Paradossi pandemici: aumentano gli aiuti ma anche le famiglie povere

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La crisi pandemica ha avuto un impatto molto marcato sui redditi familiari e sugli indici di povertà e lascia in eredità un inasprimento della pressione fiscale a carico delle famiglie italiane

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Le famiglie italiane, nonostante gli aiuti pubblici introdotti dallo Stato per fronteggiare le contrazioni pandemiche, rimangono penalizzate dall’aumento della pressione fiscale

Solo un’efficace riforma fiscale può permettere di ridurre gli squilibri generati a seguito della pandemia, incidere in senso positivo sulla ricchezza delle famiglie e aiutare i nuclei che vivono al di sotto della soglia di povertà a migliorare la propria condizione

Nell’ultimo anno, con riferimento al benessere delle famiglie italiane si avverte una discrasia tra la percezione della ricchezza e, invece, il modo concreto in cui questa si articola e si conserva.

Infatti, come rileva un approfondito studio rilasciato dall’Osservatorio sulle famiglie italiane della Fondazione Nazionale dei Commercialisti, benché le agevolazioni, gli aiuti, i sussidi, erogati a favore delle famiglie italiane per rispondere agli effetti della crisi sanitaria siano stati molteplici, non si sono dimostrati però sufficienti per impedire l’aumento della povertà.

Un simile scenario, pertanto, dà vita ad un paradosso: proprio nel momento in cui, come mai prima d’ora, lo Stato è intervenuto erogando fondi a favore di individui, imprese e famiglie, la pressione fiscale ha ripreso a crescere, insistendo – in senso negativo – soprattutto sui nuclei più poveri, dotati di meno strumenti economico-finanziari per reagire alla crisi.
I numeri messi in evidenza dal report in commento sono chiari: nell’ultimo anno la pressione fiscale a carico delle famiglie è cresciuta di 1 punto Pil; le famiglie rientranti nella soglia della povertà assoluta sono aumentate del 20% rispetto al 2019, con +333 mila unità; i consumi finali delle famiglie si sono ridotti notevolmente, scendendo di quasi 11 punti percentuale.

In questi termini, i dati restituiti dall’analisi in esame aprono a uno scenario diverso rispetto alla tendenza che, negli ultimi anni, si era registrata come reazione alla crisi del 2009 e, anzi, evidenziano un indebolimento della ricchezza accumulata dalle famiglie più povere. Accumulata con fatica tanto per l’innata propensione al risparmio degli italiani, quanto per le misure – come il reddito di cittadinanza – poste a sostegno delle fasce più deboli.

A voler andare a individuare le cause di questo fenomeno paradossale, e per certi versi inaspettato, si scopre che l’aumento della pressione fiscale (che ha inciso sulla ricchezza delle famiglie) è avvenuto a causa della rigidità del gettito delle imposte dirette in rapporto al calo del Pil. In particolare, come si apprende dal report, ad aver inciso in maniera determinante su tale aumento è stato il gettito erariale dell’Irpef, dell’Imu e della Tasi, cresciuto rispettivamente di 11,7 miliardi (+7,2%), e di 11,1 miliardi di euro.

Chiaramente, la pandemia ha riversato i suoi effetti in modo diverso sui nuclei familiari, colpendo soprattutto le famiglie già in precedenza deboli economicamente.

A partire da marzo 2020, infatti, per un verso, il calo dei consumi registrato nelle fasi di lockdown, ha permesso alle famiglie abbienti di incrementare il risparmio privato (sotto forma di depositi bancari), consolidando la loro ricchezza; per un altro, gli aiuti pubblici erogati dallo Stato e destinati ai nuclei meno ricchi non sono stati sufficienti per compensare le perdite economiche subite dai diretti interessati.

Altrimenti detto, la condizione di isolamento ha favorito i ricchi che hanno maggiormente risparmiato, ma non i poveri: la rinuncia alle entrate a cui è andata incontro la fascia sociale più debole non è stata compensata dagli aiuti messi in campo dallo Stato.

E per il futuro? La tendenza sembra non cambiare.

Come si apprende dal documento dell’Osservatorio sulle famiglie, infatti, anche se a partire da gennaio 2021 si è registrato un aumento della spesa da parte delle famiglie, il gap ormai creatosi da marzo 2020 è talmente marcato che non potrà essere ridotto a stretto giro. Al contrario, con ogni probabilità nel corso del 2021 gli squilibri (già presenti in precedenza, ma approfonditi dal momento pandemico) sono destinati a crescere.


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di Nicola Dimitri

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Redattore e coordinatore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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