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Due rialzi dei tassi entro il 2023: è lo scenario su cui convergono i 51 economisti accademici sondati dal Financial Times
Per la maggioranza degli intervistati la Fed manterrà l’inflazione sotto controllo. Ma non mancano eccezioni illustri
La fiducia degli economisti sul fatto che la Fed abbia la situazione in mano non è un fatto scontato. A maggio, infatti, l’indice dei prezzi al consumo, quello più suscettibile a variazioni, ha raggiunto il 5%. E nello stesso mese l’indicatore più importante per l’orientamento della politica monetaria, il personal consumption expenditures (Pce) index ha raggiunto un livello del 3,4% annuo, ai massimi dal 1992; la sua versione “core”, nel frattempo ha segnato un 3,1%. Si tratta di livelli ben superiori al target del 2% “in media”, stabilito dalla Fed.
Nicholas Bloom, un economista della Stanford University che ha partecipato al sondaggio del Ft, ha affermato, invece, che sarebbe “difficile immaginare un ambiente più favorevole all’inflazione”, rispetto a quello attuale. “La Fed, infatti, è stata aggressiva al massimo nel promuovere la crescita, e allo stesso tempo la politica fiscale è incredibilmente rilassata, mentre ci sono carenze sul lato dell’offerta”. La previsione degli economisti sondati dal Ft, però, è che i futuri interventi della Fed basteranno a invertire la rotta.
Ne sono meno convinti, invece, gli analisti Deutsche Bank, che il 7 giugno avevano descritto la sfida dell’inflazione come “la battaglia più dura degli ultimi 40 anni per i decisori politici”. Secondo la banca tedesca si è verificata una “reazione eccessiva agli errori del 2008”, che provocherà un surriscaldamento dei prezzi nel 2022. Il timore espresso dagli economisti di Db è che la Fed potrebbe agire in ritardo, creando danni maggiori rispetto a quelli che provocherebbe un aggiustamento più tempestivo. “In passato, la Fed non è stata in grado di invertire contro un aumento sostenuto dell’inflazione senza causare una recessione e potenzialmente un grande aumento della disoccupazione”, hanno affermato gli analisti di Deutsche, per i quali agire in ritardo renderà “l’evento molto più doloroso”.

