Matthew Wong, l’artista autodidatta che vale milioni

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Fra le esistenze fugaci simili a diamanti, figura senz’altro quella di Matthew Wong, artista di Hong Kong (nato in Canada). I suoi lavori sono la nuova ossessione del collezionismo internazionale. E non solo per la brevità della sua vita. Dalla passione cromatica dei Nabis alla pennellata libera e densa di Van Gogh, passando per  le inquietudini puntiformi della Kusama, il giovane pittore plasma momenti di consapevolezza individuale e collettiva

Indice

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Dall’antica tecnica pittorica cinese alla pennellata ampia, espressiva e libera di Vincent van Gogh e Chaim Soutine, dalla passione per il colore dei Nabis, di Henri Matisse e di Edvard Munch all’approccio gestuale ed energico degli espressionisti astratti, il giovane Matthew Wong ha saputo guardare al passato della storia dell’arte con occhio curioso e attento, cogliendone intuizioni e impulsi che ha poi reinterpretato sulla tela con un linguaggio e uno stile unico e personale.
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Matthew Wong, The Kingdom, 2017 Courtesy Matthew Wong Estate and Karma New York
Come i suoi antenati – commenta il critico d’arte Eric Sutphin – sintetizza rappresentazioni stilizzate, colori vivaci e temi mistici per creare scene ricche ed evocative. Le sue opere, nonostante la loro esuberante tavolozza, sono spesso tinte di un desiderio malinconico.”

L’artista autodidatta – che predilige la tecnica a olio e l’acquerello – alterna paesaggi immaginari e onirici a interni spogli e silenziosi, spesso colloca una minuscola figura umana solo abbozzata che sembra riflettere sulla solitudine e sulla nostalgia intrinseca della vita contemporanea. La bellezza dei dipinti di Wong è solo apparente e superficiale, nasconde in sé qualcosa di più complesso e profondo. Lo spettatore è invitato infatti a superare gradualmente tale primo piacere estetico, fugace e transitorio, per accedere a una dimensione ‘altra’ più significativa che ricorda tanto il puro sublime romantico.

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Matthew Wong, Winter’s End, 2019 Courtesy Matthew Wong Estate and Karma, New York
L’arte di Wong è impulsiva e veloce. Le intuizioni si manifestano in maniera quasi inaspettata, mentre sogna a occhi aperti sul divano ascoltando musica o bevendo caffè, e non appena giungono vengono tradotte immediatamente in pittura, senza schizzi intermedi o bozze preparatorie, fidandosi ciecamente del suo istinto creativo reso con mano spensierata e una tavolozza vivace e luminosa. Due o tre giorni, non di più, servono a Wong per completare il proprio lavoro, celebre, tra le altre, per l’uso straordinario del colore e del contrasto tra pennellate bagnate e asciutte che “attivano la nostalgia, sia personale che collettiva”, per usare le sue stesse parole.
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Matthew Wong, Starlight, 2019, Courtesy Matthew Wong Estate and Karma, New York

Ma chi è (stato) Matthew Wong?

La breve vita di Matthew Wong si svolge tra Canada e Hong Kong.  Nasce l’8 marzo del 1984 a Toronto ma cresce a Hong Kong con la famiglia fino ai quindici anni. Torna in Canada, in parte a causa dei suoi problemi di salute, dove si laurea in antropologia culturale presso l’Università del Michigan. Dopo la laurea, Wong si trasferisce nuovamente a Hong Kong per svolgere vari lavori d’ufficio. Durante una pausa inizia a scattare alcune fotografie con il cellulare a segnali stradali e a elementi geometrici che ritrova nell’ambiente urbano e che attivano in lui nuovo interesse e motivazione per la vita. Poco dopo, decide di iscriversi alla School of Creative Media presso la City University of Hong Kong, conseguendo un master in belle arti in fotografia all’età di ventinove anni (2013). Tuttavia, l’interesse per la fotografia inizia presto a scemare, lasciando spazio alla pittura.

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Matthew Wong, See you on the other side, 2019 Courtesy Matthew Wong Estate and Karma, New York
Il mio primo memorabile incontro con la pittura fu nel 2011, quando ero uno stagista al padiglione di Hong Kong alla Biennale di Venezia di quell’anno. L’incontro con le opere di due artisti in particolare provocò un cambiamento radicale nel mio pensiero: la retrospettiva di Julian Schnabel al Museo Correr e le otto grandi tele serigrafate di Christopher Wool appartenenti alla sua famosa serie di Rorschach nel padiglione principale.”
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Matthew Wong, Early Moon, 2019 Courtesy Matthew Wong Estate and Karma
Matthew Wong comincia così a dipingere e a disegnare a livello professionale dal 2013, sperimentando inizialmente con la pittura di paesaggio e apprendendo, giorno dopo giorno, da autodidatta la storia dell’arte e i grandi maestri grazie ai volumi conservati nella biblioteca comunale e alle ricerche in Internet e su Facebook.
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Matthew Wong, Blue Night, 2018 Courtesy Matthew Wong Estate e Karma New York
Dopo una piccola personale all’Hong Kong Visual Arts Center – che riscosse grande successo, attirando l’attenzione internazionale del mondo dell’arte e dei primi collezionisti – e dopo aver partecipato a diverse collettive in giro per il mondo grazie al curatore Matthew Higgs, anno decisivo per Wong è il 2018 quando debutta come solista alla galleria Karma di New York, ottenendo il plauso della critica e recensioni entusiastiche sul The New York Times, The New Yorker e Artforum.

