Non c’è futuro senza Dlt: digital asset in cerca di regole

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La finanza guarda con sempre più interesse ai digital asset, ma i tempi per una regolamentazione europea sono lunghi. Ecco perchè urge un intervento normativo nazionale

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Mercoledì al Salone del Risparmio si è tenuta la conferenza dal titolo “Digital asset: tra sperimentazione e regolamentazione”. Tra gli ospiti anche Paolo Ciocca, Commissario Consob

A livello eu sono tre i regolamenti di riferimento: Micar (la cornice regolamentare di base per la finanza digitale), Pilot (sulla sperimentazione delle infrastrutture di mercato con il Fintech) e Dora (cybersecurity)

“Il mio sogno è che l’Italia possa anticipare a livello nazionale i contenuti di Micar e Pilot, perchè altri sono già partiti con le sperimentazioni” ha detto Ciocca

Ora o mai più: l’Italia non può più aspettare. La crescita del Paese passa (anche) per il digitale, ma senza regolamentazione non si va molto lontani. E così per investitori e imprese è diventata una chiara esigenza quella di dotare l’Italia, al pari di altri Stati europei tra cui Francia e Germania, di una cornice legislativa che consenta l’emissione e la circolazione in forma digitale di strumenti finanziari tramite tecnologie basate su registri distribuiti (Distributed Ledger Technologies).

A fare il punto sul tema è stata la conferenza “Digital asset: tra sperimentazione e regolamentazione”, organizzata dal Comitato Digital di Assogestioni, tenutasi mercoledì al salone del risparmio gestito.  Nel corso del tavolo di lavoro è intervenuto Paolo Ciocca, Commissario Consob, che si è soffermato sullo stadio di avanzamento di Micar e Pilot, i due regolamenti europei che fanno parte del pacchetto sulla finanza digitale volti all’ordinato sviluppo dei mercati di crypto-asset e dei security token. “La discussione procede abbastanza velocemente, ma i tempi di avvio sono complessi, perché è una negoziazione con il regolatore, con l’Esma: è un meccanismo non semplice” ha spiegato Ciocca che ha aggiunto: “Mi auspico un intervento normativo più ampio, che nel più breve tempo possibile anticipi in Italia le norme del quadro regolamentare europeo in dirittura di arrivo sul Fintech”. Infine il Commissario ha espresso un suo personale sogno, riprendendo le parole di Martin Luter King: “I have a dream: il mio sogno è che l’Italia possa anticipare a livello nazionale i contenuti di Micar e Pilot, perchè altri sono già partiti con le sperimentazioni. E allargare la sandbox italiana” che consente agli operatori fintech di sperimentare per un periodo di tempo limitato prodotti e servizi tecnologicamente innovativi nel settore bancario, finanziario e assicurativo.

Ad ogni modo, le direttive comunitarie sono in dirittura d’arrivo. “In particolare Pilot entrerà in vigore già nella prima metà del 2023. Tuttavia, copre solo i profili relativi al mercato secondario per lo scambio di titoli, non aspetti di tokenizzazione, cioè di emissione di strumenti finanziari tokenizzati, che sono invece aspetti rimandati ai legislatori nazionali” ha spiegato invece Vittorio Tortorici, Policy and Regulatory Development Expert del Mef, che ha chiarito come seppur a livello italiano c’è un ritardo rispetto a paesi come la Francia, Mef, Banca d’Italia e Consob siano al lavoro per introdurre in tempi rapidi una sperimentazione e poi sviluppare le regole adeguate alle nuove tecnologie. 

Lato asset management, nell’ultimo anno c’è stato grandissimo fermento, nonostante si viene da “un periodo abbastanza lungo dove i digital asset sono stati associati alle criptovalute e alla speculazione”. “I lussemburghesi sono stati i primi a muoversi nel risparmio gestito e hanno già sei operatori autorizzati. Anche nel Regno Unito qualcosa si sta muovendo, soprattutto in relazione alla tokenizzazione delle quote di fondi. L’Italia è al passo con paesi quali Francia e Germania” ha spiegato Andrea Laurenti, Partner di Pwc, che ha concluso: “Internalizzare la tecnologia non è alla portata di tutti gli operatori. La raccomandazione agli asset manager è quello invece di internalizzare le competenze”.


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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