Scure coronavirus sul risparmio gestito: -8,7 mld a marzo

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La mannaia della pandemia si abbatte a marzo sul risparmio gestito. I numeri di Assogestioni parlano chiaro, ma l’associazione evidenzia che si tratta di meno dell’1% di riscatti sul patrimonio complessivo in gestione

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In un solo mese il comparto si sgonfia di quasi l’1% a causa dei riscatti dei risparmiatori, con la flessione della raccolta per le gestioni collettive che ammonta a -10,5 miliardi

Il patrimonio complessivamente in gestione si attesta intorno ai 2.143 miliardi di euro: a febbraio era di 2.292 miliardi

Colpisce in particolare lo smobilizzo delle posizioni obbligazionarie (quasi 8,6 miliardi di riscatti). Ancora a febbraio infatti gli obbligazionari si confermavano i fondi del cuore dei risparmiatori italiani

Le avvisaglie c’erano già state nel mese di febbraio, quando le famiglie italiane drenavano 406 milioni di euro dalle scorte del risparmio gestito nazionale.
La mappa mensile di Assogestioni dice che a marzo il comparto si sgonfia di 8,7 miliardi di euro a causa dei deflussi. Il patrimonio complessivamente in gestione si attesta intorno ai 2.143 miliardi di euro (a febbraio era di 2.292 miliardi) per effetto della volatilità registrata sui mercati. Il 52% (1.114 miliardi) delle masse totali in gestione è investito nelle gestioni di portafoglio, mentre il restante 48% (1.028 miliardi) è impiegato nelle gestioni collettive.

Stando agli ultimi dati di Nomisma, sarebbero 9 milioni gli italiani preoccupati di dover dar fondo ai propri risparmi per fronteggiare la prolungata chiusura delle attività. Il 32% teme che nei prossimi sei mesi non riuscirà a far fronte alle spese legate alle utenze, mentre il 31% a quelle destinate ad assicurazioni e spese mediche. Addirittura il 29% teme di non riuscire a far fronte alle spese alimentari. Infine, il 25% teme la difficoltà di pagare l’affitto o le rate del mutuo.

Le gestioni collettive: fondi aperti e chiusi

Per quanto riguarda le gestioni collettive del risparmio, i riscatti travolgono i fondi aperti, che dicono addio a 10,7 miliardi di euro. Tengono invece i fondi chiusi, a galla con ingressi per 282 milioni. Colpisce in particolare lo smobilizzo delle posizioni obbligazionarie (quasi 8,6 miliardi di riscatti). A febbraio infatti gli obbligazionari si confermavano i fondi del cuore dei risparmiatori italiani, che vi versavano denari per 1,5 miliardi di euro. Delle tre categorie amate dai risparmiatori italiani (obbligazionari, bilanciati, monetari) rispetto a febbraio resistono solo i fondi monetari. In tempi di emergenza sanitaria piace più che mai la liquidità.

Tra i fondi aperti le preferenze dei sottoscrittori italiani vanno verso i prodotti monetari, che registrano ingressi per 6,2 miliardi di euro. Si tratta dell’unica categoria che mette a segno un risultato positivo nell’ambito dei fondi aperti. Fanno male infatti gli azionari (-4,1 miliardi), i bilanciati (-1 miliardi), i flessibili (-3,2 miliardi), gli hedge (-18 milioni).

Le gestioni di portafoglio invece mettono sorprendentemente a segno flussi in ingresso per 1,8 miliardi. L’epidemia Covid-19 impatta pesantemente sui riscatti da parte dei risparmiatori lungo tutto il mese.

In totale, la flessione netta della raccolta per le gestioni collettive ammonta quindi a -10,5 miliardi.

Ombre e luci sui protagonisti del gestito

Fra gli attori protagonisti dell’industria del risparmio gestito, il gruppo Generali vede ingressi netti di risparmi per 94,2 milioni di euro. Sorpresa anche per Anima Holding, che registra afflussi netti per 225 milioni. Il gruppo Intesa Sanpaolo invece vede riscatti complessivi per oltre 4 miliardi di euro; pesanti deflussi anche per Amundi group (-1,9 miliardi). Il dato di Poste Italiane, 2.891 miliardi di crescita del risparmio gestito nel solo mese di marzo, sarebbe dovuto a movimenti interni. Raggiunta da We Wealth, la società non ha commentato.

Fonte Assogestioni
Fonte Assogestioni

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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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