La riforma fiscale parte con la revisione delle aliquote Irpef

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Basterà un anno e pochi mesi per realizzare l’ambizioso programma che la (ennesima) riforma fiscale si è prefisso? Forse non sarà una riforma particolarmente coraggiosa

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È bene ricordare che nel marzo 2023 scadrà la legislatura, e con essa svanirà qualunque delega legislativa conferita dal Parlamento all’esecutivo: in altri termini, mancano 15 mesi alla “mezzanotte legislativa”, dopo di che si ripartirà da capo. Lo scenario di elezioni anticipate, ovviamente, accorcerebbe ulteriormente tale arco temporale, con i medesimi effetti (ripartenza da zero).

La domanda non è oziosa: basterà un anno e pochi mesi per realizzare l’ambizioso programma che la (ennesima) riforma fiscale si è prefisso?
Non occorrono doti divinatorie per prevedere che soltanto qualche frammento della riforma verrà realizzato, e si può scommettere che i tanto sospirati “testi unici” della normativa fiscale non vedranno la luce nemmeno questa volta.
Scarso coraggio politico, o semplicemente specchio di una maggioranza così composita da poter contemplare tutto e il contrario di tutto, con l’effetto di un perfetto equilibrio (purtroppo) perfettamente statico: questa pare essere la didascalia del momento.

Per dovere di cronaca, occorre però segnalare che qualcosa si muove all’orizzonte, e, come spesso accade, si tratta dell’iniziativa forse più facile e immediata da assumere e, all’apparenza, foriera di consenso politico.
Parliamo della riforma delle aliquote Irpef: passano da cinque a quattro (siamo ancora lontani dalle due aliquote berlusconiane del 2010), grazie alla cancellazione di uno scaglione intermedio, e vedono un abbassamento limitato ad alcune fasce di reddito.
Più precisamente, fino a 15 mila euro l’aliquota resta invariata al 23%; da 15 mila a 28 mila euro l’aliquota scende di due punti, dal 27% al 25%; da 28 mila a 55 mila euro scende di tre punti, dal 38% al 35%, mentre oltre i 55 mila euro l’aliquota passa al 43% (eliminato, dunque, lo scaglione da 55 mila a 75 mila euro, che scontava il 41%).

Apparentemente, dunque, una riforma che favorisce i redditi bassi (fino a 55 mila euro), per penalizzare quelli medi (da 55 mila a 75 mila euro).
Deduzioni e detrazioni a parte (altra giungla), un’analisi più approfondita (Francesco Armillei – vedi Econopoly del 26 novembre scorso) fa però emergere come a beneficiare in misura maggiore della riduzione delle aliquote Irpef siano i decili più ricchi della popolazione: invero, le famiglie che rappresentano il quinto più povero della popolazione godranno (si fa per dire) di un taglio medio delle tasse inferiore all’1%; al contrario, le famiglie che rappresentano il quinto più ricco avranno un taglio medio del 2,7%.
Forse, in periodo di pandemia, sarebbe stato più generoso concentrare gli sforzi sulle fasce più deboli (attraverso una più ampia, quand’anche temporanea, no-tax area, ad esempio).
Va però sottolineato – il presidente del Consiglio ha ricordato che la riforma fiscale dev’essere organica e non frammentaria – che nell’area del privato (come della piccola impresa) sono purtroppo non infrequenti situazioni dove il reddito reale è diverso da quello dichiarato, con l’effetto che, in quelle situazioni, lo sconto fiscale ha il sapore della beffa (allo Stato).

Il rimedio è arcinoto: lotta all’evasione etc etc.
La solita retorica? L’Agenzia delle entrate dispone (per legge) dei dati bancari (come di altre informazioni rilevanti) di tutti noi: se è vero che è il momento di dare (e non di prendere – Draghi dixit), è anche il momento di spezzare uno degli ultimi tabù rimasti nell’immaginario collettivo italiano: pagare le tasse (tutte, con la speranza che un giorno calino anche quelle dei ricchi) non è da fessi.


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di Aldo Bisioli

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Laureato in Economia aziendale con il massimo dei voti presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano, dal 1997 svolge l’attività presso lo studio Biscozzi Nobili, in qualità di socio dal 2003. È iscritto all’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Milano dal 1992. Revisore contabile dal 1999, ora Revisore Legale. Specializzato in fiscalità d’impresa.

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