Italia, ma anche Francia, Germania e Giappone, hanno accolto favorevolmente la nuova proposta americana di prevedere un’aliquota unica al 15% per la tassazione dei redditi delle multinazionali
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“Accolgo con favore la proposta avanzata dal Tesoro degli Stati Uniti per introdurre un’aliquota fiscale minima globale di almeno il 15%. Questo è un altro passo importante verso un accordo sulla nuova architettura fiscale internazionale”. Lo ha dichiarato il ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco, in merito alla discussione sull’introduzione di un’aliquota fiscale minima a livello internazionale per le multinazionali. “Le discussioni tecniche presso l’Ocse stanno procedendo bene e la prospettiva di raggiungere una soluzione globale e basata sul consenso sui due pilastri della riforma fiscale internazionale è ora concreta. In qualità di presidenza del G20, stiamo compiendo tutti gli sforzi per garantire il raggiungimento di un accordo politico alla riunione del G20 di luglio a Venezia”, ha aggiunto il ministro.
A inizio aprile il G20 si era riunito e ne era uscito l’impegno da parte dei rispettivi ministri di raggiungere un accordo multilaterale entro l’estate. Si tratta di giungere a un’aliquota fiscale minima globale per contrastare la concorrenza sul piano impositivo dei paesi che applicano aliquote basse per attrarre le imprese e gli investimenti nella loro giurisdizione.
Questo fenomeno sottrae materia imponibile ai paesi di provenienza e colpisce particolarmente gli Stati Uniti e i principali paesi europei che applicano aliquote di imposta superiori al 20%. Anche l’Italia è interessata a recuperare le imposte e gli investimenti delle realtà locali che trasferiscono la sede all’estero (uno dei casi recenti ha riguardato Campari con il trasferimento della sede in Olanda). La previsione di un’imposta minima applicabile a livello internazionale rappresenta la soluzione a questo fenomeno sui quali è aperto il dibattito all’interno dell’Ocse. In questo caso si sta ragionando ora su una aliquota di almeno il 15% mentre inizialmente la proposta era di una aliquota unica globale del 21%. L’introduzione dell’aliquota unica globale eventuali minori aliquote applicate nei paesi ospitanti darebbero luogo al pagamento della differenza nel paese di origine.
“La nuova proposta americana di una “corporate tax globale” al 15% è un passo avanti sulla strada per arrivare a un accordo che ritengo del tutto possibile da raggiungere in linea di principio, anche se non ci siamo ancora a livello di G20, lavorando molto duramente nelle prossime settimane”, ha dichiarato il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni. Francia e Germania si sono dette d’accordo sulla proposta dell’aliquota unica al 15% così come in precedenza avevano già fatto in merito alla proposta che la fissava al 21%. Per il Giappone la nuova aliquota del 15% è un importante progresso nella discussione.
Tuttavia, la previsione di una aliquota unica dovrà tener conto anche delle detrazioni e riduzioni di imposta che impattano sull’aliquota poi effettivamente applicata alla base imponibile. In alcuni paesi esteri tali elementi negativi portano infatti il carico impositivo effettivo ad abbassarsi notevolmente fino ad azzerarsi nei casi più eclatanti pur in presenza di aliquote fiscali alte. Per questo motivo all’aliquota minima globale dovrebbe accompagnarsi la determinazione di una base imponibile minima. La disciplina di riferimento potrebbe essere similare a quella delle “controlled foreign companies”.
L’altro pilastro su cui si stanno concentrando i lavori all’interno dell’Ocse riguarda la digitalizzazione dell’economia e dei giganti del tech che operano in un paese senza una presenza fisica e creano così incertezze sulla tassazione dei proventi. L’assenza di accordo a livello internazionale ha portato l’Italia e altri paesi come la Francia a introdurre la web tax in modo unilaterale. Anche su questo fronte l’aspettativa dei ministri dei paesi Ocse è quella di giungere all’appuntamento di luglio a Venezia con una bozza di accordo internazionale. La web tax, tra l’altro, dovrebbe contribuire a finanziare il Recovery fund.
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Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. E’ partner di Cavalluzzo Rizzi Caldart, studio boutique del centro di Milano. Dal 2019 collabora con We Wealth su temi legati ai beni da collezione e investimento.
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