Compressione dei margini e ascesa dei giganti passivi sono le due tendenza in atto con cui gli asset manager tradizionali dovranno fare i conti nel 2022
Sempre più gestori stanno acquistando società operanti nei mercati privati, nell’intento di attrarre capitale a più lungo termine, a cui possono essere applicate commissioni più alte
Recentemente, la società londinese Schroders ha acquistato una quota di maggioranza nella società di investimenti in energie rinnovabili Greencoat Capital per 358 milioni di sterline. L’acquisizione ha fatto seguito a due grandi accordi alternativi avvenuti negli Stati Uniti. Ad ottobre T Rowe Price ha annunciato l’acquisizione per 4,2 miliardi di dollari del gestore di crediti Oak Hill Advisors. Il mese successivo Franklin Templeton ha acquisito Lexington Partnes, specialista in investimenti in private equity, per 1,75 miliardi di dollari. “È probabile che ci sia un’enorme variabilità nella performance dei singoli asset manager nel 2022. I gruppi che offrono un’esposizione ai mercati privati probabilmente vedranno una crescita e una redditività molto sana di fronte alla robusta domanda dei clienti” spiega Kwek.
Al netto del dualismo pubblico privato, gli asset manager stanno sempre più puntando sulle strategie incentrate sull’ambiente, il sociale e la governance. In agosto, Goldman Sachs Asset Management ha acquistato il braccio di investimento dell’assicuratore olandese NN Group per circa 1,6 miliardi di euro, attratto dalla sua forte posizione sulle tematiche esg. Altra tendenza è quella di tagliare i costi tramite l’outsourcing per far fronte alla compressione dei margini. A novembre, JPMorgan Asset Management ha esternalizzato il suo middle office alla divisione servizi titoli della banca madre.

