Liquidity event: quale ruolo per il family office

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È il momento in cui un imprenditore incassa liquidità con la vendita della sua partecipazione nell’azienda. Un momento cruciale e un’occasione per pianificare il passaggio generazionale. We Wealth ha fatto il punto con Massimo Caldara e Heinrich Sayn-Wittgenstein, esperti in materia di wealth planning dello Studio Caldara & Associati

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Se è vero, in generale, che non si è mai veramente pronti a cedere in tutto o in parte ciò che si è costruito, questo è ancor più vero quando si ha a che fare con il mondo dell’impresa. 

Tuttavia, in certi casi, ad esempio per questioni che hanno a che vedere con l’andamento del mercato, con conflitti interni in ambito di governance d’impresa, con scelte di posizionamento rivelatesi sbagliate, cedere può voler dire salvare, o, tuttalpiù, valorizzare la propria impresa. In tali circostanze, si può generare un liquidity event, la cessione, totale o parziale, dell’impresa a favore di un soggetto acquirente: questa operazione può rivelarsi, ad alcune condizioni, un’opportunità decisiva per consolidare e diversificare il proprio patrimonio. 

Per fare il punto su questo tema, We Wealth ha interpellato Massimo Caldara, fondatore dello Studio Caldara & Associati e Heinrich Sayn-Wittgenstein, special counsel dello Studio.

Cosa si intende per liquidity event?


M. È un momento particolare della vita di una persona, solitamente un imprenditore, in cui si assiste a una modifica rilevante del suo patrimonio: se fino a quel momento l’asset principale era costituito dalla partecipazione nella propria azienda, per effetto di una vendita, totale o parziale, il patrimonio si trasforma improvvisamente in patrimonio “liquido”; a volte i liquidity event non hanno ad oggetto aziende, ma “trophy assets”, per lo più beni immobili, per i quali possono presentarsi offerte di acquisto “irrinunciabili”. Spesso i liquidity event si rivelano come una grossa occasione per realizzare un passaggio generazionale, soprattutto nel caso di un’impresa dove la successione dei figli all’imprenditore si rivela critica, vuoi per mancanza di adeguate competenze manageriali (che non si ereditano!), vuoi semplicemente per ambizioni personali diverse da parte dei figli. 

H. Esiste un altro effetto indiretto legato ai liquidity event: l’apertura del capitale sociale di una società non quotata da parte dell’imprenditore che rimane con una quota di minoranza o maggioranza; l’operazione con un soggetto professionale, di solito un fondo di private equity, fornisce a chi vende una rap- presentazione di quanto vale effettivamente il suo patrimonio, tra parte liquida derivante dalla vendita e componente aziendale: si tratta del primo passo verso l’asset allocation strategica.

La  gestione di patrimoni derivati da un evento simile impone la definizione di obiettivi e regole di governance precise. Come gestire al meglio il patrimonio dopo il liquidity event? 

M. Essere un bravo imprenditore, aver creato un’azienda di successo, porta spesso a sottovalutare le difficoltà della gestione di un patrimonio liquido, che invece richiede forme organizzative e sistemi di controllo accurati. L’esigenza di regole di governance aumenta quando l’imprenditore intende pianificare il proprio passaggio generazionale a favore dei discendenti, e desidera mantenere una gestione unitaria del patrimonio per evitarne una frammentazione che ne metta a rischio la conservazione. 

H. Il patrimonio familiare post liquidity event non va solo gestito, ma anche protetto: da questo punto di vista esistono sicuramente soluzioni diverse che vanno individuate caso per caso. Soprattutto nel caso di grandi famiglie, dove si incrociano generazioni, interessi, culture diversi, e dove i componenti risiedono in una molteplicità di Paesi.

Qual è il ruolo del family office in questo ambito?

M. Il ruolo del family office è decisivo per aiutare l’imprenditore a impiegare in modo razionale e prudente la liquidità ottenuta. È ancora più rilevante quando si tratta di mantenere unito un patrimonio di famiglia e guidare i suoi componenti, che potrebbero naturalmente coltivare aspettative diverse. 

H. Il ruolo del family office, nell’ambito di un liquidity event, è anzitutto quello di assistere il cliente nella definizione della strategia d’investimento della liquidità ottenuta. Si tratta di un processo in divenire, che richiede il tempo necessario per mettere a fuoco vari aspetti, a partire dall’entità e dalla composizione del patrimonio, la situazione personale e familiare, gli interessi e le necessità, l’esperienza nel settore finanziario e tant’altro. In sintesi, significa, definire obiettivi, declinare di conseguenza l’asset allo- cation, selezionare i migliori gestori per ogni asset class scelta, e infine monitorare performance e rischi. Tutto va riportato in modo comprensibile al cliente attraverso un report che serva anche come base per aggiornare costantemente la strategia. Il modello tradizionale, che consisteva nell’affidare il patrimonio liquido a due/tre diverse banche, mettendoli in competizione, è a nostro avviso ormai superato: grazie a strumenti che oggi ci consentono di selezionare i migliori gestori per specifica asset class, è possibile ridurre la volatilità dove non voluta, evitare duplicazioni negli investimenti e di conseguenza i rischi. Il family office può dare valore aggiunto a sua volta, negli investimenti alternativi, ad esempio con la partecipazione ad un club deal in cui l’imprenditore può sentirsi maggiormente coinvolto, e quindi ottenere un ritorno sull’investimento che vada oltre il mero guadagno finanziario.

Quanto è importante rivolgersi ad un wealth advisor o, più in generale, ad un consulente, anche fiscale, per gestire al meglio questo momento?

M. Quando si tratta di assistere un momento speciale come un liquidity event, l’aspetto legale tributario non è meno importante di quello finanziario, soprattutto nella fase preliminare. Vendere una partecipazione è diverso da vendere dei beni immobili o delle opere d’arte. Ogni asset ha le sue peculiarità ed esistono soluzioni per ridurre lecitamente il carico fiscale. La soluzione più nota e frequente è quella della rivalutazione del costo fiscale delle partecipazioni, attraverso il pagamento di un’imposta sostitutiva che nel corso degli ultimi anni è cresciuta, arrivando al 14%. Un altro strumento da considerare per tempo è quello di creare una holding, separando la parte operativa in un nuovo veicolo, che può essere ceduto beneficiando della cd. “partecipation exemption”. A volte, invece, la vendita può essere ottimizzata estraendo il bene dal veicolo societario e in tal senso aiutano le norme di scioglimento agevolato che periodicamente sono riproposte dal nostro legislatore (da ultimo nella Legge di Bilancio 2023).

H. L’assistenza del wealth advisor risulta preziosa per pianificare tutti i passaggi pre e post vendita. La scelta di vendere matura dopo lunghe riflessioni, confronti con esperti, valutazioni di mercato: prima ci si avvale di un wealth advisor, che guidi questo processo, maggiore è la probabilità di arrivare “pronti” al liquidity event.


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di Nicola Dimitri

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Redattore e coordinatore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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