Lo smart working aumenta i prezzi immobiliari, dice la Fed

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Oltre il 60% dei rincari immobiliari visti negli Usa fra 2019 e 2021 sarebbe imputabile all’aumento dello smart working, si legge in nuovo paper della Fed

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L’impatto dello smart working sui prezzi degli immobili è stato esaminato dalla Federal Reserve di San Francisco in una ricerca pubblicata su FRBSF Economic Letter.

Secondo i risultati dello studio, “un punto percentuale in più di lavoro a distanza fa aumentare i prezzi delle case di circa 0,9 punti percentuali… Questo effetto suggerisce che l’aumento nazionale del lavoro a distanza ha effettivamente causato un aumento della domanda di alloggi”

La sensazione che lo smart working avrebbe potuto incidere sui prezzi del mercato immobiliare aveva iniziato a farsi largo nei mesi più gravi della pandemia. La richiesta di spazi più confortevoli, magari fuori città, sarebbe andata di pari passo con un maggior numero di ore di lavoro a distanza. Ora, però, l’impatto sui prezzi è stato esaminato dalla Federal Reserve di San Francisco in un working paper pubblicato su FRBSF Economic Letter

Un impatto davvero notevole: nei due anni compresi fra il novembre 2019 e il novembre 2021 i prezzi immobiliari degli Stati Uniti sono aumentati del 24% e lo smart working avrebbe pesato per il 60% di tale incremento. Anche se oggi la diffusione del lavoro da casa si è ridotta, il 30% degli americani continua a lavorare da casa e ciò lascia immaginare un impatto di lungo termine sulla domanda di immobili e sul relativo andamento dei prezzi. In Italia, per fare un confronto, i lavoratori che trascorrono almeno un giorno feriale a casa erano 2,9 milioni a fine 2021, in crescita dagli 1,15 milioni di fine 2019, secondo un rapporto di Randstad. 

I fondamentali della domanda di abitazioni sono cambiati, con questa persistenza del lavoro a distanza che probabilmente inciderà sul futuro andamento dell’immobiliare e sull’inflazione”, hanno dichiarato Augustus Kmetz e John Mondragon della Fed di San Francisco, autori dello studio assieme con Johannes Wieland (University of California, San Diego).

Quanto osservato negli Stati Uniti ricorda, con le dovute distinzioni, il trasferimento dalle città a quelli che sono i borghi italiani. Per comprendere il contributo dello smart working sull’andamento dei prezzi gli autori hanno considerato la relazione fra andamento dei prezzi degli immobili e i dati sullo spostamento dalle grandi città verso quelle più piccole e a buon mercato.

Anche sottraendo l’impatto sulla domanda di case dato dalla migrazione, la maggior parte dell’effetto dato dal lavoro a distanza sui prezzi delle case è presente nei dati. “Ciò dimostra che la maggior parte dell’effetto-smart working sui prezzi delle case opera attraverso lo spostamento della domanda di alloggi”. I due fenomeni, in ogni caso vanno di pari passo. “Le città più attrattive per il lavoro a distanza tendevano a veder un maggior numero di residenti in arrivo, con conseguente aumento dei prezzi delle case, mentre le città meno adatte al lavoro a distanza perdevano residenti e registravano una crescita più lenta dei prezzi delle case”, si legge nell’articolo degli autori. 

A conti fatti, “un punto percentuale in più di lavoro a distanza fa aumentare i prezzi delle case di circa 0,9 punti percentuali… Questo effetto suggerisce che l’aumento nazionale del lavoro a distanza ha effettivamente causato un aumento della domanda di alloggi”

Dal momento che nel periodo in esame la diffusione del lavoro da remoto negli Usa è aumentata di 16 punti percentuali. “in base alle nostre stime, ciò implica che il lavoro a distanza ha determinato un aumento dei prezzi delle case di circa il 15% da novembre 2019 a novembre 2021, pari a oltre il 60% dell’aumento complessivo dei prezzi delle case”.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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