Lodovico Pogliaghi, la porta del Duomo e il Sacro Monte

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A poco più di un’ora di macchina da Milano, il Sacro Monte di Varese conserva un gioiello nascosto: la casa museo di Lodovico Pogliaghi, eclettico artista e scultore della porta principale del duomo meneghino

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Assaltato dai turisti, custodito nella memoria del milanese medio che, per quelle vie concitate, ci passa raramente o troppo in fretta. Una immagine tuttavia così chiara tanto che, quando si pensa alla città meneghina, la sua è la prima che affiora alla mente: è il Duomo di Milano, tanto famoso quanto poco realmente conosciuto. Così come lo scultore che ne realizzò la porta centrale, il milanese di nascita ma varesino di adozione Lodovico Pogliaghi. Sua la casa museo sulla cima del Sacro Monte di Varese in cui, tra le meraviglie delle creazioni e i cimeli della collezione dell’artista, si custodiscono gli originali in gesso a grandezza naturale con cui si procedette alla fusione in bronzo del grandioso portale della cattedrale.

Lodovico Pogliaghi, eclettico artista e collezionista

Lodovico Pogliaghi nasce nel 1857 in una ricca famiglia borghese di Milano. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera, da cui esce non solo pittore, ma anche scultore, architetto, ceramista, grafico, orafo e pure scenografo. La sua è una personalità poliedrica, che risulta in una pratica artistica estremamente rapida ma altrettanto scrupolosa, altamente fedele alla tradizione quanto virtuosa ed espressiva. Tra le prime commissioni ricevute dal Pogliaghi vi è il restauro delle varie cappelle e del santuario del Sacro Monte di Varese: un luogo di cui l’artista si innamora a prima vista, così che vi acquista i primi terreni a partire dal 1885, deciso a costruirvi la propria dimora e uno studio.

L’abitazione principale, da lui progettata, realizzata e decorata, ha da subito un intento di casa museo e riflette il gusto eclettico e la curiosità del suo proprietario. Avido collezionista, Pogliaghi viaggia poco all’estero; ciò nonostante, la sua raccolta spazia attraverso secoli, culture, paesi e forme artistiche, dalle marionette utilizzate nel teatro delle ombre giavanese ai sarcofagi egizi, dalle porcellane e ceramiche da tutto il mondo ai vasi cinesi, dall’arte sacra alle antichità romane. Le opere collezionate nel corso della sua lunga vita si alternano e si integrano perfettamente con quelle invece da lui realizzate, dalle sculture e i reggi candelabri bronzei alle monete e medaglie commemorative, dai bozzetti per i gruppi scultorei (come quello della Concordia per l’Altare della Patria a Roma) ai restauri dei reperti archeologici, fino all’opera più imponente e maestosa: la porta del Duomo di Milano.

L’ingresso della casa museo Lodovico Pogliaghi
Photo credit: G. Mesturini e R. Morelli

 

La Sala Rossa
Photo credit: G. Mesturini e R. Morelli

 

Un progetto lungo 14 anni: la porta del Duomo di Milano

Nonostante i progetti per le cinque porte della Cattedrale Metropolitana della Natività della Beata Vergine Maria della città meneghina risalgano al Seicento, è solo alla fine dell’Ottocento che la Fabbrica del Duomo commissiona la realizzazione dell’ingresso principale. Dopo diverse vicissitudini e polemiche, è Pogliaghi ad aggiudicarsi il concorso nel 1894. Lo scultore vi lavora incessantemente per quattordici anni, quando l’opera viene inaugurata nel 1908 con la posa del sopraluce fisso in cui è rappresentata l’Incoronazione della Vergine. Anche se l’originale in gesso conservato alla casa del Pogliaghi presenta notevoli differenze con la fusione bronzea del portale, rimangono immutati i temi e la struttura portante: colpiscono invece le aggiunte di colore e di foglia dorata, che decorano la porta di proprietà dell’artista, che per poterla ammirare nel suo studio fece sfondare ed alzare il tetto, altrimenti troppo basso per ospitare l’opera.

L’atelier e la porta del Duomo
Photo credit: G. Mesturini e R. Morelli

 

Il dettaglio dell’Annunciazione
Photo credit: G. Mesturini e R. Morelli

 

Dopo la morte, una casa museo

Dopo 93 anni di vita e più di 70 di attività, Pogliaghi si spegne al Sacro Monte nel 1950. Fedele e devoto, ancora in vita dona la casa, lo studio, le opere custodite e la collezione alla Santa Sede; una donazione perfezionata nel 1937 e che alla morte dell’artista viene girata alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, ancora oggi custode del luogo. Aperta al pubblico tra gli anni Settanta e Novanta, la casa assiste poi a un periodo di silenzio cui si accompagna il declino della figura di Pogliaghi, nonostante il suo grande successo in vita. Grazie a una serie di interventi conclusisi nel 2014, la casa museo è visitabile con un allestimento che si avvicina maggiormente all’aspetto originale degli ambienti così come progettati dal loro proprietario, per accogliere oltre 1500 opere tra dipinti, sculture e arti applicate e circa 580 oggetti archeologici.

Impegnata al miglioramento della fruibilità della casa museo fin dalla riapertura nel 2014, la Fondazione Pogliaghi è quest’anno impegnata insieme alla Fondazione Comunitaria del Varesotto in una raccolta fondi per un progetto che coinvolge il parco della villa al Sacro Monte. Le donazioni saranno infatti finalizzate a creare nuovi spazi di visita e di partecipazione attiva, soprattutto per un pubblico giovanile.

Il Pantheon
Photo credit: G. Mesturini e R. Morelli

 

L’angelo candelabro bronzeo e la finestra in alabastro
Photo credit: G. Mesturini e R. Morelli

 

Il soffitto della galleria dorata
Photo credit: G. Mesturini e R. Morelli

 

Il giardino
Photo credit: G. Mesturini e R. Morelli

 

 

Si ringrazia la Casa Museo Lodovico Pogliaghi per le foto concesse.


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di Giulia Bacelle

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Laureata in Economia e Gestione dei beni culturali e dello spettacolo presso l’Università Cattolica di Milano. Per We Wealth scrive di finanza, arte e beni da collezione, e gestisce progetti ed eventi in questi settori

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