Profumo bacchetta l’Esg: “Senza sicurezza non c’è sostenibilità”

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I titoli del settore difesa vengono spesso esclusi dalle strategie Esg: i loro top manager, fra cui l’ad di Leonardo, iniziano ribellarsi

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Le azioni del “peccato”, un tempo ritenute particolarmente attraenti per gli investitori, ormai hanno perso gran parte del loro appeal. Per “sin stocks” si intendono i titoli di società attive in settori dalle ricadute negative sulla società: ad esempio l’industria dei combustibili fossili, del tabacco o dell’alcol. La costante crescita degli asset gestiti con criteri di esclusione Esg, i rating di sostenibilità ambientale, sociale e di governance, però starebbe colpendo anche un settore che non tutti ritengono poi così “immorale”: quello degli armamenti e della difesa.

Secondo una ricognizione dei manager europei a capo di questo settore, effettuata dal Financial Times, la Esg-mania rischia di rendere più costosi gli investimenti delle società attive sul fronte della sicurezza nazionale, considerata da sempre strategica per la gran parte degli Stati. A esprimersi in modo molto critico è stato proprio Alessandro Profumo, ad dell’impresa leader del settore difesa in Italia, Leonardo: “E’ importante che le iniziative sulla finanza sostenibile non contraddicano altre politiche dell’Ue”, ha detto Profumo, secondo il quale le misure dell’Ue dovrebbero “riconoscere l’importanza dell’industria la difesa è parte della sostenibilità e deve essere riconosciuta come tale. Senza sicurezza non possiamo avere sostenibilità”.

Profumo non è il solo ad aver sollecitato una maggiore consapevolezza sull’impatto positivo che il settore difesa avrebbe sulla società nel suo complesso. “Se per qualsiasi motivo i settori vengono esclusi, allora ci si limita e alla fine si perde l’opportunità di buoni ritorni”, aveva detto a novembre Roger Carr, presidente della BAE, la principale società del settore difesa nel Regno Unito, “dobbiamo aiutare l’industria a fare in modo che questo settore non sia su un gradino cattivo e sia compreso per il valore che crea e per l’etica e i principi che adotta nel modo in cui fornisce il suo prodotto”.

Dello stesso avviso anche il colosso della difesa francese Thales: “In qualità di progettisti di molte soluzioni innovative per un mondo più verde, più sicuro e più inclusivo, non capiamo come la sicurezza informatica, in cui siamo un attore di primo piano, possa essere vista come un’attività Esg positiva mentre altri elementi del nostro portafoglio di prodotti come radar, sonar e sistemi di comunicazione militare che contribuiscono alla sicurezza fisica sono visti come un’attività Esg negativa”, ha dichiarato Bertrand Delcaire, responsabile delle relazioni con gli investitori di Thales.

Che le armi piacciano poco agli investitori e che quindi finiscano con l’essere escluse nelle strategie Esg è evidente. Già prima dell’arrivo della pandemia le azioni del comparto difesa europee avevano iniziato a sottoperformare rispetto all’indice di riferimento. Quelle europee del resto dovrebbero essere le azioni defence più esposte all’ascesa della finanza green, data la sua maggiore rilevanza nel Vecchio Continente. Negli ultimi 12 mesi l’indice del settore STOXX Europe Total Market Aerospace & Defense Index ha sottoperformato di circa 20 punti percentuali rispetto l’Euro Stoxx 600. E negli ultimi 24 mesi la sottoperformance arriva a 39 punti, a causa di un maggiore impatto del Covid-crash.

Secondo l’ad di BAE, Charles Woodburn, l’Esg avrebbe avuto un ruolo su tutto questo. “I titoli europei della difesa sono scambiati a multipli ridotti rispetto a quelli delle colleghe statunitensi, come risultato dell’adozione di criteri Esg più rigorosi da parte degli investitori”, ha dichiarato al Ft. Il problema si aggrava quando le esclusioni Esg sono fatte con la “grana grossa”, le cosiddette Blanket Esg exclusions: “non hanno vie di mezzo” ha dichiarato un dirigente europeo al quotidiano britannico, “non ha senso escludere da un fondo Esg tutte le aziende che hanno semplicemente più del 5 o del 10% delle vendite nella difesa, senza guardare attentamente i prodotti che effettivamente fanno”. Un radar militare non è come un missile terra-aria, ma per alcuni fondi non fa molta differenza.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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