Musk disconosce i Bitcoin e questi crollano

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Alla cordata contro la regina delle criptovalute, il Bitcoin, si è aggiunto anche il padre fondatore della Tesla, Elon Musk. Non accetterà più pagamenti cripto, perché questi danneggiano l’ambiente

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La criptovaluta è una buona idea a molti livelli e crediamo che abbia un futuro promettente, ma questo non può avere un grande costo per l’ambiente”, scrive su Twitter Elon Musk

Il cambio di rotta di Musk ha però fatto male allla regina delle valute digitali. Dopo aver oscillato tra 46.045 e 54.801 dollari ora la criptovaluta cede il 6,5% a 50.927 dollari

Elon Musk arretra sui Bitcoin. Il motivo? Le attività di mining che generano la valuta digitale richiedono troppa energia e questo va a discapito dell’ambiente. Il padre di Tesla ha dunque annunciato come fino a quando non si risolverà il problema green non accetterà più pagamenti in criptovalute. “La criptovaluta è una buona idea a molti livelli e crediamo che abbia un futuro promettente, ma questo non può avere un grande costo per l’ambiente”, scrive su Twitter Musk. Il processo di generazione dei Bitcoin prevede  infatti la risoluzione di calcoli estremamente complessi che richiedono computer potenti, che richiedono sistemi di raffreddamento molto efficienti e bisognosi di energia, indispensabili per evitare il surriscaldamento delle macchine.
Secondo dei dati pubblicati dall’Università di Cambridge e dell’International energy agency, attualmente l’attività di mining di Bitcoin consuma annualmente la stessa energia che hanno usato i Paesi Bassi nel 2019.

E Musk, fondatore di Tesla e dunque promotore dell’auto elettrica che ha un basso impatto ambientale non può di certo permettersi di essere associato ad uno strumento che per sua natura danneggia l’ambiente. C’è però da dire che il fondatore dell’auto elettrica non ha escluso totalmente l’uso delle criptovalute. Musk ha infatti sottolineato che le reintrodurrà quando il mining passerà ad un’energia più sostenibile e che al momento sta cercando criptovalute che utilizzino meno dell’1% dell’energia dei Bitcoin per le transazioni. Il cambio di rotta di Musk ha però fatto male allla regina delle valute digitali. Dopo aver oscillato tra 46.045 e 54.801 dollari ora la criptovaluta cede il 6,5% a 50.927 dollari. L’Ethereum crolla di quasi il 9% e il Ripple del 10%. Ma non solo perché l’indice BGCI Bloomberg Galaxy, che misura le performance di prezzo delle criptovalute, è sceso del 4%. L’uscita di Musk è solo però l’ultima di una lunga serie di accuse alle valute digitali. E infatti, spostando il focus più sull’Italia a fine aprile la  Consob e Banca d’Italia si sono schierate contro le criptovalute. Le due istituzioni hanno infatti richiamato l’attenzione della collettività e in particolare dei piccoli risparmiatori sugli elevati rischi connessi alle criptovalute che possono “comportare la perdita integrale delle somme di denaro utilizzate”, si legge nella nota. Altra lacuna evidenziata è la mancanza di una regolamentazione e al tempo stesso la crescita di  interesse per le criptovalute a livello nazionale e non. L’allarme della Consob e della Banca d’Italia segue però a distanza di alcuni mesi quello arrivato anche dalla Consob inglese che aveva avvisato i piccoli investitori di fare attenzione alle criptovalute, perché essendo asset molto volatili potrebbero danneggiare il portafoglio dell’investitore inesperto. Secondo Eugenio Sartorelli, vice presidente Siat, lo scagliarsi contro le criptovalute ha veramente poco senso anche perché al momento sono l’unica valuta deflazionista al mondo. “La creazione di liquidità è fuori controllo e i bond mondiali hanno redimenti reali negativi. È una stortura”, spiega Sartorelli. Di questo mondo strano se ne stanno accorgendo anche diversi fondi di investimento che hanno iniziato ad inserire all’interno dei portafogli una piccola percentuale (1-2%) di Bitcoin per stabilizzare gli investimenti e renderli più efficienti. E dunque, demonizzare le valute virtuali sono per colpa di pochi non è corretto.


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di Giorgia Pacione Di Bello

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