Rischio inflazione, fra gli economisti prevale la fiducia nella Fed

MIN

Due rialzi dei tassi entro il 2023: è lo scenario su cui convergono i 51 economisti accademici sondati dal Ft

WW Snippets test

Due rialzi dei tassi entro il 2023: è lo scenario su cui convergono i 51 economisti accademici sondati dal Financial Times

Per la maggioranza degli intervistati la Fed manterrà l’inflazione sotto controllo. Ma non mancano eccezioni illustri

Lo scorso maggio l’inflazione core degli Stati Uniti, l’indicatore di fondo che esclude le componenti più volatili del paniere, ha raggiunto il 3,8%, il livello più alto dal 1992. Secondo la Federal Reserve, tuttavia, i fattori che attualmente stanno gonfiando i prezzi sarebbero “temporanei”. Nel corso dell’ultima riunione, il Federal Open Market Committee ha confermato questo giudizio, anticipando, però, la cornice temporale nella quale viene previsto l’aumento dei tassi d’interesse dal 2024 al 2023
Secondo l’ultimo sondaggio condotto dal Financial Times e dal Global Markets della University of Chicago’s Booth School of Business, la maggioranza degli economisti accademici attribuisce una probabilità del 75% allo scenario in cui la Fed deciderà due rialzi dei tassi entro il 2023. Una mossa che innalzerebbe il costo del denaro di mezzo punto rispetto ai livelli attuali. Il secondo gruppo più consistente ritiene che questo copione sia probabile al 90%, mentre per tre economisti, sui 51 intervistati, il doppio rialzo al 2023 è da considerarsi una certezza.
Fra gli economisti accademici, inoltre, prevale la convinzione che la Fed riuscirà a tenere l’inflazione sotto controllo. Per oltre la metà degli intervistati è “piuttosto improbabile” che le aspettative sull’inflazione possano superare il 3% l’anno prossimo. Appena un economista su dieci ritiene “in qualche modo probabile” che le aspettative raggiungano tale livello nel 2022, mentre oltre uno su cinque reputa “molto improbabile” quest’eventualità.

La fiducia degli economisti sul fatto che la Fed abbia la situazione in mano non è un fatto scontato. A maggio, infatti, l’indice dei prezzi al consumo, quello più suscettibile a variazioni, ha raggiunto il 5%. E nello stesso mese l’indicatore più importante per l’orientamento della politica monetaria, il personal consumption expenditures (Pce) index ha raggiunto un livello del 3,4% annuo, ai massimi dal 1992; la sua versione “core”, nel frattempo ha segnato un 3,1%. Si tratta di livelli ben superiori al target del 2% “in media”, stabilito dalla Fed.

Di fronte a questi dati, sono comparsi anche commenti più scettici. Mohamed El-Erian, capo consigliere economico di Allianz, ha dichiarato a Cnbc di essere “preoccupato per la storia sull’inflazione”. Per il popolare analista “ogni giorno sono visibili evidenze” che dimostrerebbero come “l’inflazione non sia transitoria”. Secondo El-Erian la “Fed sta rimanendo indietro e potrebbe essere costretta rincorrere”.

Nicholas Bloom, un economista della Stanford University che ha partecipato al sondaggio del Ft, ha affermato, invece, che sarebbe “difficile immaginare un ambiente più favorevole all’inflazione”, rispetto a quello attuale. “La Fed, infatti, è stata aggressiva al massimo nel promuovere la crescita, e allo stesso tempo la politica fiscale è incredibilmente rilassata, mentre ci sono carenze sul lato dell’offerta”. La previsione degli economisti sondati dal Ft, però, è che i futuri interventi della Fed basteranno a invertire la rotta.

Ne sono meno convinti, invece, gli analisti Deutsche Bank, che il 7 giugno avevano descritto la sfida dell’inflazione come “la battaglia più dura degli ultimi 40 anni per i decisori politici”. Secondo la banca tedesca si è verificata una “reazione eccessiva agli errori del 2008”, che provocherà un surriscaldamento dei prezzi nel 2022. Il timore espresso dagli economisti di Db è che la Fed potrebbe agire in ritardo, creando danni maggiori rispetto a quelli che provocherebbe un aggiustamento più tempestivo. “In passato, la Fed non è stata in grado di invertire contro un aumento sostenuto dell’inflazione senza causare una recessione e potenzialmente un grande aumento della disoccupazione”, hanno affermato gli analisti di Deutsche, per i quali agire in ritardo renderà “l’evento molto più doloroso”.


Warning: Undefined variable $tags in /home/wedev_n84yt/webapps/staging/wp-content/themes/the-project/template-parts/content.php on line 277

di Alberto Battaglia

WW Snippets test

Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

Fai rendere di più la tua liquidità e il tuo patrimonio. Un’opportunità unica e utile ti aspetta gratuitamente.

Compila il form ed entra in contatto gratuitamente e senza impegno con l’advisor giusto per te grazie a YourAdvisor.

Articoli più letti

Ultime pubblicazioni

Magazine
Magazine N. 67 – aprile 2024
Magazine 66 – marzo 2024
Guide
Design

Collezionare la nuova arte fra due millenni

INVESTIRE IN BOND CON GLI ETF

I bond sono tornati: per anni la generazione di income e la diversificazione del rischio erano state erose dal prolungat...

Dossier, Outlook e Speciali
Più dati (e tech) al servizio del wealth
Il Trust in Italia