Lo squarcio bianco e il desiderio del collezionista. “Fine di Dio” stellare per Fontana

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L’artista italo-argentino ha ottenuto il massimo per una “fine” bianca appartenente alla serie delle 38 tele ovoidali ispirate all’inizio dell’era dei viaggi nello spazio. Decisamente un ottimo investimento (anche considerando l’inflazione) per chi, nel 2000 aveva acquistato l’opera a poco più di 700.000 dollari. Oggi la tela è fra le sue cinque più costose in assoluto

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Uno squarcio bianco (anzi, molti) ha illuminato la fine della settimana autunnale delle aste di New York: un Concetto spaziale – La fine di Dio di Lucio Fontana (1899-1968). Il 15 novembre 2023 l’opera è stata aggiudicata a 20,6 milioni di dollari commissioni incluse da Sotheby’s, nella serata dedicata all’arte contemporanea. La stima di partenza netta era di 18 – 22 milioni di dollari. La cifra stabilisce un nuovo record per un quadro bianco della serie Concetto spaziale – La fine di Dio, ovvero le tele ovoidali create fra il marzo 1963 e il febbraio del 1964 ispirate dall’inaugurazione dell’era dei viaggi spaziali avvenuta nel 1961, a opera del cosmonauta sovietico Jurij Gagarin, il primo uomo nella storia a fluttuare sull’orbita terrestre. Gli Stati Uniti dal canto loro avevano rivelato che sarebbero giunti sulla Luna (fatto che avvenne nel 1969). 

Lucio Fontana e quelle forature a mani nude

In quel biennio ci furono anche tre importanti mostre dedicate all’artista (a Zurigo, Milano e Parigi). Il progredire della scienza ebbe profondo impatto sulla sensibilità artistica e umana di Lucio Fontana: «Oggi è certo, perché l’uomo parla di miliardi di anni, di migliaia e migliaia di miliardi di anni da raggiungere, e allora, ecco il vuoto, l’uomo è ridotto a niente… L’uomo diventerà come Dio, diventerà spirito», disse lui stesso. E le forature sulla tela – prodotte a mani nude – ricordano la superficie butterata della Luna, sono suggestioni che trasgrediscono la tradizione dell’immagine piana, diventano portali attraverso cui accedere a una nuova concezione dello spazio, più consona all’epoca nuova che si stava aprendo.

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Esistono solo cinque Concetto spaziale, La fine di Dio bianchi

Dei 38 dipinti della serie, solo cinque sono bianchi e due fanno parte delle collezioni museali permanenti della Fondazione Prada di Milano e del Museum of Contemporary Art di Tokyo; gli altri due sono conservati in prestigiose collezioni private europee. Nelle parole dello stesso padre dello Spazialismo, il bianco è il «colore più puro, meno complicato, più comprensibile» che colpisce «immediatamente la nota di pura semplicità, pura filosofia, filosofia spaziale [e] filosofia cosmica». Per alcuni critici è nella luminosità bianca e incontaminata della superficie di queste tele albine, interrotte dall’oscurità dei vuoti delle perforazioni, che risiede l’espressione più compiuta dello spazialismo. L’ultima volta che una Fine è apparsa sul mercato è stato nel 2004. Questa in particolare era stata acquistata nel 2000 per 708.321 dollari

Claudia Dwek, presidente per l’arte contemporanea in Europa da Sotheby’s, in chiusura d’asta: «Questo dipinto è probabilmente il fiore all’occhiello di una delle più grandi serie che Lucio Fontana abbia mai creato, e il risultato di questa sera ne testimonia l’eccezionale qualità. Le opere di questa serie arrivano solo raramente sul mercato ed è stato meraviglioso vedere la concorrenza di collezionisti di tutto il mondo contendersi questo pezzo fondamentale». Kelsey Leonard, responsabile delle aste serali di arte contemporanea di Sotheby’s New York, esalta La fine di Dio e la sua «rete di buchi viscerali» eseguiti a mano per dar vita a «una sorta di tempesta meteorica», sfidando radicalmente «la nostra tradizionale comprensione dei confini tra pittura, scultura e persino lo spazio stesso». 

La fame del collezionismo per La fine di Dio di Lucio Fontana – I suoi sei quadri più costosi

Secondo elaborazioni dei dati di mercato (Artsy), si offrono sul mercato mediamente 61 opere all’anno di Lucio Fontana, per un prezzo medio di 752.000 dollari. Oltre l’83% dell’offerta trova un compratore, e si assiste generalmente a un tasso di rivalutazione in asta del 30%. 

Le tele ovoidali di Fontana sono le più richieste in assoluto dai collezionisti: le sei più costose opere dell’artista appartengono tutte a questa serie. Eccole, ordinate per valore nominale della quotazione (senza tener conto dell’inflazione):

Sei

Concetto spaziale/La fine di Dio, 1963 – 20.510.309 dollari, 27 febbraio 2008. Sotheby’s Londra 

Cinque
Concetto spaziale, La fine di Dio – 20.556.900 dollari, 15 novembre 2023. Sotheby’s New York 

Quattro
Concetto spaziale, La fine di Dio – 20.885.000 dollari, 12 novembre 2013. Christie’s New York 

Tre
Concetto spaziale, La fine di Dio – 22.138.723 dollari, 4 ottobre 2018. Christie’s Londra (Thinking Italian) 

Due
Concetto spaziale, La fine di Dio – 24.665.589 dollari, 15 ottobre 2015. Sotheby’s Londra (Italian sale) 

Uno
Concetto spaziale, La fine di Dio – 29.173.000 dollari, 10 novembre 2015. Christie’s New York 

In un’intervista con la critica d’arte e attivista Carla Lonzi (1931-1982), Lucio Fontana: «Dio è invisibile, Dio è inconcepibile. Dunque, oggi un artista non può presentare Dio su una poltrona col mondo in mano, la barba… E allora ecco che, anche le religioni, devono aggiornarsi con le scoperte della scienza».


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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