Riforma fiscale: Irpef a tre scaglioni e le altre principali novità

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L’intervento riformatore del governo sul fisco tocca molti punti, dalla tassazione diretta a quella indiretta, ai rapporti fisco-contribuente

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Uno degli aspetti più rilevanti della riforma è quello che concerne la revisione degli scaglioni Irpef

In campo Iva si pensa alla razionalizzazione delle aliquote e delle operazioni esenti

Sebbene sia ancora un documento non definitivo, la bozza della legge delega sul fisco sembra lasciar trasparire con ampi margini di certezza quale sarà lo scenario futuro del Paese dal punto di vista fiscale.

In attesa dell’approvazione, entro fine mese, da parte del Consiglio dei ministri, la bozza della legge delega si compone di 21 articoli, pensati, tra le altre cose, per assecondare le aspettative di chi attendeva da tempo un alleggerimento dei costi per le imprese, incamerare nuovo gettito e dire addio ad alcuni oneri fiscali.

Quali le principali novità?

Tra le molteplici novità contenute nella bozza, si segnala:

  • la possibilità di applicare il regime agevolativo della cedolare secca anche per gli immobili non abitativi
  • introduzione della nuova Ires a due aliquote (al 15% e 24%) per le imprese che stanziano una quota di reddito per assumere o investire
  • introduzione del tributo unico al posto di imposta di bollo, imposta catastale e ipotecaria
  • Introduzione della flax tax incrementale per i redditi che si vanno ad aggiungere a quelli del periodo di imposta precedente
  • riformulazione dei redditi di natura finanziaria, con raggruppamento dei redditi di capitale e dei redditi diversi di natura finanziaria e applicazione del metodo di tassazione per cassa
  • introduzione di nuove agevolazioni su previdenza complementare e casse previdenziali
  • superamento della disciplina vigente prevista per le società di comodo
  • razionalizzazione degli obblighi dichiarativi con riduzione degli adempimenti e armonizzazione dei termini tributari, dichiarativi e di versamento.

Irpef

Il progetto del Governo è di ridurre la pressione fiscale anche attraverso la previsione di soli 3 scaglioni Irpef e aliquote più basse.

In buona sostanza si passerebbe da 4 a 3 scaglioni, tramite l’unione dei due scaglioni centrali (aliquota del 25% e 35%), mantenendo invece invariata al 43% l’aliquota per chi dichiara di superare i 50 mila euro annui.

La “crasi” tra i due scaglioni centrali andrebbe a interessare la fascia di coloro che dichiarano redditi tra i 28 e i 50 mila euro: questi soggetti, per certi versi, sarebbero avvantaggiati dalla riforma potendo contare su un risparmio che aumenta all’aumentare del reddito.

Si manterrebbero pertanto 3 aliquote estendendo:

  • la flat tax incrementale ai lavoratori dipendenti 
  • la c.d. no tax area per dipendenti e pensionati.

Sempre in campo Irpef, per il lavoro dipendente è prevista la semplificazione delle norme sui fringe benefit.

Iva

Tra le ipotesi vi è anche l’idea di ridurre l’Iva sui beni di prima necessità, riducendo le aliquote o perfino azzerandole. Tuttavia, l’Iva è un tributo armonizzato e benché la normativa europea contempli l’ipotesi di Iva a zero rispetto a determinate categorie di prodotti, la questione relativa alla riformulazione dell’imposta sul valore aggiunto necessita di essere discussa anche tenendo conto dei rilievi di Bruxelles.


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di Nicola Dimitri

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Redattore e coordinatore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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