e influenzare le strategie di innovazione ed i modelli di business degli operatori di mercato.  Il campione analizzato comprende 150 startup europee, statunitensi o israeliane private fondate tra il 2015 e il 2019, con almeno un finanziamento raccolto. “Le startup italiane purtroppo sono ancora poche, nonostante l’Europa sia meglio rappresentata rispetto agli Stati Uniti, che però hanno realtà mediamente più giovani e in grado di attrarre maggiori capitali di finanziamento (72% del totale). In particolare, l’ambito building devices&solutions (le tecnologie di generazione di energia, di efficienza energetica e che garantiscono il comfort, la sicurezza e la salute degli occupanti) risulta essere il più rilevante (79%), per il 40% rappresentato da tecnologie di efficienza energetica”, si legge nel report.


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di Stefania Pescarmona

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Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Giornalista professionista, è laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Torino. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor

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