Riparte il cantiere della riforma del sistema fiscale

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Al centro del dibattito ci sono l’alleggerimento della pressione fiscale sul ceto medio, la digitalizzazione del sistema e la decontribuzione

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Archiviate le elezioni regionali e il referendum si riapre il dibattito sulla riforma del sistema fiscale già in cantiere e la cui attuazione è prevista a partire dal 2021 e poi a seguire negli anni successivi. Sul tavolo ci sono la modifica dell’Irpef per alleggerire il ceto medio dalla pressione fiscale con l’introduzione di una aliquota intermedia al 33 o al 36% negli scaglioni di reddito dai 15mila e fino ai 55mila euro, oggi tassati rispettivamente al 27 e al 38%, la decontribuzione totale o parziale a beneficio delle imprese.
Per le partita Iva si ragiona sul superamento dell’attuale versamento dell’imposta con il sistema degli acconti e del saldo a favore di un sistema di tassazione per cassa che potrebbe prevedere un versamento delle imposte mese per mese sulla base di quanto si incassa effettivamente e al netto di quanto si spende per svolgere la propria attività, favorendo così gli investimenti in beni strumentali, i cui costi potrebbero essere subito dedotti dal reddito.

Il ministro dell’economia Roberto Gualtieri ha parlato in diverse occasioni di “una riforma della tassazione diretta e indiretta” che per l’Irpef dovrebbe ispirarsi al modello tedesco e dovrebbe portare a rivedere le detrazioni fiscali, mentre per l’Iva dovrebbe portare nelle intenzioni al taglio (temporaneo) delle aliquote per i settori più colpiti dall’emergenza sanitaria. Per l’avvio della manovra si stima una prima copertura di 5-6 miliardi di euro che dovrà essere finanziata con risorse interne.

“Bisogna partire dalle fondamenta”, ha dichiarato il direttore dell’Agenzia delle Entrate  Ernesto Maria Ruffini, tra i più attivi sostenitori della riforma  e che ha lanciato la proposta di raccogliere in cinque testi unici – imposte dirette, indirette, accertamento, riscossione e contenzioso – “una materia immensa di cui nemmeno gli esperti conoscono i confini”. “Una volta fatto ordine – ha aggiunto – ecco che bisogna iniziare a sfrondare. E cambiare”. Visione che ha poi confermato nell’audizione alla Camera del 14 settembre e in successivi eventi pubblici in cui ha sottolineato la necessità della riforma del fisco, puntando, tra l’altro, sulla semplificazione, su un contrasto all’evasione supportato sempre di più dal digitale e sul pieno utilizzo e interoperabilità delle banche dati, nel rispetto della privacy.

La strada del digitale, già intrapresa negli ultimi anni con il 730 precompilato, la fatturazione elettronica, i corrispettivi telematici fa parte di un processo di ammodernamento e controllo del sistema che era non più procrastinabile. Siamo all’inizio di un processo che avrà altre e successive fasi di sviluppo. Dal lato dell’Amministrazione finanziaria questo processo va visto nell’ottica anche di migliore il rapporto con cittadini, i professionisti e le imprese.

Come sottolineato da Enrico De Mita in un suo recente intervento, la storia dei tributi in Italia è soprattutto il succedersi di questioni, a volte politiche, a volte giuridiche, che non hanno ancora dato vita a un sistema. I temi più ricorrenti e importanti sono quelli della legalità, della parità di trattamento, della semplificazione legislativa, delle irrazionalità incostituzionali, del federalismo, della famiglia, della tutela del contribuente, dei giudici tributari, della formazione dei professionisti e dei magistrati, dei compiti della dottrina e dei rapporti di essa con la politica.

E almeno nelle intenzioni la riforma in discussione va in quella direzione.


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di Alessandro Montinari

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Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. E’ partner di Cavalluzzo Rizzi Caldart, studio boutique del centro di Milano. Dal 2019 collabora con We Wealth su temi legati ai beni da collezione e investimento.

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