Perché le criptovalute in Africa possono sfondare

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L’instabilità delle monete fiat e le carenze delle istituzioni finanziarie stanno spingendo Bitcoin in Nigeria, Kenya e altri Paesi

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Un focus della società di ricerca Chainalysis ha mostrato come il mercato delle criptovalute stia crescendo rapidamente in Africa, con incremento del 1200% lo scorso anno

La svalutazione disinvolta delle monete nazionali e l’elevata percentuale di soggetti sprovvisti di un conto bancario sono alcune delle ragioni che potrebbero fare dell’Africa un terreno ideale per l’espansione delle criptovalute. Ma non nel regno della speculazione, bensì in quello dei pagamenti.

Secondo la società di ricerca Chainalysis, nel 2020 la dimensione del mercato delle criptovalute in Africa è cresciuto più del 1200%, spinto dalla crescente adozione di Bitcoin e simili da parte dei residenti in Nigeria, Kenya, Sudafrica e Tanzania. Si tratta di Paesi presenti nella top 20 dei Paesi per utilizzo delle criptovalute.

In generale, le criptovalute non sono considerate un mezzo di pagamento efficiente nei Paesi sviluppati in cui la moneta ufficiale mantiene un valore stabile e quasi chiunque può eseguire pagamenti elettronici, in tempi ragionevoli, usando i circuiti tradizionali. Come avevamo visto nel caso dell’Afghanistan, il discorso cambia radicalmente nei Paesi finanziariamente più instabili. L’Africa, in questo senso, sembra un continente in cui i trasferimenti di valore disintermediati possono dare il meglio di sé: nel 2014 la Banca Mondiale aveva calcolato che il 66% della popolazione in Africa sub-sahariana risultava “unbanked” e, secondo stime più recenti, si sarebbe scesi ad un ancora elevato 57% (nella media di tutto il continente). Lo scambio di valore sulla blockchain richiede solo il possesso di uno smartphone e sta diventando un’alternativa sempre più utilizzata per i pagamenti elettronici in Africa.

La bassa diffusione dei conti bancari, però, è solo uno dei fattori che potrebbe favorire l’ulteriore adozione delle criptovalute nel continente. La crisi-Covid, infatti, ha spinto diverse banche centrali a deprezzare le monete nazionali, incoraggiando così la fuga verso le alternative crypto. Con svalutazione monetaria osservata nei primi mesi della crisi Covid sui mercati in Kenya e Nigeria, sono cresciuti, in contemporanea, anche i volumi di scambio di criptovalute sulle piattaforme P2P locali. E’ avvenuta, in sostanza, una conversione da moneta nazionale a digitale per evitare ulteriori perdite nel potere d’acquisto. Dire che criptovalute sono come una riserva di valore è un’affermazione ben più rilevante, quando l’aumento dei prezzi viaggia fra il 12 e il 18% – come avvenuto in Nigeria negli ultimi due anni.

“Se stai lavorando con un partner in Cina per importare beni da vendere in Nigeria o Kenya, può essere difficile inviare abbastanza valuta fiat in Cina per completare gli acquisti”, ha dichiarato a Chainalysis il fondatore e coo di Paxful una piattaforma P2P, Artur Schaback, “spesso è più facile comprare Bitcoin localmente su uno scambio P2P e poi inviarlo al tuo partner”.

Ad incentivare l’adozione delle criptovalute in Africa, infine, sono le limitazioni che vari governi hanno introdotto sui trasferimenti di denaro all’estero. Oltre alla grande fetta di rimesse proveniente dai Paesi occidentali, infatti, esiste un consistente movimento di denaro dovuto alle migrazioni interne alla stessa Africa. Un flusso che si muove dai Paesi più poveri a quelli che offrono maggiori opportunità, come la Nigeria. “Se il governo limita rigorosamente la quantità di denaro che le persone possono inviare all’estero” ha dichiarato Schaback, “diventeranno creativi e si rivolgeranno alle criptovalute”, ci ha detto. Consapevoli della crescente avversione alla moneta nazionale, le autorità nigeriane hanno proibito alle banche di fornire servizi collegati alle criptovalute. Gli effetti concreti della stretta sono stati limitati dal momento che le persone hanno trovato altri mezzi per scambiare valore, da moneta fiat a moneta digitale.

Su Paxful, la crescita degli scambi nell’ultimo anno è stata del 57% in Nigeria e del 300% in Kenya: “In molti di questi mercati di frontiera, le persone non possono inviare denaro dai loro conti bancari a un exchange centralizzato, quindi si affidano al P2P”. La crescita del volume degli scambi nelle due più importanti piattaforme di scambio P2P, LocalBitcoin e Paxful, mostrano con chiarezza il trend di crescente domanda di criptovalute in Nigeria, Kenya, Ghana e Sudafrica.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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