Orologi senza crisi, i guanti bianchi dell’asta Phillips

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Nel primo weekend di novembre le aste di Phillips sono state a base di orologi d’epoca. Tra un successo degno di white glove, vincono gli orologi “genuini” aspettando quelli del nuovo millennio. E il mercato è sano come non mai

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Grande successo per le due aste organizzate da Phillips, “The Geneva Watch Auction: XII” e “RETROSPECTIVE: 2000 – 2020” che rispettivamente hanno totalizzato 25 milioni e 13,5 milioni di franchi. We Wealth con l’aiuto di Alfredo Paramico, esperto e collezionista di orologi d’epoca, ha cercato di mettere in luce i lotti più interessanti, evidenziando al contempo i trend in atto e lo stato di salute del mercato.

Tra rarità e storia, nell’asta Phillips vince la bellezza

173 su 178 lotti, ovvero il 97% per volume e il 98% per valore. 25 milioni di franchi, 12 in più del previsto. 5.550.999 dollari per un esemplare estremamente raro di un Patek Philippe, referenza 2523/1 in oro rosa. Sono questi i numeri dell’asta “The Geneva Watch Auction”, alla seconda sua seconda puntata quest’anno.

Dai classici Patek Philippe ai moderni Audemars Piguet, gli spunti sono molti. Tra i primi, ben sei dei dieci lotti aggiudicati al maggiore prezzo portano il nome della casa di Ginevra, spicca il lotto 38. Si tratta di una referenza 6234 Breguet estremamente rara dalla cassa in oro giallo. Ma più che per la rarità, i 302 mila franchi spesi per indossarlo sono da attribuirsi allo stato di preservazione. “Questo orologio, il cui valore di per sé non supererebbe i 120 mila euro, è stato aggiudicato a più del doppio perché in condizioni molto genuine” sottolinea Paramico, che puntualizza che spesso orologi con anche qualche scalfittura del tempo sono preferiti rispetto ad orologi restaurati.

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Patek Philippe, ref. 6234
Anche fronte Rolex il discorso è sempre lo stesso. La bellezza paga al pari della rarità. È il caso di una semplice referenza 6234 dalla cassa in oro giallo. “È un orologio di per sé banale che si può trovare facilmente. Ma credo di poter dire, parlando di categoria anni ’50, che era il lotto dalle condizioni migliori” afferma Paramico. Secondo l’esperto invece c’è da segnalare una leggera flessione d’interesse verso i Rolex anni ’70-’80. I Daytona e i Paul Newman, protagonisti di una corsa al rialzo importante negli ultimi anni, hanno raggiunto quotazioni consolidate. Un Jhon player special, il Paul Newman in oro giallo, ref. 6241, è stato venduto per 780 mila franchi. Tanto ma non troppo, considerando che il limite alto del range di stima era stato fissato a un 1,2 milioni di franchi.
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Rolex, ref. 6234

Altro trend da evidenziare è il grande interesse che si sta creando attorno ad Audemars Piguet. “In questi ultimi anni abbiamo assistito a un trend molto positivo per certi orologi che hanno fatto la storia dell’orologeria. Esempi di pietre miliari sono il Rolex con daytona, il Patek Philippe con nautilius, l’Omega con lo speedmaster. All’appello mancava l’Audemars Piguet offshore, ma ora il mondo del collezionismo si sta accorgendo della rarità di questo modello”. Il lotto 162, belissimo calendario perpetuo oro rosa, è stato venduto sopra i 200 mila dollari.

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Audemars Piguet, offshore

L’asta Phillips: millennial e in guanto bianco

Risultato eccezionale per l’asta tematica “RETROSPECTIVE: 2000 – 2020” che, a differenza della più ampia e varia Geneva Watch Auction, si è concentrata sugli orologi prodotti nel nuovo millennio. 95 su 95, white glove e standing ovation per Phillips. “Il white glove testimonia la bravura di Philips che ha presentato un bellissimo catalogo conducendo una selezione estremamente rigida e di autentica qualità” commenta Paramico. A fare da padrone un Phillipe Dufour, prezzo stimato tra i 200 e i 400 mila franchi, prezzo d’aggiudicazione pari a 1,3 milioni. “Giustificare un prezzo così elevato per un Dofour è difficile. Ma insieme ad altri, come Genta, è uno dei marchi più creativi degli ultimi anni. Capolavori per stile e meccanica” afferma Paramico.

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Phillipe Dufour, ventesimo anniversario modello Simplicity

Mercato in grande spolvero

Al di là dei trend e dei lotti più interessanti i numeri certificano un mercato mai come ora così in salute. “I prezzi, seppure inferiori a quelli visti a giugno, sono sostenuti e sono coerenti con le logiche di mercato” spiega Paramico, che vede in questa razionalizzazione di prezzo, rispetto ai valori estivi, probabilmente in parte dopati dagli ingenti stimoli all’economia, un bene per imercato. A spiegare il leggero calo ci potrebbe essere anche il discorso delle aste online. “Quando si è ad un‘asta in presenza si crea un’empatia tra la sala e il battitore e questo porta spesso a prezzi di aggiudicazioni più alti” conclude Paramico.


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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