Quali prospettive per l’Italia: il punto su Nadef, debito pubblico e regole europee

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La circostanza che il governo abbia rinunciato con la Nadef a perseguire una riduzione del rapporto debito/Pil lo indebolisce nella contrattazione finale con gli altri Paesi rispetto all’implementazione delle nuove regole fiscali europee

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Se si guarda alla complessità geopolitica attuale e al riacutizzarsi di tensioni che incidono sulle catene globali del valore, le prospettive di crescita del Pil indicate nella Nadef sembrano obiettivi difficili da raggiungere

C’è la possibilità che nella primavera del 2024 la Commissione apra una procedura per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia

Quali sono le previsioni della Nadef sulla crescita del Pil?

Come osserva uno studio rilasciato dall’Osservatorio sui conti pubblici della Cattolica, (OCPI), quanto alla crescita del PIL indicate nella Nadef le prospettive sembrano ottimistiche e persino migliori di quelle effettuate dagli analisti esterni (per il 2023 + 0,8 per il 2024 +1,2 e il 2025 + 1,4 per cento). Tuttavia, occorre notare che anche solo per raggiungere lo 0,8 per cento in media annua occorre che il Pil registri un discreto rimbalzo. Circostanza, questa, non particolarmente facile dal momento che la situazione economica sembra andare incontro ad un peggioramento.

Per arrivare ai tassi di crescita previsti dal governo, segnalano gli analisti dell’OCPI, nel 2024-25 sarebbe necessario mantenere una crescita trimestrale dello 0,3-0,4 per cento nel corso del biennio, a tassi quindi più alti di quelli considerati nella stessa Nadef.

Non si tratta certamente di tassi di crescita impossibili, ma se si guarda alla complessità geopolitica attuale e al riacutizzarsi di tensioni che incidono sulle catene globali del valore, si tratta di obiettivi difficili da raggiungere.

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Quanto la Nadef è compatibile con le nuove regole europee?

Come specifica OCPI, con la Nadef, il governo non solo ha aumentato l’indebitamento netto previsto nel 2023 e 2024 rispetto a quanto ipotizzato nel Def (dal 4,5 al 5,3 per cento del Pil nel 2023 e dal 3,7 al 4,3 per cento nel 2024), ma ha anche rimandato al 2026 (invece che al 2025) il ritorno del deficit al di sotto della soglia del 3 per cento.

Questo circostanza accresce la possibilità che nella primavera del 2024 la Commissione apra una procedura per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia, con tutte le inevitabili conseguenze in termini di percezioni sulla rischiosità del Paese.

La Nadef propone la rinuncia a un percorso di riduzione del rapporto debito/Pil, che resta sostanzialmente invariato nel triennio di previsione. 

Benché questa decisione abbia già avuto immediati effetti negativi sui mercati finanziari (con l’incremento dello spread), essa non necessariamente viola le nuove regole, nel senso che queste si concentrano su un percorso pluriannuale di riduzione della crescita della spesa netta che solo nel medio periodo (cioè, alla fine del processo di aggiustamento) deve comportare una riduzione del rapporto debito/Pil.

Tuttavia la circostanza che il governo abbia rinunciato con la Nadef a perseguire una riduzione del rapporto debito/Pil lo indebolisce nella contrattazione finale con gli altri Paesi rispetto all’implementazione delle nuove regole fiscali europee.


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di Nicola Dimitri

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Redattore e coordinatore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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