Paradisi fiscali. Aggiornata la black list dell’Ue

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Al fine di migliorare la propria governance fiscale l’Ue si è dotata di una black list per individuare le giurisdizioni considerate non cooperative

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Nel quadro di un processo dinamico di monitoraggio i Paesi che si dimostrano collaborativi vengono eliminati dalla lista nera dell’Ue

A fronte dell’ultimo aggiornamento, l’elenco Ue dei paradisi fiscali si riduce da dodici a nove

In un contesto globalizzato, in cui, conseguentemente anche i fenomeni di concorrenza sleale prescindono da confini geografici, l’Unione europea, al fine di migliorare la propria governance fiscale, si è dotata di una black list per individuare le giurisdizioni considerate non cooperative.
Detto strumento, è stato adottato a partire dal 2016 con l’aperto intento di contrastare la frode, il riciclaggio, l’elusione e l’evasione fiscale; dunque, tutte quelle condotte che – in misura diversa e con differenti conseguenze – consistono nell’ottenimento di un indebito vantaggio fiscale mediante la sottrazione a imposte di capitali.
Tramite questa lista, gli Stati membri inducono i Paesi extra-Ue, considerati non cooperativi sul piano fiscale, ad attuare le riforme necessarie interne per limitare le prassi fiscali domestiche anticoncorrenziali, in quanto tese a incoraggiare condotte abusive da parte delle imprese, che erodono i gettiti fiscali degli Stati membri da cui provengono.

In questi termini, le giurisdizioni non conformi vengono inserite nella black list; quelle che, invece, diventano conformi, adeguandosi agli standard richiesti dall’Ue, sono rimosse dalla lista dei Paesi non collaborativi in materia fiscale.

La lista Ue è aggiornata e riveduta regolarmente nel quadro di un processo dinamico di monitoraggio delle misure attuate dalle giurisdizioni per onorare gli impegni assunti.

Ebbene, per tenere traccia delle modifiche in entrate e in uscita che vengono apportate alla black list dell’Ue e individuare, di volta in volta, le giurisdizioni cooperative e quelle meno, in maniera ciclica, segnatamente due volte l’anno, vengono apportate delle revisioni o degli aggiornamenti.

In questo senso, dall’ultima revisione (ottobre 2021) è emerso che dalla lista dei paradisi fiscali sono state espunte le giurisdizioni di Anguilla, Dominica e Seychelles.

Questi Stati, notoriamente considerati come giurisdizioni non collaborative ai fini fiscali, sono stati inseriti in un documento “sullo stato di avanzamento” del processo di monitoraggio; documento che include tutti i Paesi che – benché non ancora collaborativi – hanno in corso dei processi di riforma delle legislazioni interne per divenire, nel tempo, conformi agli standard fiscali internazionali di buona governance fiscale.

Di particolare interesse risulta la circostanza che le Seychelles siano state rimosse dall’elenco Ue dei paesi black list, stante il fatto detto arcipelago, nei Pandora Papers, è indicato come una delle principali destinazioni per le società offshore.

A fronte dell’ultimo aggiornamento, l’elenco Ue dei paradisi fiscali si riduce da dodici a nove territori: Samoa americane, Fiji, Guam, Palau, Panama, Samoa, Trinidad e Tobago, Isole Vergini americane e Vanuatu.


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di Nicola Dimitri

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Redattore e coordinatore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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