Orologi vintage, prezzi in calo o no? Fattori contrastanti

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Le ultime analisi di mercato sembrano evidenziare una diminuzione del prezzo medio per l’orologio di lusso usato. È davvero così? Fattori contrastanti influenzano il mercato secondario dei segnatempo più richiesti

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Buone notizie per i collezionisti (un po’ meno per chi vuol vendere) a caccia di occasioni: i prezzi degli orologi di seconda mano sono in calo. Secondo l’indice di mercato di WatchCharts.com (che analizza l’andamento sul mercato secondario di 60 orologi delle 10 principali marche di lusso) i prezzi medi sono scesi costantemente dal picco di marzo/aprile del 2022. Lo riportano recenti analisi di Credit Suisse e Morgan Stanley. Gli ultimi dati mostrano un calo del 13% su base annua. Il marchio che ha registrato il calo più significativo nei valori del “secondo polso” è Rolex, il brand più movimentato: è quello che ha anche registrato i maggiori aumenti e che ha i valori assoluti più alti; ma è sceso del 21% su base annua a febbraio (il riferimento specifico è al modello Daytona). 

I prezzi di Omega invece sono scesi del 9%, quelli di Audemars Piguet del 15%, quelli di Patek Philippe del 13%; TAG Heuer scende del 5% e IWC del 2%. Tuttavia la fascia alta del mercato è ancora significativamente al di sopra dei livelli pre pandemici. Il numero di orologi svizzeri di lusso prodotti ogni anno resta limitato, e la domanda continua a superare l’offerta. In particolare, continuano a influire sul mercato alcune caratteristiche tipiche del periodo covid, sintetizzabili in un surplus di risparmio che alimenta la domanda (e quindi il premio) per i modelli più scarsi.

Con l’aumentare della volatilità del contesto economico, è arrivata sul mercato un’ulteriore ondata di orologi usati, contestualmente all’annuncio di Rolex del lancio del suo programma di certificazione del secondo polso (Certified Pre-Owner), fattore che potrebbe esercitare pressioni al ribasso sui prezzi degli orologi che ne sono privi. 

Orologi vintage, fra azioni e collezioni

Secondo gli analisti di Credit Suisse, dal punto di vista azionario, gli orologi rappresentano «un settore del lusso che potrebbe subire pressioni strutturali (al ribasso, ndr) a lungo termine, anche se la fascia alta del mercato dovrebbe dimostrarsi più resistente. Nel breve termine, gli orologi (e in misura minore la gioielleria) tendono a sottoperformare il soft luxury in fase di contrazione economica. Preferiamo Watches of Switzerland (outperform), data l’esposizione alla fascia alta del mercato (compreso Rolex), rispetto a Richemont (neutrale) che, a parte Cartier, ha un posizionamento dei marchi più eterogeneo, e Swatch (underperform), con una maggiore esposizione ai marchi di orologi di fascia bassa». 

Anche gli analisti di Morgan Stanley ritengono che i prezzi degli orologi Rolex, Patek Philippe e Audemars Piguet usati più diffusi siano destinati a ridursi ulteriormente, dato che «il mercato è stato inondato dall’offerta», come sottolinea l’analista del lusso Edouard Aubin. «Abbiamo notato un aumento significativo dello scarico di scorte di orologi nel mercato secondario da parte dei singoli investitori», quando non dei rivenditori. «Considerando l’attuale stock di orologi in vendita e il peggioramento del contesto macroeconomico, ci aspettiamo che i prezzi dell’usato subiscano un’ulteriore contrazione trimestre su trimestre». 

Secondo un’inchiesta condotta dal Ft, alcuni commercianti di Rolex, dati i prezzi sul mercato secondario superiori anche di 10 volte a quelli di listino, preferirebbero vendere i propri tesori al di fuori del canale primario, andandone ad aumentare l’offerta. I marchi più richiesti restano Rolex, Patek e Audemars Piguet, rappresentando congiuntamente il 71% del valore totale scambiato nel mercato secondario. Secondo l’analisi di Morgan Stanley, lo scorso anno i prezzi degli orologi vintage sono diminuiti meno di quelli di molte altre classi di attività. Inoltre – sempre secondo gli analisti – sebbene i prezzi dei 30 orologi Rolex più scambiati del segmento della seconda mano siano scesi dell’8% nell’ultimo trimestre 2022, sono comunque cresciuti cumulativamente del 21% da gennaio 2021.


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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