La reazione al suo lavoro e alla sua mostra è qualcosa che non abbiamo mai sperimentato prima con un giovane artista o con una prima mostra“, commenta il direttore della galleria Brendan Dugan. “È stato davvero sorprendente. E la reazione è stata la stessa da parte di critici, colleghi e collezionisti.

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Matthew Wong, Mood room, 2018 Courtesy Phillips
Una mente brillante e una personalità coraggiosa fatta di onestà e talento, intrappolata purtroppo nel vuoto della solitudine e della depressione, aggravata dalla sindrome di Tourette, con cui lottava fin dall’infanzia come risulta evidente dalle parole di Monita (Cheng) Wong: “Mi diceva ‘Sai, mamma sto combattendo con il diavolo ogni singolo giorno, ogni momento di veglia della mia vita’.”
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Matthew Wong, Dialogue, 2018 Courtesy Sotheby’s NY
Non è un caso che tra i maestri che hanno influenzato maggiormente Wong venga segnalata l’eclettica artista giapponese Yayoi Kusama, con la quale condivideva l’uso dell’arte come cura e terapia, come un modo per superare i propri momenti di solitudine e di dolore, per combattere le sofferenze legate ai sentimenti di inadeguatezza che lo hanno portato alla depressione, all’isolamento e infine al suicidio. Solitudine, tristezza, malinconia, smarrimento sono emozioni ben visibili e palpabili nei lavori di Wong, dove riflette la sua volontà di comunicare con il mondo esterno, cercando di creare momenti di consapevolezza individuale e collettiva.
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Matthew Wong, Untitled, 2019 Courtesy Karma e Matthew Wong Estate
Durante la sua intensa ma purtroppo breve esperienza di vita, terminata all’età di soli trentacinque anni (2 ottobre 2019), Wong ha prodotto circa mille opere tra dipinti, gouache e acquerelli che oggi sono oggetto di analisi a fini di catalogazione e archiviazione del suo lavoro da parte del gallerista Dugan che lo rappresentava. A conferma della sua qualità e grandezza storico-artistica, parte delle sue opere sono già presenti nelle più rinomate e importanti collezioni pubbliche al mondo come, solo per citarne alcune, il Metropolitan Museum of Art, il Museum of Modern Art, il Museo Guggenheim e la Collezione Esteé Lauder a New York; il Dallas Museum of Art in Texas; la Galleria d’arte dell’Ontario in Ontario; e la Fondazione Aïshti a Beiruit.
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Matthew Wong, Pink Wave, 2017 Courtesy Sotheby’s
Di contro, gli altri lavori di Wong in mani private stanno iniziando a invadere le sale d’asta registrando performance fuori dal comune e risultati straordinari mai visti prima per un giovane artista autodidatta che dipingeva da soli sette anni.
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Matthew Wong, Day 2, 2018 Courtesy Massimo de Carlo
Wong fa il suo debutto sul mercato secondario circa sette mesi fa (il 14 maggio 2020) con l’opera Untitled, piccolo acquerello acquistato per meno di $5.000 alla prima mostra dell’artista al Karma nel 2018, manifestando fin da subito la sua forza. Da una stima di $10.000 – $15.000, vola velocemente a $50.000, registrando un guadagno del 900% per l’ex proprietario. Ma la vera scalata verso l’olimpo degli artisti blue chip avviene un mese dopo (il 29 giugno), sempre da Sotheby’s New York, quando Allan Schwartzman affida il dipinto The Realm of Appearances alla vendita serale di contemporary art.

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di Giorgia Ligasacchi

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Giorgia Ligasacchi, nata e vissuta a Milano, è specializzata in mercato dell’arte e art advisory. Dopo collaborazioni con istituzioni museali e compagnie assicurative, oggi fornisce alla clientela di Pavesio e Associati with Negri-Clementi Studio Legale servizi di consulenza e assistenza specialistica nel settore fine art, orientandoli nei mercati dell’arte antica, moderna e contemporanea e offrendo soluzioni ad hoc per la creazione, la gestione, la valorizzazione, la protezione e il mantenimento del patrimonio artistico.

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