Milano Wine Week: il vino si racconta

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A Palazzo Bovara si è tenuta la conferenza che ha indetto la Milano Wine Week, fiera che fino al 10 ottobre intratterrà Milano e che racconterà il vino italiano al mondo

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Al via la Milano Wine Week, la manifestazione, giunta alla sua quarta edizione che celebra il vino in tutte le sue forme, offrendo un palcoscenico unico e globale a molti operatori del settore. L’edizione di quest’anno, che si terrà tra le vie meneghine tra il 2 e il ottobre, presenta diverse novità: raddoppiano incontri ed eventi – 300 in soli 9 giorni -, viene introdotta la digital wine week, canale digitale per potere partecipare anche da remoto e i distretti del vino salgono a 10. Nel complesso sono stati coinvolti 1500 produttori, di cui 400 sono quelli presenti nei District. Intanto a Palazzo Bovara, lunedì mattina, si è tenuta la conferenza d’apertura, dove sono intervenuti diversi ospiti di spicco nel panorama vinicolo italiano, che hanno ripetuto all’unisono un concetto: l’Italia non è solo quantità, ma anche e sopratutto valore. Occorre imparare a valorizzare i nostri gioielli.
Come ha riportato Riccardo Crotti, Presidente di Confagricoltura Lombardia, nel corso della conferenza, il settore agroalimentare conta 540 miliardi di fatturato, risultando così il primo comparto economico nazionale. Il settore del vino ne fattura 13 di miliardi, di cui il 50% va all’estero, e conta 526 DOCG. L’impressione per Federico Gordini, Presidente della Milano Wine Week, è che il mercato del vino italiano valga in realtà qualche miliardo in più.  Come poter valorizzare questo tesoro che si ha per le mani? Per farlo innanzitutto si deve prendere coscienza della propria unicità. “Siamo indietro non di decenni, ma di secoli. Per raccontare i nostri vini occorrerebbe giorni interi. Dobbiamo imparare a comunicare la nostra unicità” ha affermato Riccardo Cotarella, Presidente Assoenologi, intervenuto nel corso della conferenza. Dello stesso avviso è Ettore Prandini, Presidente della Coldiretti: “Per anni ci siamo fregiati di essere i più grandi produttori al mondo di vino. Oggi vorremmo vantarci di esserne i migliori produttori. Ciò passa anche dal marketing. Occorre formazione manageriale sulla presentazione del prodotto, che deve essere diversa a seconda del mercato di riferimento”. La frammentazione intrinseca al mondo vinicolo italiano tuttavia non aiuta nell’intento di andare alla “conquista del mondo”. “La frammentazione è talmente alta che per i piccoli produttori è difficile competere sui mercati esteri. Su 170 produttori Docg di Prosecco, meno del 10% supera i 10 milioni di fatturato” ha spiegato Pierluigi Bolla, ceo e presidente Valdo Spumante. “Il campanilismo atavico caratterizzante le cantine italiane non fa bene al Made in Italy. Imparare a fare squadra non significa perdere la propria unicità” ha commentato invece Marco Alessandro Bani, Direttore Consorzio Chianti.
Infine dopo l’importanza del valorizzarsi e fare sistema, centrale è la multicanalità, tema sollevato da Alberto Serena, ceo di Leone Alato. “Il mondo del vino ha vissuto di una comunicazione molto tradizionale, che oggi non è più attuale. Per (con)vincere i consumatori deve innanzitutto sapersi adeguare ai nuovi canali d’informazione”. Per Riccardo Ricci Curbastro, Presidente Federdoc, infine far fronte comune è oltre la strategia azzeccata per maggiori vendite extra-frontaliere anche un dovere rispetto a un mondo sempre più avverso al made in Italy. “Il vino italiano è soggetto a grandi rivoluzioni o piccoli problemi che vanno risolti. Ne cito tre: rischio concreto che a livello europeo la produzione orizzontale per il vino venga proibita; una certa battaglia per la salute, che vede nel consumo di vino un problema; attacco al mondo della denominazione, da ultimo il caso scandaloso Prosek, il vino croato che ha fatto richiesta di riconoscimento a livello europeo, con un danno di immagine per il Prosecco”.

“Per Federdoc è importante confermare la propria presenza nell’ambito di Milano Wine Week – ha concluso Riccardo Ricci Curbastro – soprattutto perché il respiro sempre più internazionale della manifestazione è perfettamente in linea con quelle che sono le aspettative e le esigenze dei Consorzi. La partita del vino si gioca sempre più sulla capacità di performare sui vari mercati. La priorità è quella di ripartire, di ricominciare a promuovere le denominazioni, i territori, di riprendere i contatti in presenza. In tal senso Milano Wine Week è la prima manifestazione del settore che offre questa opportunità, ponendosi come una sorta di contenitore in grado di garantire sia incontri con pubblico e operatori nazionali che contatti diretti con player stranieri ai quali raccontare il mondo dei Vini a D.O. Ci convince la politica di internazionalizzazione attuata quest’anno da MWW, che si potenzia fino a raggiungere 11 città (Montreal, Toronto, New York, Chicago, Miami, Londra, Mosca, Shanghai, Shenzen, Tokyo, Hong Kong) in 7 mercati chiave per l’export vinicolo (Usa, Canada, Regno Unito, Russia, Cina, Hong Kong e Giappone).  Una bella occasione per i Consorzi di tutela per entrare nuovamente in contatto con gli operatori che agiscono sui principali mercati mondiali”.

Dopo il grande risultato ottenuto nel 2020 dalle masterclass trasmesse in diretta da Milano per oltre 1000 operatori selezionati in 7 città tra Usa, Canada, Russia e Cina, nel 2021 sono ben 11 le città internazionali collegate alla Milano Wine Week 2021 che ospiteranno oltre 100 appuntamenti nel corso della manifestazione dedicati agli operatori di 7 mercati di fondamentale importanza per l’export (USA, Canada, UK, Russia, Cina, Giappone, Hong Kong). Un respiro internazionale che è una grande opportunità per le cantine, ma anche per i Consorzi di tutela presenti.


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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